Quando il Corriere dei Piccoli era ‘gay friendly’

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Ricorre quest'anno il centenario del fumetto in Italia. Ma è anche il trentesimo anniversario dell'uscita, sul giornalino per bambini, del primo fumetto che ammiccava ai gay: Piccolo Zeus.

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Quest’anno ricorrono i primi cento anni di fumetto in Italia. La data è ovviamente simbolica, e viene fatta coincidere con la nascita del Corriere dei Piccoli, il supplemento a fumetti del Corriere della Sera comparso la prima volta il 27 dicembre 1908, destinato poi a trasformarsi in una rivista autonoma che avrebbe accompagnato i bambini italiani fino al 1994, anno della sua chiusura. In effetti, però, il 2008 potrebbe essere ricordato anche perchè segna il trentennale della nascita del primo – e forse unico – esempio di fumetto gay  per la prima infanzia mai realizzato nel nostro paese. Per capire ciò di cui stiamo parlando bisogna tornare indietro fino al 29 giugno 1978, quando proprio sul Corriere dei Piccoli comparve il primo episodio di una nuova serie: Piccolo Zeus. 

Tutto partiva dalla fervida immaginazione e dal disegno

psichedelico di Sergio Crivellaro, che inizialmente voleva strizzare l’occhio ai fumetti di supereroi inserendo qualche elemento mitologico per dare al tutto un intento più culturale. Molto in sintesi ecco la trama: un meteorite distrugge la prigione in cui è stato rinchiuso Titano, un forzutissimo attaccabrighe con la pelle violacea, barbuto e con una lunga chioma corvina, che va in giro indossando solo stivali e slip. Deciso a recuperare gli ultimi 15000 anni trascorsi in cattività inizia a fare guai, attirando l’attenzione di un ragazzo biondo dotato di svariati superpoteri (può volare, lanciare fulmini ed è velocissimo): il suo nome è Piccolo Zeus ed è il figlio dell’omonimo signore dell’Olimpo. I due si scontrano più volte, ma già nell’episodio datato 27 luglio 1978 si legge: "Ecco…Cioè…Dopo aver ricostruito ciò che avevano distrutto Piccolo Zeus e Titano hanno scoperto che stavano bene insieme…Così ora Piccolo Zeus ospita Titano a casa sua…", e i due diventano una coppia di fatto! Niente male per un fumetto per bambini degli anni 70! 

Col passare del tempo Titano smussa il suo carattere, pur non

perdendo la sua aria beffarda e riottosa, aiutando Piccolo Zeus nei suoi scontri contro vari avversari, generalmente abbastanza svestiti, che sempre più spesso sono rivisitazioni di personaggi mitologici, provenienti talvolta dal fantomatico Libro delle Stelle. Mentre la storia prosegue i due si affezionano sempre di più, e nell’ultimo ciclo di episodi Titano è visibilmente geloso delle attenzioni che Piccolo Zeus rivolge alla sua indisponente sorella Zeusina, che è stata rapita e portata da qualche parte nel succitato Libro delle Stelle (dove i due dovranno darsi un gran daffare per rintracciarla). Il legame fra Piccolo Zeus e Titano diventa del tutto simile a quello di una coppia, con scaramuccie, gesti affettuosi e quotidianità varie. Tuttavia con il rinnovo del periodico, nel 1981, le stroboscopiche avventure di Piccolo Zeus e Titano vengono messe da parte, per non comparire mai più. Qualche riflessione è d’obbligo. 

Sicuramente il fumetto di cui abbiamo parlato non nasceva per

essere "gay", ma resta il fatto che proponeva dei modelli e delle situazioni che "gay" lo erano, e pure tanto. Oggi sarebbe possibile pubblicare un fumetto del genere? La risposta è no. In primo luogo perchè oggi i periodici per l’infanzia italiana sono unicamente Made in Disney o con un orientamento dichiaratamente cattolico (come  Il Giornalino). Se escludiamo alcuni manga, peraltro pesantemente criticati, censurati e boicottati dalle associazioni dei genitori (di stampo prettamente cattolico), i bambini italiani delle ultime generazioni non hanno avuto alcun periodico laico e indipendente che, con le dovute cautele, potesse stimolarli a ragionare su certi temi. Se a questo sommiamo il livello medio delle TV e delle scuole italiane non abbiamo molto di cui rallegrarci, soprattutto se consideriamo che i bambini di oggi saranno gli adulti di domani. D’altra parte se il bullismo omofobico coinvolge fascie d’età sempre più basse un motivo dovrà pur esserci.

di Valeriano Elfodiluce

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