UN CARTONE CONTRO L’AIDS

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Dal triste spot con gli aloni violacei ai volantini di Lupo Alberto ritirati, in Italia le pubblicità per la prevenzione dall'AIDS non hanno mai avuto un gran successo....

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Forse qualcuno ricorderà che alla fine degli anni 80, quando ormai era stato appurato che l’AIDS non colpiva solo gli omosessuali, anche sulle emittenti televisive italiane cominciò a circolare uno spot che -perlomeno nelle intenzioni- voleva sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dell’epidemia. Lo spot inquadrava una strada in cui passeggiavano sagome scure che, tramite contatto, diffondevano un inquietante alone violaceo (che simboleggiava la malattia), mentre una voce fuoricampo commentava: “AIDS. Se la conosci la eviti, se la conosci non ti uccide”. Peccato che lo spot, di fatto, non facesse conoscere nulla. Probabilmente lo scopo era di presentare col maggior tatto possibile, e senza scandalizzare nessuno, una malattia che si trasmetteva sessualmente. Com’è facile intuire un simile spot alla fine riusciva più che altro ad allarmare, senza dare informazioni (che peraltro all’epoca erano assai scarse) sulla natura e la trasmissione del virus HIV.

Al di là del fatto che l’eccessivo senso del pudore italiano ha sempre impedito di usare al pieno delle sue potenzialità un potente mezzo di informazione come la televisione, è molto triste constatare che quello degli aloni violacei è stato il primo e unico esempio di campagna informativa sull’AIDS davvero visibile a tutti, perlomeno nel nostro paese. Dopodichè, sempre per via del solito senso del pudore (ma anche il Vaticano, con la sua continua condanna del preservativo, ha avuto il suo peso), si è passata la “patata bollente” dell’informazione ai gruppi di volontariato che lottano contro l’AIDS (come l’ANLAIDS dal 1985 e la LILA dal 1987). Tuttavia, anche se le associazioni di questo tipo hanno sempre cercato di dare il meglio di sè, a differenza delle loro “consorelle” straniere si sono sempre dovute scontrare con il muro di gomma eretto intorno a loro dai falsi moralismi e dalle ipocrisie. Basti pensare all’impossibilità di fare delle campagne informative davvero serie e dettagliate nelle scuole italiane, dove il sesso è ancora considerato un tabù e dove l’ora di religione, al contrrio di quella di educazione sessuale, è garantita.

Basti ricordare che, quando nel 1991 vennero distribuiti nelle scuole degli opuscoli che spiegavano

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Basti ricordare che, quando nel 1991 vennero distribuiti nelle scuole degli opuscoli che spiegavano in modo chiaro cosa fosse l’AIDS e come si trasmettesse (e che avevano come testimonial niente meno che Lupo Alberto, personaggio a fumetti decisamente seguito e popolare), vennero subito fatti ritirare da un’azione congiunta del Ministero della Salute e del Ministero dell’Istruzione. Un’altra sostanziale differenza fra le associazioni per la lotta all’AIDS che si trovano all’estero e quelle che operano in Italia, purtroppo, sembra essere il fatto che da noi collaborano soprattutto i privati cittadini, mentre all’estero alle varie iniziative partecipano attivamente anche altri tipi di realtà. Prendiamo ad esempio l’associazione francese per la lotta all’AIDS, la AIDES: vi basti sapere il suo logo è stato messo in bella vista sulla vela dell’imbarcazione francese che poi avrebbe vinto la regata transatlantica dello scorso aprile, e come se non bastasse i due skipper della barca hanno devoluto all’AIDES il premio in denaro che hanno ricevuto.

Tuttavia l’AIDES da un paio d’anni a questa parte è riuscita a mettere in piedi delle campagne informative che – grazie soprattutto a internet – oltrepassano i confini nazionali con un travolgente e crescente successo. Tutto è iniziato lo scorso anno, quando è iniziata la collaborazione con Wilfrid Brimo, un apprezzato regista e produttore di filmati 3D specializzato in videoclip musicali. A titolo gratuito aveva realizzato un spot musicale sulla prevenzione dell’AIDS che si rivolgeva prettamente al pubblico eterosessuale (infatti era incentrato sulle disavventure di un’avvenente quanto sfortunata ragazza, che coronava il suo sogno d’amore dopo aver cambiato numerosi partner). Il videoclip si muoveva sulle note di “Baby Baby”, un brano “beat” del 1976 interpretato dai Vibrators, una rock band inglese, ed è stato studiato per essere la campagna preventiva dell’estate 2005. Il successo straordinario dell’iniziativa, che parla ai giovani col linguaggio dei giovani, senza allarmismi e moralismi, ha spinto Wilfrid Brimo e la AIDES a rinnovare la collaborazione lanciando una nuova campagna pubblicitaria per l’estate 2006. Questa volta esplicitamente rivolta al pubblico omosessuale!

Questo nuovo videoclip, che a partire da maggio ha iniziato a circolare su alcuni canali satellitari francesi (in particolare il canale gay Pink TV), su internet e presso i festival dedicati al cinema d’animazione (dove è stato osannato da pubblico e critica), sta diventando un vero e proprio cult. Nelle ultime settimane il sito dell’AIDES è stato letteralmente preso d’assalto, al punto da mandare periodicamente in tilt i loro server. Il segreto del successo di questo videoclip? Difficile riassumerlo in poche righe. Le bellissime animazioni e il delizioso brano scelto per fare da filo conduttore (“Sugar Baby Love”, una canzone composta dai Rubbets nel 1978), hanno di certo contribuito a renderlo popolare, ma probabilmente le vere ragioni del suo successo sono altre. Per la prima volta, seppur attraverso il filtro della grafica 3D, uno spot si rivolge direttamente ai giovani gay con ironia e garbo, parlando il loro linguaggio e mettendo in piazza i loro sentimenti e le loro aspirazioni. A differenza del video realizzato da Wilfred Brimo lo scorso anno (peraltro bellissimo), questo non si limita a valorizzare l’uso del preservativo e le esperienze sessuali. Il video realizzato quest’anno parla anche di omofobia, di amori difficili e di tutte quelle luci e ombre che compongono la sfaccettata realtà gay di oggi. Il video, che può definirsi un vero e proprio cortometraggio, riesce a far sorridere, riflettere e persino commuovere. Senza contare che ha l’indubbio merito di presentare in maniera divertente, ma decisamente verosimile, il mondo omosessuale a chi omosessuale non è, lanciando – alla fine – un messaggio universale: “Bisogna vivere per trovare la persona giusta! Proteggetevi!”.

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