SCRIVO STORIE DEL POPOLO GAY

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"Dimenticare è un disastro". Esce oggi in libreria "Amori in tempo oscuro" Colm Tòibìn, ritratti di intellettuali in lotta con la loro omosessualità. Gay.it lo ha intervistato.

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ROMA – “Amore in un tempo oscuro. Vite gay da Wilde ad Almodovar” è il nuovo libro di Colm Tóibín, uno dei più appassionanti narratori irlandesi degli ultimi anni, disponibile da oggi nelle librerie (Fazi Editore, pp 236, costo euro 14,50).
Affascinante la vita di Tóibín, che è nato nel 1955 nell’Irlanda sudorientale: dopo aver studiato letteratura moderna inglese e americana, ha insegnato inglese in Spagna, ha vissuto in Argentina, Sudan, Egitto, USA. Attualmente è giornalista, saggista e romanziere.

In Amore in un tempo oscuro, Colm Tóibín trascina il lettore in un universo intrigante e misterioso, popolato da grandi personaggi della letteratura, del cinema e della pittura del XIX e XX secolo, molto diversi tra loro ma allo stesso tempo uniti da un inscindibile filo rosso: il loro rapporto ambiguo, conflittuale e geniale con la propria identità omosessuale.
Dice l’autore nell’introduzione: “Tra il 1994 e il 2000 mi sono trovato a scrivere in modo costante per la London Reviews of Books non sull’idea o la teoria dell’omosessualità, ma sull’opera e la vita di alcuni omosessuali. Le figure che mi interessavano di più erano quelle che avevano lasciato un messaggio ambiguo, e avevano sofferto per la loro omosessualità (Oscar Wilde, Roger Casement), o erano rimaste piene di inquietudine e riserbo (Thomas Mann, Elizabeth Bishop), che avevano consentito che essa nutrisse, più che dominare, la loro opera (James Baldwin), o che avevano dato il meglio di sé in condizioni difficili (Francis Bacon, Pedro Almodovar), o ancora che avevano scritto versi e memorie durante la catastrofe dell’Aids (Thom Gunn, Mark Doty)”.
Interessante anche la veste grafica del libro: dall’oscurità dello sfondo si affacciano i volti di Wilde e Almodovar, il primo e l’ultimo della galleria propostaci da Toibin. Lo stile è quello classico dell’autore: “frasi breve, sarcastiche e secche come legna da ardere”, che forse agli inizi potrebbero scoraggiare qualcuno…
In occasione della presentazione del libro (presso l’Art Cafè a Villa Borghese), Tóibín è a Roma. Ne abbiamo approfittato, quindi, per porgli alcune domande sul suo libro e sul suo modo di concepire la vita gay.
L’incontro è stato molto cordiale, e all’inizio l’intervistatore è stato lui: Tóibín, infatti, si è interessato al mondo gay italiano, soprattutto al sito Gay.it. Poi ha confessato che anche lui chatta, ma spesso mente sull’età e dice che prima o poi qualche menzogna in chat bisogna pur dirla…
Poi i ruoli sono cambiati e ha risposto alle nostre domande.

