PORNO-SONETTI ALLA ROMANA

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Il grande poeta Giuseppe Gioacchino Belli fu anche autore di composizioni assai licenziose: come quella in cui elenca tutti i nomi dell'attributo maschile. Eccole commentate e con traduzione...

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Forse qualcuno ricorderà che nel film di Marco Risi “Mery per sempre” (1989), il professore Marco Terzi (Michele Placido), per riuscire a farsi capire dai giovani detenuti del carcere minorile “Rosaspina” e per avere un colloquio diretto con loro, in classe declama un sonetto dal titolo “Er padre de li santi“.
Questo sonetto, che recensisce i vari nomi del membro maschile, fa parte dei sonetti del poeta romano Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863).
Il Belli scrisse sonetti in dialetto romanesco che hanno come soggetto privilegiato il popolo della Città Eterna. Alla morte del poeta furono trovati oltre 2200 sonetti che egli avrebbe voluto fossero distrutti (in casi come questo i critici si chiedono sempre perché non sia stato l’autore stesso a distruggerli, ma abbia preferito affidare l’incarico ai figli: forse non voleva distruggerli sul serio!). Dopo alterne vicende, la prima edizione completa di queste poesie vide la luce nel 1952.
Prendendo le mosse dalla “cultura” del popolo, non potevano mancare testi di ispirazione erotica. Fra questi ne riportiamo tre, che ci sono sembrati interessanti.

Il primo, del 6 dicembre 1832, è “Er padre de li santi“, prima citato. Ma se c’è un padre c’è anche una madre, per cui nel complesso delle poesie troviamo anche “La Madre de le sante“, composta nello stesso giorno dell’altro sonetto. L’ultimo sonetto, scritto nel dicembre del 1832, che riportiamo riguarda le prositute della Roma ottocentesca: è interessante notare la sottile ironia del Belli che mette alla berlina l’ipocrisia e il falso moralismo di una Roma governata dal “Papa Re” e dall’arroganza di pochi nobili e molti preti.
Dei testi cerchiamo di dare una “traduzione” italiana con alcune note, per aiutare a comprenderne meglio il significato.
^SEr padre de li Santi^s
Er cazzo se po’ dì radica, ucello,
cicio, nerbo, tortore, pennarolo,
pezzo-de-carne, manico, cetrolo,
asperge, cucuzzola e stennarello.
Cavicchio, canaletto e chiavistello,
er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
attaccapanni, moccolo, brugnolo,
inguilla, torciorecchio, e manganello.
Zappa e batocco, cavola e turaccio,
e maritozzo e cannella, e pipino,
e salame, e sarciccia, e sanguinaccio.
Poi scafa, canocchiale, arma, bambino:
poi torzo, crescimmano, catenaccio,
mànnola, e mi’-fratello-piccinino.
E te lascio perzino
Ch’er mi’ dottore lo chiama cotale,
fallo, asta, verga, e membro naturale.
Quer vecchio de spezziale
Dice Priapo; e la su mojè pene,
segno per dio che nun je torna bene.
In italiano suonerebbe così:
Il Padre dei Santi
Il cazzo può dirsi radice, uccello,
Uccellino, nerbo, bastone, porta-penne
Pezzo-di-carne, manico, cetriolo,
Aspersorio, zucchina e mattarello.
Cavicchia, paletta, chiavistello,
Il giunco, il guercio, il mio, nerchia, piolo,
Attaccapanni, mozzicone [di candela], fungo,
Anguilla, listello e manganello.
Zeppa e batacchio, cavola e turacciolo,
E maritozzo, e cannula, e pipino,
E salame, e salsiccia, e sanguinaccio.
Poi baccello, cannocchiale, arma, bambino,
Poi torso, cresci-in-mano, catenaccio,
Mandorla e mio-fratello-piccolino.
E ci aggiungo persino
Che il mio dottore lo chiama cotale,
Fallo, asta, verga e membro naturale.
Quel vecchio del farmacista
Dice Priapo, e sua moglie pene,
Segno, per Dio, che non le torna bene.
Si tratta di uno dei più famosi sonetti del Belli. Il titolo originale, nella sua primitiva stesura, avrebbe dovuto essere “Cinquanta nomi”.
Con “pennarolo” si intende l’astuccio per le penne d’oca. Il “canaletto” è lo strumento utilizzato per raccogliere riso, legumi, ecc. Il “torciorecchio”, cioè listello, invece, è un pezzo di legno utilizzato per chiudere fessure e rinforzare i mobili. Infine la “cavola” è il rubinetto della botte, per spillarne il contenuto.
Non meno interessante è quello riguardante “La Madre de le sante“. Il testo è il seguente:
Chi vò chiede la monna a Caterina,
per fasse intenne da la gente dotta
je toccherebbe a dì vurva, cavvina,
e da giù co la cunna e co la potta.
Ma noantri fijacci de mignotta
Dimo cella, patacca, passerina,
fessa, spacco, fissura, bucia, grotta,
fregna, fica, ciavatta, chitarrina,
sorca, vaschetta, fodero, frittella,
cicia, sporta, perucca, varpelosa,
chiavica, gattarola, finestrella,
fischiarola, quer-fatto, quela-cosa,
urinale, fracoscio, ciumachella,
la-gabbia-der-pipino, e la-brodosa.
E se vòi la cimosa,
chi la chiama vergogna, e chi natura,
chi ciufèca, tajola e sepportura.
E il testo in italiano è il seguente:
La Madre delle Sante
Chi vuol chiedere il sesso a Caterina,
Per farsi capire dalla gente dotta
Sarebbe costretto a dire vulva, vagina,
E proseguire con cunno e con potta.
Ma noi altri gente alla buona
Diciamo cella, patacca, passerina,
Fessa, spacco, fessura, buca, grotta,
Fregna, fica, ciabatta, chitarrina.
Sorca, vaschetta, fodero, frittella,
Uccellina, sporta, parrucca, varpelosa,
Chiavica, gattaiuola, finestrella.
Fischiaiola, quel-fatto, quella-cosa,
Urinale, fracosce, lumachella,
La-gabbia-del-pipino, e la-brodosa.
E per concludere, se vuoi,
Chi la chiama vergogna, chi natura,
Chi ciofeca, tagliola e sepoltura.
Intanto è interessante notare il titolo ambiguo per questi due sonetti. Il “padre” e la “madre” di santi e sante. Come per dire che in fin dei conti tutti, a qualsiasi livello sociali si appartenga, veniamo da lì. Oppure per dire che anche se “santi” tutti abbiamo gli stessi desideri e stimoli, per cui è perfettamente inutile darsi delle arie.
Per quel che riguarda in particolare questo sonetto, da notare che “vaccina” è un fusione di “vagina” e “vacca”, mentre la “potta” è un termine ormai caduto in disuso. L’eufemismo “varpelosa” sta per “valle pelosa”, mentre la “gattarola” è la piccola apertura della porta che consente il passaggio dei gatti
Infine, l’ultimo sonetto reca il titolo di “Er commercio libbero“, e ci riporta le lamentele di una prostituta:
Be’? So’ pputtana, venno la mi’ pelle:
Fo la miggnotta, si, sto ar cancelletto:
Lo pijo in quello largo e in quello stretto:
C’è gnent’antro da dì? Che cose belle!
Ma ce sò stat’io puro, sor cazzetto,
Zitella com’e tutte le zitelle;
E mo nun c’è chi avanzi bajocchelle
Su la lana e la paja der mi’ letto.
Sai de che me laggn’io? No der mestiere
Che ssarìa bell’e bono, e quanno butta
Nun pò ttrovasse ar monno antro piacere.
Ma de ste dame che stanno anniscoste
Me laggno, che, vedenno quanto frutta
Lo scortico, ciarrubbeno le poste.
In italiano suona così:
Il commercio libero
Ebbene? Sono puttana, vendo la mia pelle:
Faccio la prostituta, sì, sto al cancelletto:
Lo prendo in quello largo e in quello stretto:
C’è nient’altro da dire? Che belle cose!
Ma, signor babbeo, sono stata anch’io
Vergine come tutte le ragazze;
E adesso non v’è più alcuno che avanzi crediti
Sulla lana e la paglia del mio letto.
Sai di cosa mi lagno? Non del mestiere
Che sarebbe bello e buono, e quando rende
Non può trovarsi al mondo altro piacere.

