TEATRO GAY AL FRINGE

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Si è concluso uno dei più grandi festival di spettacolo al mondo, il Fringe di Edimburgo. Gay.it c'era con un inviato d'eccezione, Fabio Canino, che vi racconta gli...

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Sono tornato da Edimburgo dove sono stato a vedere (una parte…) del meraviglioso Fringe Festival appena terminato. Per chi non sapesse che cosa è, si tratta del più grande festival del mondo di teatro, cinema, musica, opera, cabaret, musical, pittura, danza, ecc. ecc. Qualunque forma artistica esistente al mondo, nel periodo che va dal 5 al 27 agosto di ogni anno, ad Edimburgo state tranquilli che la troverete!!

Quest’anno erano presenti 666 gruppi provenienti da 50 Paesi differenti (da l’Italia nessuno… perchè!? perchè!? perchè!?) che hanno presentato ben 1462 spettacoli differenti in 175 luoghi diversi della città! Durante il Festival la città si trasforma in un grandissimo palcoscenico.

Teatri, ma anche parchi, giardini privati, appartamenti, chiese, negozi, cantine, stazioni, fabbriche, ristoranti, pubs, insomma ogni luogo è giusto per fare spettacolo. Certo non tutti gli spettacoli sono eccezionali, anzi direi che alcuni sono proprio inguardabili, ma anche questo è il bello del Festival: se trovi uno spazio dove esibirti sei liberissimo di farlo e magari qualcuno viene anche a vederti!

In tutto questo marasma sono stati presentati anche molti lavori a tematica gay ed io ne ho visti alcuni per voi… Cominciamo con quello più brutto, così ci togliamo subito il pensiero. Si tratta di uno spettacolo intitolato Moscow. Un musical che racconta la storia di tre gay "costretti" (non si capisce perché…) a provare Le Tre Sorelle di Chekhov all’infinito! Viene cantata, oltretutto male, la sofferenza (che palle!) dell’essere gay e (adesso va tanto di moda…) una violenza in famiglia per giustificare il fatto di essere gay. Imbarazzante.

Ho visto poi un bellissimo monologo interpretato da un grande attore inglese, Bette Bourne, che vedete nella foto in alto (sì, l’ho detto anch’io: il nome è da donna, che ci posso fare?). Si tratta di Quentin Crisp – Resident Alien di Tim Fountain. Parla di Quentin Crisp, appunto, un famosissimo giornalista e scrittore inglese (generosamente potrei definirlo un Oscar Wilde moderno?) che ha vissuto a New York fino alla sua morte. Lo spettacolo è basato su una lunghissima intervista che Crisp ha concesso all’autore, al quale ha autorizzato anche la lettura dei suoi diari. Divertentissima pièce teatrale con battute ed osservazioni a raffica che spaziano dal sesso orale alla Principessa Diana.

Un’altra iniziativa molto interessante del Festival è la rassegna di comici gay (impensabile qua da noi, ma ci sto lavorando io, non vi preoccupate…) dal titolo So you think you’re funny?!, la cui serata finale è stata presentata da Graham Norton (foto sopra), notissimo volto gay della televisione d’oltre manica.

Poi ho visto uno spettacolo al suo secondo anno di repliche al Festival che non necessariamente nasce come spettacolo gay, ma visto l’argomento lo è diventato. Il titolo dice tutto: Puppetry of the Penis. Sottotitolo: l’Origami del pene. Due ragazzoni Australiani "manipolano", con charme e grande aplomb devo dire, i loro genitali creando di volta in volta figure, oggetti, paesaggi e quant’altro…! Si passa così dalla creazione del mostro di Loch Ness, all’hamburgher (senza patatine… vedi foto sotto), dalla fiamma olimpica alla Torre Eiffel fino all’omaggio alla loro terra con la presentazione del canguro nel marsupio. Non chiedetemi come fanno… dovreste vederli!!! Pubblico in delirio, ma è proprio il caso di dire uno spettacolo del cazzo!!!

Ho visto poi una commediola agrodolce Wiping my mother’s arse che, nonostante il titolo piuttosto forte (pulendo il culo di mia madre, ndr) non trasmette nessuna emozione. Parla di un figlio gay (cattivooo!!!) che finge di essere diventato eterosessuale per rubare tutti i soldi alla mamma – chiusa in un ospizio e alla quale non fa mai visita nessuno – con la scusa di "metter su famiglia". Sfortuna vuole che l’infermiere della suddetta mamma (buonooo!!!) sia l’ex fidanzato del cattivo il quale spiffera tutto alla vecchietta e alla futura moglie creando così il panico in famiglia. Uno spettacolo molto finto (ma rassicurante: i gay nei Teatri Ufficiali devono essere sempre addomesticabili…) con stereotipi dell’omosessuale da far sembrare nazisti i gay del Vizietto.

Poi sono tornato a vedere un musical che avevo già visto a New York (viaggio molto, signora mia…) e che sta diventando il fenomeno gay del terzo millennio.

Si tratta di Hedwig and the Angry Inch di John Cameron Mitchell e Stephen Trask ed interpretato dal fantastico Kevin Cahoon (foto sotto). Viene considerato dal pubblico e dalla critica, il nuovo Rocky Horror Picture Show (non a caso Cahoon viene proprio da quell’esperienza artistica). E’ la bellissima storia di un cantante gay nella Berlino pre-caduta del muro, che accetta la corte di un Ufficiale Americano follemente innamorato di lui, pur di lasciare la Germania alla volta dell’America. Unica condizione quella di diventare donna. Accetta, spinto anche dalla madre e da una delusione amorosa. Arrivata in America, e per la precisione a Junction City (orrenda cittadina fatta solo di camper e roulottes!) si pente amaramente di quello che ha fatto e percorrerà un doloroso viaggio a ritroso. Spettacolo eccezionale, cantato e suonato da artisti di grande talento. Se avete la possibilità di vederlo a New York credetemi, ne vale la pena! E’ appena stato girato anche il film tratto dallo spettacolo, ma non so se arriverà in Italia.

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d'amore Viennese.

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