SARAH: IL PESO DELLA MADRE

di

Il romanzo fuori dalle regole di J.T.Leroy.

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1043 0

"…le volte in cui i ragazzi di Sarah venivano da me… nel buio mi tiravano via le lenzuola e mi si infilavano dentro, prendendomi con colpi silenziosi ed invadenti. Mi piacevano quelli che dopo restavano lì sdraiati con me, tenendomi stretto con mani che avrebbero potuto facilmente spezzarmi in due ma non lo facevano…."

Sarah è il titolo del romanzo di J.T. Leroy, un vero e proprio caso letterario tra gli affollati scaffali degli Stati Uniti e dell’Inghilterra e poi ancora un film con la regia di Gus Van Sant che si è precipitato ad acquistare i diritti di molti suoi lavori.

Giovane, anzi, giovanissimo: J.T.Leroy nasce nel 1980 da Sarah, una prostituta da parcheggio per camionisti, persa qua e là come una trottola proiettata a tutta velocità tra uno stato e l’altro degli USA. Sarah capisce ben presto che trascinarsi una bambina, o un bambino travestito da bambina, è molto più comodo che un maschietto e basta.

Lo stesso pensa J.T.Leroy che, come terra bagnata da una pioggia improvvisa, impara ancora prima di ogni altra cosa ad assumere la traccia pesante lasciata dalla madre: le ruba i vestiti, si infila nelle sue decollettes, si dipinge il viso con i suoi trucchi e trasferisce la sua vita sul quel palcoscenico imbellettato come gli appare quello della madre.

Un pappone innamorato gli regala l’osso di un pene di procione come trofeo iniziatico alla vita di "Lucertola da parcheggio": il suo esordio semi serio nel via vai delle marchette coinciderà con uno dei tanti abbandoni materni, anche se la sua iniziazione sessuale iniziò anche prima, con i clienti della madre.

Di parcheggio in parcheggio, di camion in camion, l’odissea di J.T.Leroy-Sarah conoscerà la violenza, la santificazione, l’abuso, le droghe, l’ignoranza e la solidarietà tra puttane attraverso quella lente preziosa che è l’innocenza, un binocolo difettoso che trasforma il dolore in un paese delle meraviglie in cui il Bianconiglio è il volto della madre che gioca prima a celarsi e poi a sparire del tutto.

Salvo, essere ritrovato intatto, ad ogni passo, ad ogni sconfitta, ad ogni vittoria tra quelle mura invisibili che sono gli spazi di calore in cui la piccola lucertola Sarah accoglie per buone le più crudeli dimostrazioni di possesso.

"…i clienti non mi parlano, mi guardano appena. Mi trattano male, come un volante a cui devono far fare una curva troppo stretta… eppure non m’importa di quanto siano rozzi e violenti i camionisti: quell’attimo di silenzio, quell’istante prima che finiscano, è il contatto più dolce che si possa avere con qualcuno…"

"Il proposito di restare con mia madre è tutta l’aria di cui i miei polmoni hanno bisogno".

Oggi J.T.Leroy vive in modo solitario usando il telefono e soprattutto internet come filtro per osservare il mondo e venirne osservato. Di lui circola una sola foto, ma dal suo sito risponde a quasi tutte le mail che gli vengono inviate. Dopo essere stato tolto alla madre, è passato da riformatori a istituti vari fino all’incontro con uno psicoterapeuta che "..mi ha salvato la vita…" annota.

In un’intervista dice "…con il successo di Sarah la mia vita è cambiata molto. Ma io no. Odio uscire di casa. Mi sento protetto solo dentro queste quattro mura. Non sono ancora riuscito a trovare un equilibrio e vivo sul confine di un baratro. Fatico a piacermi per quello che sono. Ma almeno il fatto di scrivere mi dà qualcosa per cui vale la pena di vivere"

Nel finale del libro scrive:

"…Rivedo la faccia di Sarah come l’ho vista una volta che la tenevo tra le braccia e lei non respirava più, con l’ago ancora conficcato nel braccio che gocciolava come una penna rossa…mi guardò e disse: "Sono tornata per te".

"Perché torni sempre indietro a prendermi?" le chiesi.

Mi tirò vicino a lei come se si stesse prendendo le fiches vinte dal centro di un tavolo da poker.

"Abbiamo tutti bisogno che qualcuno sappia chi siamo veramente".

J.T.Leroy "Sarah" – Fazi Editore £22.000

www.jtleroy.com

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...