50 anni fa lo ‘scandalo Lavorini’. Per la prima volta in Italia i gay vennero demonizzati e considerati mostri

Dopo l’arresto di un omosessuale come responsanbile dell’omicidio, iniziò una campagna diffamatoria contro l’intera comunità.

Chi si ricorda quello passato alla storia come lo “Scandalo Lavorini“? Forse nessuno. Avvenne 50 anni fa a Viareggio, il 31 gennaio 1969. Questo scandalo racchiude al suo interno tutti gli ingredienti per un caso perfetto: un rapimento, un omicidio, innocenti segretamente omosessuali scambiati per mostri. La vittima (la prima di questa storia) si chiama Ermanno Lavorini, 12 anni. Il 31 gennaio di cinquant’anni fa sparisce nel nulla. Non una pista, le indagini sono ferme. Poi arriva una richiesta di riscatto, isolata, senza dare prove di avere realmente il bambino. Tre mesi dopo, il 9 marzo, il cadavere di Ermanno viene trovato sepolto sotto la sabbia di una pineta a Marina di Vecchiano.

La zona era molto frequentata da omosessuali, che qui potevano avere dei rapporti sessuali in riservatezza. E proprio qui le indagini hanno una svolta inaspettata: sarà stato sicuramente un gay a uccidere il ragazzo, forse dopo una violenza sessuale, pensa l’opinione pubblica aiutata dai giornali. A confermare questa ipotesi, ci furono anche alcuni ragazzi di 16 anni, in particolare Marco Baldisseri e Rodolfo Della Latta. Il primo faceva parte del Fronte Monarchico di Viareggio, il secondo era un attivista del MSI (Movimento Sociale Italiano, un partito di estrema destra). Questi accusarono Adolfo Meciani di aver ucciso il piccolo Lavorini. Secondo Baldisseri, Meciani aveva fatto delle avances a Ermanno, che lo aveva rifiutato. Preso dall’ira, gli avrebbe sferrato un pugno che lo avrebbe ucciso. Della Latta racconta invece che Meciani aveva invitato Lavorini a un “party di anormali“. Nel corso della serata del 31 gennaio, gli avrebbe fatto bere uno sciroppo drogato. Lo avrebbe poi spogliato per abusare di lui. Le droghe però avevano provocato delle convulsioni a Lavorini, che Meciani avrebbe provato a fermare con un’iniezione per endovena. Ermanno era morto per un collasso.

Le false accuse e la verità su Ermanno Lavorini

Dopo queste dichiarazioni, Adolfo Meciani aveva rischiato 2 volte di essere linciato pubblicamente. I media, scavando sul suo passato, scoprirono che era omosessuale, anche se sposato. E che spesso andava alla pineta per avere rapporti con altri ragazzi. Arrestato e rinchiuso in carcere, il 24 maggio 1969 si suicidò: non riusciva più a reggere le accuse. Ci vollero 8 anni prima che la Corte di Cassazione decise di confermare l’innocenza di Meciani (ormai morto) stabilendo che Ermanno Lavorini era stati ucciso per altri motivi.

E il riscatto? Quella era un’idea dello stesso Marco Baldisseri, che voleva utilizzare i soldi per finanziare la sua associazione, il Fronte Monarchico. La continua confusione e modifiche delle versioni portarono alle confessioni di Baldisseri e Della Latta. Nel 1977, la Corte di Cassazione confermò la loro colpevolezza: 11 anni di carcere a Della Latta, 9 a Pietro Vangioni (implicato anche lui nell’omicidio del ragazzo, alla guida del Fronte Monarchico) e 8 anni a Baldisseri. Il movente cambiò varie volte: prima si parlò di una lite tra ragazzi, confermando (secondo la Corte d’Assise di Pisa) che non c’era un movente politico e non era legato all’ambiente omosessuale. La Cassazione invece sancì che l’omicidio era legato all’eversione di destra, e che il rapimento era avvenuto per mettere in atto l’idea di Baldisseri (il finanziamento del Fronte).

Leggi   Paperino, arriva la prima coppia lesbica nel fumetto Disney

La fine di Giuseppe Zacconi e la visione dei gay da parte della società

Fu Vangioni ad accusare Baldisseri dell’omicidio, ma nel corso dei mesi degli interrogatori tutti i ragazzi coinvolti finirono per attaccarsi a vicenda. Coinvolsero il sindaco di Viareggio perché socialista (mentre nel gruppo erano tutti fascisti), per poi accusare Giuseppe Zacconi. Questo, figlio dell’attore Ermete Zacconi, non era sposato e per l’accusa venne definito anormale (appellativo che guadagnavano tutti coloro che non avevano una moglie). L’anno dopo, lo stress delle accuse gli causò un infarto. Poco dopo, si scoprì anche che non aveva una moglie perché affetto da una malformazione, che lo aveva reso impotente.

Scagionato l’omosessuale Adolfo Meciani, confermato che l’ambiente omosessuale non era affatto legato allo “scandalo Lavorini”, tutto si era risolto  per il meglio. No. Erano ancora gli anni ’60, i gay erano dei malati, contro natura, attaccati duramente dalla Chiesa. E infatti, molti giornali non aspettarono le prove, ma attaccarono la comunità. Mino Monicelli, dalle pagine de L’Espresso, nell’edizione del 4 maggio 1969, parlava degli omosessuali come pederasti, procacciatori di ragazzi, pervertiti di ogni sfumatura. Il Borghese, giornale di destra, sfruttava il rapimento di Lavorini per attaccare i comunisti, segnalando tra di loro anche degli omosessuali. Infine, nell’edizione del 26 giugno 1969, Domenico Bertoli scrisse su Epoca l’articolo “Siamo diventati più viziosi?” in cui disse: “Non si tratta, dunque, di perseguitare gli omosessuali, ma di impedire che il loro vizio, tollerato quando è circoscritto, diventi oggetto di imitazione e quindi di ammirazione… dalle piazze, dai viali, dai caffè, dai giornali immorali, dai film indecenti, non deve più venire, ad ogni momento, lo stimolo del vizio”. 

Rimane il fatto che poco dopo la scoperta del corpo, l’attenzione si concentrò completamente sul mondo omosessuale. Tutti certi che i colpevoli fossero lì. Cos’è cambiato in 50 anni?