Nelle parole delle “princesas” rivive il don Gallo più tenero ed eretico

Il prete di strada di Genova raccontato dalle trans dei vicoli del centro storico.

“L’amico degli ultimi” di Rossella Bianchi: a cinque anni dalla sua morte, il libro omaggio a don Gallo dalle sue princesas.

Manca don Gallo in quest’Italia arrabbiata. Sono passati cinque anni dal giorno in cui gli emarginati, i progressisti, i poveri, sono rimasti orfani del fondatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova.

Lo è rimasta anche la comunità LGBTI, che in don Gallo ha sempre trovato parole di affetto e di sostegno, serenamente controcorrente rispetto alle gerarchie cattoliche, lui che nel 2009 partecipò persino al Pride del capoluogo ligure.

Proprio nel rapporto con la parte più vulnerabile e discriminata della comunità LGBTI, le persone transessuali, rivive oggi il ricordo del prete di strada genovese. Grazie a un libro “L’amico degli ultimi: don Gallo visto dalle Princesas”, edito da Imprimatur, in cui Rossella Bianchi ricorda l’amore di don Gallo per le lavoratrici dei bassi di Genova.

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L’amico degli ultimi, don Gallo visto dalle Princesas, di Rossella Bianchi, edito da Imprimatur.

“Credo sia un’impresa trovare qualcosa di non detto su don Gallo – scrive l’autrice e presidente dell’associazione Princesa dal 2009 – Eppure c’è ancora una categoria di persone che può ancora aggiungere altro. Siamo noi transessuali che lavoriamo nel ghetto ebraico del centro storico”.

Anche per loro, come per i tossicodipendenti e per i derelitti di ogni genere, la porta della comunità fondata da don Gallo era sempre aperta, pronta ad accogliere, come prevede l’insegnamento del Vangelo… secondo De André.  

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“Andrea ci amava al punto da «i miei apostoli» e noi andavamo fiere di questo appellativo – prosegue Rossella Bianchi – Solo a lui potevamo promettere di rivolgersi a noi usando il genere maschile”.