TOLLERANZA NEL RIFUGIO

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A Roma è in scena "Alcazar", spassoso dramma con una forte componente omosex. Tra ballerini gay sotto le bombe del '43, una lezione ricca di sentimenti.

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ROMA – Fino al 23 novembre la Cooperativa Attori & Tecnici (Viviana Toniolo, Stefano Altieri, Annalisa Di Nola, Nicola Pistoia, Andrea Lolli, Emanuele Cerman, Alessandra Paoletti) è al Teatro Vittoria di Roma con Alcazar, di Giovanni Clementi, per la regia di Stefano Messina.

L’opera è ambientata nella Roma del ’43/44 e si svolge in un rifugio antiaereo dove una scalcinata compagnia di varietà, fra un bombardamento e l’altro, è costretta a preparare il nuovo spettacolo. Due ballerine, non più di primo pelo ed in perenne conflitto fra loro, l’improvvisato impresario e sua figlia, un ballerino gay, un operaio, che si improvvisa ballerino per l’occasione, e l’Attore, con la “A” maiuscola, affamato ma ricco di charme. Andare in scena a tutti i costi è la loro missione. E solo quest’ideale è in grado di cementare l’unione fra persone e caratteri tanto diversi. Dove, se non all’Alcazar, potrebbe debuttare simile compagnia? A beccarsi gatti morti, fischi, sberleffi… Ma alcazar in spagnolo vuol dire fortezza, ed ecco quindi che all’orizzonte si staglia il vero rifugio, la vera fortezza dei debuttanti: la speranza di tornare a vivere alla fine della guerra.

Al di là degli aspetti della “resistenza” vissuta attraverso gli occhi di una compagnia teatrale, in Alcazar c’è una forte componente omosessuale. Il ballerino Saverio (Andrea Lolli) è gay e riveste un ruolo rilevante all’interno dell’opera, come anche altri personaggi omosessuali che vengono solo nominati. Nonostante la presenza di alcuni luoghi comuni (come l’associazione fra l’essere ballerino e l’essere gay, la poca mascolinità del gay, la sua mancanza di forza fisica al punto di non essere capace nemmeno di spostare un baule, impresa in cui riesce benissimo il vecchio produttore…), è interessante notare la totale accettazione dell’omosessualità da parte di tutti. Anche quando Saverio si dichiara a Umberto (il bell’Emanuele Cerman, foto sotto) dopo aver ballato il buchi buchi guancia con guancia con lui, questi si agita per la novità della situazione, ma di certo non si tira indietro. Un’atmosfera senza dubbio di tolleranza, anche se forse un po’ anacronistica in alcuni aspetti.

Il testo di Giovanni Clementi – autore già de “Il cappello di carta” e “La vecchia Singer” – è stato definito dalla stampa “limpida scrittura, che, con sensibilità felpata… va delineando il contesto amaro di una Roma del ’43/’44… su cui il nemico infierisce con crudeltà”. Senza dubbio interessante la caratterizzazione dei personaggi e l’ambientazione. Realistica la sceneggiatura che ricostruisce un rifugio antiareo (anche se c’è una finestra aperta…). Bravi gli attori, anche se a volte un po’ troppo legati (magari qualche sorriso in più si sarebbe desiderato, soprattutto nel saluto finale al pubblico…!). Un po’ “statica” la regia, ma si sa che l’opera teatrale è sempre in fieri, quindi senza dubbio si potranno migliorare alcuni aspetti.

Una piece che merita di essere vista, sia per la rinomata compagnia “Attori e Tecnici” – che per decenni ha calcato i palcoscenici con l’esilarante “Rumori fuori scena” -, sia per la prospettiva con la quale si guarda a un periodo della nostra storia, sia, e non ultimo, per il modo delicato di tratteggiare i sentimenti di amore omosessuale.

COMPAGNIA STABILE ATTORI & TECNICI
TEATRO VITTORIA
30 ottobre – 23 novembre
ALCAZAR

di Roberto Russo

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