“Santo mostro”: quando la famiglia genera e distrugge

Un padre mostruoso e dolcissimo, una madre inquieta, un figlio segnato per sempre da ciò che non doveva vedere. Un romanzo di formazione on the road, l’ultima interessante uscita di Playground.

Santo Mostro non è un romanzo vero e proprio, bensì una novella (termine che in inglese indica il racconto lungo) pubblicata nel 2001 accanto ad altre tre nella raccolta The Practical Heart, cui la nostra beneamata Playground decide, non a torto, di conferire dignità di romanzo. E ha in effetti il respiro di un articolato romanzo di formazione la storia parallela dei due Clyde Meadows. Il primo, voce narrante della storia, è un illustre professore di lingue antiche, che a cinquant’anni, sposato e con figli, decide di ricostruire la propria accidentata storia famigliare, imperniata sul personaggio indimenticabile di Clyde Meadows Seniorr, il padre. Il santo mostro del titolo, così definito da un lato per la bruttezza grottesca, e dall’altro per la straziante gentilezza d’animo.

Il libro si apre con il trauma cruciale che segnerà una svolta nella vita del piccolo Clyde: a otto anni sorprende la madre mentre fa sesso con il sanguigno veterinario del paese, e l’immagine iperreale di quel corpo possente che invade e trafigge la donna, violando certezze fino ad allora incrollabili, aprirà un tormentato percorso di perdita dell’innocenza. Lo sfondo, come spesso accade nei libri di Gurganus, sono gli Stati Uniti meridionali, in particolare il North Carolina. Lì si snoda la componente on the road del racconto, scandita dalle settimanali trasferte della coppia padre-figlio. Il santo mostro diffonde la parola di Dio distribuendo bibbie in giro per i motel di un’America provinciale, quella degli anni Cinquanta, che dietro la calma sonnolenta nasconde una torbida furia sessuale. Lo fa per concedere tempo e spazio agli sfizi della moglie, con uno spirito di abnegazione amorosa pari soltanto alla venerazione che gli riserva il figlio, incapace perfino di constatarne lo sfortunato aspetto fisico. Tra un incontro con i personaggi di un’umanità marginale e un po’ disperata, il bambino  ricomporrà a poco a poco i pezzi di un altro, più devastante segreto, in grado di minare le sue certezze ancor più in profondità.

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Colpisce, del libro, la capacità di trascinare il lettore in una narrazione vivace e appassionante, stilando al tempo stesso una delicata mappatura delle dinamiche famigliari e della genesi degli affetti. Ma c’è un filone sotterraneo, nel corso della vicenda, se possibile ancor più potente: un sommesso ragionamento sull’identità maschile, e sul rapporto padre-figlio come laboratorio della personalità. Il tutto condensato in un linguaggio ricco, visivo, capace di suggestione drammatica (“Posso dire che quello fu il primo istante della mia vita adulta: lui mi si rivolse come un uomo nudo si rivolge ad un altro uomo nudo nello spogliatoio dell’inferno”), così come di lampi umorismo. La traduzione di Maria Baiocchi, che si immagina non semplicissima, riesce a restituirlo con efficacia.

Allan Gurganus, Santo Mostro

Traduzione di Maria Baiocchi

Playground, pp. 224

di Matteo Colombo