“SE DOMANI FARÀ BEL TEMPO”, COME VIVONO I RAMPOLLI

Nel nuovo romanzo di Luca Bianchini, le vicende di Leon, nato in una famiglia ricchissima, che vive tra alcol, droga, conquiste facili e frivolezze. Ma l’amore sorprende anche lui…

Per una volta non parliamo di un libro gay. Anche se l’autore non ha mai celato la sua omosessualità e si è conquistato la notorietà grazie al bizzarro triangolo amoroso tra Viola, Rocco e Daniele di "Instant love", uscito tre anni fa. Ma la fama di Luca Bianchini, bel trentasettenne torinese laureato in lettere moderne, ha conosciuto una improvvisa impennata quando Eros Ramazzotti ha voluto chiedere a lui, ma proprio a lui, di scrivere la sua biografia "Eros, lo giuro", pubblicata da Mondadori alla fine del 2005 e da poco ripubblicata con tre nuovi capitoli.

Ora Bianchini è di nuovo in libreria con un romanzo intitolato "Se domani farà bel tempo" (Mondadori, 300 pagine, 16 euro) che racconta la storia di un etero antipatico. Vabbè, forse non è affatto antipatico, ma come fa uno che non sa come pagare le bollette a trovare simpatico uno che per farsi una scopata con una ragazza la porta a cena da Nobu (per gli sfigati che non lo conoscono, è l’esclusivo ristorante di Armani a Milano) facendole trovare sul piatto una trousse di Dior senza confezione regalo!

In ogni caso Leon, come tutti chiamano Leonardo Sala Dugnani, il protagonista del romanzo, se non l’avete capito è un rampollo; i soldi per lui non sono affatto un problema, anche perché ha imparato perfettamente a sputtanarli in weekend a Ibiza, regali costosi fatti per il solo gusto di stupire e soprattutto tanta coca. A chi gli chiede cosa fa di mestiere, infatti, il rampollo risponde candidamente "spacco sassi" e state pure sicuri che non è mai entrato in una cava. Chi è dotato di un minimo di perspicacia capirà di cosa si parla quando lui precisa che li spacca "con la carta di credito, spesso quella di Spidey" (ebbene sì, il ragazzo è fan dell’Uomo Ragno…). Il guaio è che, non si sa come mai, soldi, coca e nottate folli non servono a placare il povero (sic) Leon quando la sua ragazza Anita lo lascia per mettersi con il suo miglior amico (diciamo il secondo miglior amico, il primo è il compagno di collegio Stéphane, ovviamente omosessuale). Negli stessi giorni viene aperto il testamento del nonno che aveva un debole per il nipote Leon tanto da lasciargli, oltre a varie rendite e un appartamento, un Caravaggio presunto; nonno Edoardo Maria Sala Dugnani stupisce tutti, però, lasciando la Fattoria del Colle di Trequanda, in Toscana, a donna Lavinia Cacciaconti chiedendole, però, di ospitarvi i suoi discendenti ogni volta che lo vorranno.

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Leonardo ha bisogno di cambiare aria, magari di smettere per un po’ di spaccare sassi con la carta di credito; la soluzione migliore è chiamare Trequanda e annunciare l’arrivo. Nella fattoria il giovane scoprirà che ha ancora cose da scoprire: si lascerà convincere a lavorare nella vendemmia per poter guardare da vicino le lentiggini sul seno della bella Giulia, troverà il modo per farsi più o meno voler bene dai contadini della zona, dormirà abbracciato con l’attivissimo cubano Ricardo, amante segreto della padrona di casa, e cercherà di mettere ordine nella sua vita sentimentale provando a ricucire il rapporto con Anita. Insomma lontano dalla coca Leon si ritroverà sorprendentemente vivo. Perché, come dice Luca Bianchini, la cocaina "sopperisce a una mancanza che si potrebbe riassumere in un unico, onnicomprensivo significato: umanità".

Luca ci ha messo un anno per raccogliere informazioni e storie legate al mondo degli straricchi: "Sono cresciuto all’insegna della cultura dell”impegno & risparmio’ e a guardare con diffidenza il guadagno facile e soprattutto gli sprechi – racconta – Oggi più che mai, mi sono reso conto che quello altro non era che un pregiudizio". Così ha deciso di provare a capire perché i rampolli sono fatti così: ha cercato di trovare qualche giovanotto della Torino-bene pronto a farsi intervistare, ma niente. Ha avuto più fortuna a Milano, dove alcuni figli di famiglie molto ricche (ma, assicura, non di quelle il cui nome compare sulle riviste di gossip) gli hanno permesso di entrare "in punta di piedi e registratore" nelle loro vite: "È stata una delle esperienze più arricchenti della mia vita per la delicatezza delle storie, per l’assurdità di certe solitudini, per quel desiderio di normalità che diventa, per inevitabile inesperienza, pura ingenuità. Un ragazzo mi ha confessato che fino a diciotto anni non aveva mai passato una giornata sulla spiaggia, perché a lui il mare glielo facevano vivere solo dalla barca. Un principe ha ammesso che la prima volta che si è seduto a tavola con i genitori aveva tredici anni: lui e le sorelle pranzavano solo con le tate. Un poco più che ventenne è riuscito a spendere trentacinquemila euro in dieci giorni a Ibiza dove aveva casa e barca, ma si è fatto prendere la mano con i tavoli in discoteca. Un altro che da qualche anno vive da solo, non può fare le improvvisate ai genitori ma deve annunciare la sua visita almeno qualche giorno prima. Come fai a non essere più indulgente quando senti aneddoti come questi? Come fai a non scriverci un romanzo?"

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E il romanzo che ne è venuto fuori è di quelli che si leggono tutti d’un fiato: Luca Bianchini ricorda il grande Augusten Burroughs, l’autore di "Correndo con le forbici in mano" e "Dry", perché come lui ha la grande capacità di raccontare con estrema leggerezza vicende umane ricchissime (e non mi riferisco al conto in banca del protagonista) usando un linguaggio brillante e coinvolgente e costruendo personaggi delineati con la maestria di un bravo scrittore.

La foto di Luca Bianchini è di Mirta Lispi ©