Shotacon: è pedopornografia legale?

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Gli shotacon sono fumetti manga che trattano storie d'amore tra bambini e adulti, a volte con immagini pornografiche.

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Prima di iniziare l’articolo che parla degli shotacon, voglio fare due precisazioni importanti. Non scrivo di questo argomento per dare un giudizio a chi produce o a chi visiona questo tipo di materiale. Mi interessa indagare il fenomeno e riportarlo, senza condanne o assoluzioni morali. La seconda precisazione è che questa non è una guida su come reperire materiale.


Gironzolando per l’internet – in particolare, ero alla ricerca di meme sul car washing, ma questa è un’altra storia – mi è capitato d’imbattermi in un’immagine in stile manga che raffigurava tre bambini – prepuberi, quindi proprio bambini – in pose inconfutabilmente erotiche. Stranito dalla cosa, ho deciso di capire se si trattasse di un caso unico o se dietro ci fosse un fenomeno. Ed è così che ho scoperto il mondo degli shotacon.

Per shotacon, o più semplicemente shota, si intendono quei fumetti manga o anime (anche erotici o porno) con al centro della narrazione – per la maggior parte delle storieil rapporto tra bambini prepuberi maschi e adulti, uomini o donne. Rapporti sentimentali che includono, spesso, anche rapporti sessuali.
Volendo fare una distinzione semplicistica per relazionare questo mondo alla cultura occidentale, le storie shotacon si possono dividere in porno (con scene di sesso disegnate nei minimi dettagli) e non pornografiche. Le seconde si possono trovare in negozi specializzati o librerie on-line, su Amazon.co.jp e, seppur di nicchia, trovano posto al Tokio Comiket, la più grande manifestazione fumettistica del Giappone. Nel caso delle pubblicazioni shotacon pornografiche la distribuzione è prevalentemente on-line e la produzione è amatoriale, dando vita ai dōjinshi (termine simile a fanzine) ovvero, vere e proprie opere create da non professionisti o comunque fuori dai circuiti classici di produzione e distribuzione.

Come accade per i shonen ai, ovvero manga che parlano di storie omosessuali con protagonisti ragazzi efebici (clicca qui per saperne di più), gli shotacon sono disegnati da donne e sono rivolti a un pubblico femminile. Una dimensione, questa, che difficilmente viene compresa dagli occidentali: i fumetti erotici giapponesi sono disegnati e letti da donne e uomini, etero o gay. Ci sono, dunque, divisioni tra fumetti disegnati da donne e rivolti a donne e fumetti disegnati da uomini e rivolti a uomini. Gli shotacon s’inseriscono in questo paradigma, con la particolarità che uno (o più) dei protagonisti sia un bambino (il corrispettivo con protagoniste bambine prepubere si chiama Lolicon).

Visitando a fondo un noto forum italiano di yahoi (termine che comprende tutti i manga a tematica omosessuale) mi sono imbattuto nella sezione shotacon. Oltre a un gran numero di materiale scaricabile – dalle illustrazioni a interi dōjinshi – ho constatato, scambiando qualche chiacchiera con alcuni utenti, che i fan degli shotacon sono, per la maggior parte, maschi. Dunque, si perde la dimensione di fumetto per donne e prevale la visione occidentale della sessualità. Visitando altri siti in altre lingue (un forum statunitense, uno messicano, uno spagnolo e uno francese) il pubblico occidentale non cambia. Possiamo, con una certa serenità, affermare che nei paesi occidentali i manga shotacon (principalmente quelli pornografici) sono fruiti da uomini attratti dai bambini. So che qui molti di voi saranno sobbalzati sulla sedia, e altrettanti si staranno chiedendo: “ma è legale”?

In materia di pedopornografia la legge italiana è abbastanza chiara (mi scuserete i tecnicismi che seguono che, per completezza, riporto): l’articolo 600 ter del codice penale parla di pornografia minorile che, nel successivo 600 quater, viene inquadrata anche comeimmagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali. Dunque, disegni di atti sessuali con protagonisti bambini, qualsiasi sia la natura di produzione, sono illegali nel nostro paese. Ma non è così scontato.

Facendo ricerca, mi è stata raccontata una faccenda che pare sia accaduta a Reggio Emilia. In questo caso, vista la natura confidenziale e informale del racconto, il condizionale è d’obbligo. Intorno agli anni 2000 la magistratura si sarebbe interessata al materiale manga, sequestrando grandi quantità di fumetti. Un gruppo di appassionati che importava manga avrebbe subito un sequestro e una convocazione in questura per chiarire la natura dei disegni, presenti anche on-line in un forum ancora visibile ma non più attivo. Il tutto si sarebbe risolto con un nulla di fatto, poiché non si sarebbe riusciti ad applicare la legge, a testimonianza che, pur essendoci una norma chiara, lo shotacon sfugge dalle maglie del diritto occidentale.

Eppure, è estremamente semplice scaricare materiale shotacon. Oltre ai forum dedicati, si trova molto materiale anche su Tumblr, diventato ormai piattaforma di riferimento per la pornografia in stile fast-food. Inoltre, è diventato virale l’anime shotacon “Boku no Pico“, sia per alcuni video-reaction e sia per meme che lo riguardano e, inoltre, per la facilità nel reperirlo. Il fenomeno su Facebook è, invece, più sommerso: esiste un solo gruppo segreto e visibile nel quale ci si scambia disegni e opinioni.

Bisogna qui precisare che non in tutti i paesi gli shotacon sono ritenuti illegali – per esempio, una sentenza USA afferma l’ammissibilità di tale materiale – e che non si segnalano casi di sequestro di materiale prettamente shotacon da parte delle forze dell’ordine in Italia, seppur ci siano stati episodi come prima descritto.

Il fenomeno, dunque, è vasto. Subisce una notevole mutazione di senso dall’oriente all’occidente e tocca un tasto, quello dell’attrazione sentimentale e fisica verso i bambini, che è decisamente tabù nelle società umane. Non se ne parla mai, nel nostro paese, in quanto argomento a sé, ma solo e unicamente quando si vogliono condannare gli abusi sui minori – che sono insindacabilmente delle violenze terrificanti. E spesso, proprio non parlare di un fenomeno borderline, se non quando accade un fatto specifico, è garanzia di ignoranza sul fenomeno.

 

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