Ma delle signore altolocate che stanno nascoste
Mi lagno, le quali, vedendo quanto frutta
L’attività, ci rubano i clienti.
Le prostitute erano solite mostrarsi da locali che davano sulla strada, separati da quest’ultima da piccoli cancelli, in modo tale che la parte superiore fungesse da sorta di finestra.
L’ultima terzina del sonetto è una sferzata nei confronti delle signore altolocate (leggi = le persone benpensanti che incontriamo ogni giorno): invidiano la prostituta per la vita che fa e perché guadagna i soldi, e rubano i clienti, nascondendosi, però, nell’ipocrisia dei loro palazzi.
Un sonetto forse molto attuale…
Per saperne di più
I sonetti del Belli sono stati pubblicati da varie casi editrici (fra cui ricordiamo l’Istituto Poligrafico dello Stato, Rizzoli, Newton & Compton, Garzanti, Mondadori, UTET, Adelphi): in libreria non è difficile trovare il corpus completo dei sonetti, come anche delle antologie.
In rete si possono trovare vari siti, tra cui consigliamo i seguenti:
http://members.xoom.virgilio.it/Perrone/roma/belli.htm
http://www.artenova.org/belli/
http://www.ggbellimosetti.altervista.org/ (su questo sito è possibile anche acoltare diversi sonetti, in formato .mp3, fra cui quelli sopra riportati)
http://www.mclink.it/personal/MC4491/home.htm

di Roberto Russo

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