Nella prefazione al suo libro lei dice: “Questo libro tratta principalmente di figure di omosessuali per le quali nella vita pubblica l’essere gay sembrava venire in secondo piano, per scelta o necessità”. È in quest’ottica che dobbiamo intendere il titolo del libro che in inglese, come nella traduzione italiana, parla di “Amore in un tempo oscuro”? Perché “tempo oscuro” e non “tempi oscuri”?
Si parla proprio di un tempo ben preciso, a partire dal 1880, quando inizia un “tempo oscuro” per l’Irlanda e gli omosessuali sono considerati illegali. Fra le vittime troviamo Wilde. La scelta del titolo è dovuta anche a una certa sonorità poetica della lingua inglese. Anche se non si può tacere che molte volte la propria vita sessuale è stata vissuta “oscuramente” e, forse, questo ha portato gli omosessuali a produrre delle opere di altissimo livello…
In un altro passo del suo libro lei parla della paura e dice: “Questa paura appartiene a tutti noi: è qualcosa che quasi tutte le persone gay hanno provato, a qualche livello, in qualche fase, da qualche parte”. È forse per aiutare a vincere la paura dell’omosessualità che ci propone questa galleria di personaggi?
Se tu sei ebreo, sei consapevole fin dalla tua infanzia della storia del tuo popolo. Questo vale anche per la tua nazionalità: se sei irlandese, per esempio, sei circondato da canzoni popolari, dalle storie del tuo popolo. La propria identità è profondamente legata alla storia del proprio popolo e della propria gente, alle tradizioni orali. Se, invece, hai tredici o quattordici anni e ti rendi conto di essere gay, non hai modelli culturali di riferimento: se vai al cinema, se guardi la pubblicità, se vedi Harry Potter, per esempio, noti che tutti hanno una ragazza… La creazione di alcune immagini che ti danno un’identità è fondamentale in tutti i campi del sapere umano. E’ strano parlare di una cultura gay, del fatto che vengono creati stili di vita che vengono cuciti addosso… C’è bisogno quindi di riscoprire le proprie radici anche culturali…
In una sua intervista lei ha affermato che per i gay non c’è storia, c’è silenzio e le cose cambiano molto in fretta. E sostiene che “dimenticare è un disastro spaventoso”. Questo testo si colloca, dunque, anche in questo solco…
Quando scopri di essere gay è come se riesaminassi la tua storia da un altro punto di vista. Ripensi, per esempio, a quel viaggio che fece tuo zio in Australia e ti rendi conto che anche lui era gay. E allora chiedi a tua madre se lei lo sapeva, e lei ti risponde di sì, ma di queste cose è meglio non parlarne. E tu ti arrabbi perché nessuno ti ha mai detto niente… Nell’immaginario comune tutti pensano che gli irlandesi erano dei bravi cattolici e nessuno ha mai pensato che qualcuno fosse gay. La regola di base era il tacere. Da qui nasce l’esigenza di questo libro: aiutare a capire le proprie radici per poter vivere il presente e il futuro senza problemi.
In quale dei personaggi che presenta nel testo si riconosce di più?
Adoro James Baldwin. Non l’ho mai incontrato, ma da quanto dicono, penso che sia una persona estremamente intelligente. Era come me, nel senso che proveniva da una famiglia profondamente tradizionalista, conservatrice. Poi a un certo punto della sua vita fece un viaggio a Parigi e si divertì… Quando tornò ad Harlem non raccontò tutto del suo viaggio, la parte migliore e più piccante la tenne per sé… È uscita da poco una sua antologia di circa mille pagine nella quale si affrontano un’infinità di temi. Si tratta di un libro molto politico: ma quello che si capisce dal libro è che il cambiamento politico avviene prima in se stessi e poi nelle sedi della politica ufficiale. Questo è qualcosa che affascina profondamente: il cambiamento parte da se stessi…
Il suo libro si conclude così: “… è chiaro che la Chiesa Cattolica non scomparirà; la grande maggioranza dei cittadini della Repubblica (Irlandese, ndr) probabilmente rimarrà cattolica. E’ utile fare in modo che si ricordino, ogni tanto, delle persone che per così tanto tempo hanno cercato di escludere ed emarginare”. Quando fu pubblicato in Italia, sempre dalla Fazi Editore, il suo romanzo “Il faro di Blackwater”, la stampa cattolica disse che lei è “tra gli scrittori irlandesi di oggi, senz’altro uno dei più significativi, per la sua ricerca sul senso dell’esistenza”, anche se poi nella recensione non fece il minimo accenno al tema dell’omosessualità. Come pensa che sia accolto anche dalla “cattolica Italia” questo suo lavoro?
Io amo la Chiesa Cattolica. Avrei potuto essere un prete eccezionale. Ogni volta che incontro un prete andiamo sempre d’accordo…! La Repubblica Irlandese è un paese molto aperto, per cui non ho problema a scrivere quello che ho scritto. Recentemente la più importante rivista gesuita del mio paese mi ha chiesto di scrivere sull’omosessualità e di raccontare la mia esperienza… mi hanno dato 75 euro, non male! In Irlanda la vita personale è molto rispettata, basta non infrangere le regole… Da noi non sarebbe concepibile fare come in Inghilterra in cui ci sono proteste di gay anche all’interno di chiese. Se lo fai in Irlanda entri in chiesa e trovi tua zia che ti rimprovera solo con lo sguardo. Credo che l’importante sia non farsi influenzare dai giudizi esterni. E questo vale anche per l’Italia: come sarà considerato dalla stampa cattolica il mio libro non mi crea problema. Sono una persona libera.
Possiamo dire che esiste una letteratura gay – un po’ come lo status quaestionis che lei traccia nel primo capitolo del suo libro? E se esiste da dove viene e dove va?
Ogni definizione di un lavoro è una restrizione. Non esiste una definizione ben precisa di letteratura gay, come non esiste una definizione ben precisa di letteratura irlandese. La letteratura è importante nella ricerca delle proprie identità. Ci sono molti aspetti strani della vita gay: per esempio molti gay hanno guardato film porno etero, ma non è detto che gli etero guardino film porno gay! Ed è pur strano che le migliori descrizioni dei rapporti omosessuali, dei rapporti anali sono fatti da donne, per esempio E. Annie Proulx, The Shipping News. A volte ci sono delle descrizioni di rapporti gay scritti da donne che parlano così bene di come si “fottono” fra di loro… che si rimane ammirati, sembra proprio di rivivere quello che succede in camera da letto. Forse un domani i gay si metteranno a scrivere di come fanno sesso gli etero e magari gli etero diranno pure che viene descritto bene… e in quel caso che si fa? Si parla di letteratura gay, etero, o letteratura punto e basta?
Siamo ormai in estate, tempo di vacanze e di viaggi. Come pensa di trascorrerla? So che le piace molto viaggiare: sulla base delle “vite gay” che presenta in “Amore in un tempo oscuro” le andrebbe di proporre delle mete di viaggi per i lettori di Gay.it?
Be, la migliore vacanza è quella di trovare un paesino in montagna, andare da soli, chiudersi in casa con un sacco di libri e leggere… e si sarà contentissimi. Ovvio se poi si ha anche una connessione ad internet si può entrare in chat, dire di essere di New York, che si è alti due metri, con madre brasiliana, padre giamaicano, che si è imballati di soldi, che si è superdotati e che, soprattutto, si sta nella stanza accanto!

di Roberto Russo

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