Un campo giochi per giovani e no

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"Congedo ordinario" di Severini e "Gli sterminati campi della normalità" di Burd per l'estate di Playground, recentemente acquisita dalla Fandango di Procacci

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La Playground di Andrea Bergamini è stata acquistata dalla Fandango. Su queste pagine abbiamo parlato spesso di questa casa editrice, una delle migliori esperienze italiane in tema di editoria gay. Capace di proporre autori del calibro di Edmund White e Gilberto Severini in volumi ben curati, dalla grafica accattivante, con ottime traduzioni e stampa di qualità. Insomma, un piccolo miracoloso successo per un’Italia in cui l’imprenditoria gay vanta più di una cialtroneria. Sorprende quindi sapere dell’acquisizione da parte di Fandango libri, anche se Bergamini ha ottenuto di restare alla conduzione della casa editrice con una discreta autonomia decisionale. Lo stesso fondatore della Playground spiega che la vendita è stata fatta “per scelta, convinto che prima o poi ne avrei avuto bisogno. Da tre anni Playground aumenta costantemente il fatturato e può vantare un piccolo attivo. Ma da come leggo il mercato editoriale sono convinto che una casa editrice delle mie dimensioni non avrebbe avuto futuro continuando il percorso in perfetta solitudine”.

C’è da sperare quindi che lo zampino di Domenico Procacci, che con la sua Fandango sta creando un piccolo impero che spazia dal cinema all’editoria, non snaturi l’esperienza più che positiva – anche se non priva di difetti – della Playground. E gli ultimi due titoli pubblicati sembrano promettere bene: a parte un’insolita presenza di refusi tipografici (che l’esigenza del risparmio vada a colpire i poveri correttori di bozze?) Bergamini affronta l’estate con due libri che coprono un vasto range di lettori. Congedo ordinario di Gilberto Severini ripercorre le vicissitudini di un gay dei tempi in cui la parola “gay” non esisteva ancora, mentre Gli sterminati campi della normalità di Nick Burd è l’ultima uscita della collana High School dedicata ai giovanissimi. E di certo i lettori under-25 di questo corposo romanzo d’esordio (240 pagine, 13 euro) non potranno non riconoscersi in almeno qualcuna delle vicissitudini del giovane protagonista Dade. Nella sua ultima estate prima di andare al college, Dade affronta il bullismo dei compagni di liceo, la crisi dei suoi genitori, quella del rapporto di solo sesso con il bel giocatore della squadra di atletica – ovviamente ufficialmente fidanzato con una delle più carine e stronze della scuola – ma anche l’incontro con la sua prima amica omosessuale come lui e quello con il ragazzo che diventerà il suo primo vero fidanzato. Insomma una vera rassegna di cliché legati al percorso di autoaccettazione. Il giovane che, all’inizio del romanzo, è capace di confessare la propria omosessualità solo alle pale del ventilatore sospese sul suo letto o al suo spazzolino da denti, alla fine sarà il protagonista di una festa che lo riabiliterà innanzitutto agli occhi di se stesso. Ma il pregio maggiore del romanzo è nel tono intimo e diaristico – reso bene dalla buona traduzione di Andrea Misuri – con cui si raccontano non tanto e non solo gli avvenimenti della vita di Dade ma i suoi pensieri e le sue paure.

Il tono intimo contraddistingue anche il libro di Gilberto Severini che in un centinaio di pagine appena (per l’esattezza 110, al prezzo di 11 euro) riesce a intrecciare la ricostruzione del vissuto di uno stravagante professore di provincia, che ha subito anche il confino a causa della spudoratezza con cui viveva gli amori con i ragazzi del paese, con le riflessioni dell’io narrante, un “discepolo” o forse semplice ammiratore del professore che in età adulta deve confrontare se stesso con l’esperienza del suo bizzarro mentore. Due generazioni a confronto per leggere come può essere diverso – o simile – il vissuto di due omosessuali a distanza di 30 anni: il primo, forse deluso da un amore giovanile, finisce per trovare l’appagamento tra le braccia di marinai a cui corrisponde laute mance in cambio dei loro favori, l’altro si svela solo apparentemente più “risolto” e, pur senza raccontare nulla di sé, lascia trasparire una identificazione con il predecessore che suggerisce come in fin dei conti l’esperienza dell’omosessualità possa conservare delle costanti anche con il cambiare dei tempi.

Gilberto Severini, con questo Congedo Ordinario conferma la sua qualità di narratore d’eccezione, capace di restituire con struggente verosimiglianza vissuti ed atmosfere per lo più legate alla realtà di provincia. Un altro romanzo di Severini, A cosa servono gli amori infelici, era selezionato tra i dodici libri candidati al Premio Strega di quest’anno, poi vinto da Edoardo Nesi con Storie della mia gente.

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