Teatro gay? La Moratti licenzia Sgarbi

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Dopo l'ennesima iniziativa in favore dell'arte gay, Vittorio Sgarbi è stato licenziato in tronco dal sindaco Letizia Moratti. Ma lui si difende: «Non ha capito le mie intenzioni».

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Vittorio Sgarbi è stato deposto dall’incarico di Assessore alla Cultura del comune di Milano. È stata impietosa la sua datrice di lavoro, il sindaco Letizia Moratti, che lo ha scaricato proprio nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno.

‘Mancanza di rispetto per la giunta comunale, mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini rappresentati nel suo ruolo di assessore e quindi rottura del rapporto di fiducia con il sindaco e con i colleghi assessori’. Cosa abbia portato la Moratti ad un giudizio così duro nei confronti del "suo" Sgarbi è facile da capire. Basti ricordare le polemiche per la mostra Vade Retro, quella in cui il Papa veniva raffigurato in calze autoreggenti, che l’Assessore voleva testardamente allestire a Milano. E la goccia che ha fatto traboccare il vaso, quella fatale, riguarda ancora una querelle sul mondo gay.

La rassegna teatrale sull’omosessualità fatta votare alla giunta sotto il titolo "Amori possibili". È stata una presa in giro bella e buona secondo Letizia Moratti che ha così deciso di porre fine alle intemperanze del suo Assessore.

Eppure i risultati dell’ufficio governato da Sgarbi non sono mancati: solo nel 2007 i biglietti staccati per visitare le mostre sono stati 550.832, contro i 381.360 dell’anno precedente. «Mancanza di rispetto nei confronti della giunta? Semmai una mancanza di rispetto della Moratti nei miei confronti e nei confronti del lavoro compiuto», si difende il critico. «Ora vado a Roma, vado da Berlusconi a fargli presente la grave aggressione portata nei miei confronti. Il sindaco Moratti è stato eletto anche con i miei voti e deve rispondere della maggioranza che la sostiene». La delibera sul teatro gay? «Sono osservazioni di nessuna rilevanza e incomprensibili rispetto a una delibera fatta per eliminare ogni polemica a riguardo. L’ho presentata in quel modo proprio per eliminare le polemiche e per evitare che si affermasse l’orgoglio gay. Mi sarei aspettato piuttosto le critiche dell’Arcigay invece che quelle del sindaco e della giunta».

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