UN GAY A TROIA

Intervista a Eric Shanower, l’autore de “L’età del bronzo”, un’apprezzatissima versione a fumetti dell’Iliade di Omero dove, tra l’altro, non viene censurata la relazione fra Achille e Patroclo.

Forse avete visto anche voi 300, il film tratto dal fumetto di Frank Miller. La pellicola ha diviso il pubblico gay: da una parte chi ha apprezzato l’erotismo degli spartani in slip e dall’altra chi ha riscontrato per l’ennesima volta la censura nella rappresentazione dell’antica cultura greca, “gay-friendly” e indifferente al nudo integrale (che comunque nel fumetto era presente e nel film no). Tra le altre cose lo stereotipo dell’omosessuale vizioso ed effemminato è servito per caratterizzare il “cattivo” di turno, cioè Re Serse (che peraltro nella realtà storica era virile e barbuto quanto gli spartani, se non di più). D’altra parte Frank Miller voleva costruire solo una bella storia e non aveva l’obbiettivo di realizzare un fumetto “a prova di archeologo”, men che meno dal punto di vista gay.

Di tutt’altro avviso è un autore che negli ultimi anni ha fatto molto parlare di sè: Eric Shanower. Nato in Florida nel 1963, ha debuttato come autore completo per un ciclo di racconti ispirati a Il mago di Oz. La ribalta internazionale, però, è arrivata di recente, quando si è cimentato nella realizzazione di un’apprezzatissima versione a fumetti dell’Iliade di Omero: L’età del bronzo (che l’anno scorso è arrivata anche in Italia, guadagnandosi il premio come “miglior serie a fumetti” alla fiera del fumetto di Lucca). Oltre ad aver realizzato una ricerca storica a dir poco meticolosa, Eric Shanower non ha glissato sull’omosessualità degli antichi greci e la sua versione della relazione fra Achille e Patroclo – sancita da un bacio che è già cult – offre probabilmente la prima rappresentazione verosimile e non edulcorata di un tema ritenuto tabù per secoli. Forse fra i motivi che hanno spinto l’autore a compiere questa scelta inedita e coraggiosa c’è anche il fatto che è gay e dichiarato, due termini che raramente coesistono nel mondo del fumetto, ma cosa ne pensa il diretto interessato? Dopo essere stati i primi a parlare di lui in Italia abbiamo deciso di essere i primi a chiederglielo direttamente nell’intervista che segue.

Un fumetto rispecchia anche gli interessi e la personalità del suo autore. Pensi che il fatto di essere gay abbia influito sulle tue scelte e sul tuo stile narrativo? Dopotutto il “Mago di Oz” fa parte della cultura gay americana e l’Iliade è la prima opera letteraria nella storia che mostra una relazione omosessuale.
Da bambino ero affascinato dai disegni di John R. Neill per i libri di Oz di L. Frank Baum, e trovo molto difficile collegare questa fascinazione con la mia sessualità. È pur vero che il mondo di Oz è un’icona per molti uomini gay, quindi il fatto che sono gay potrebbe avere qualcosa a che fare con la mia attrazione per Oz, tuttavia credo che alla base ci sia un discorso più complesso. Faccio fatica, invece, ad associare la mia sessualità al mio interesse per la guerra di Troia. Quando ho cominciato le ricerche per L’età del bronzo, non ero nemmeno al corrente della tradizione che vede Achille e Patroclo come una “coppia“. Quando l’ho scoperto sono stato molto contento di poter includere quest’aspetto della natura umana nella mia narrazione, ma non era una cosa che m’interessava all’inizio del progetto. Io non sono del tutto convinto che Iliade di Omero ponesse l’accento su una relazione omosessuale. Certamente Achille sostiene di amare Patroclo, ma è anche possibile un’interpretazione non legata al sesso. Tuttavia sono convinto che queste allusioni nell’Iliade possano motivare l’ipotesi di un sottinteso sessuale tra Achille e Patroclo.

In Italia, dove l’omosessualità è ancora vista con diffidenza e come una potenziale fonte di problemi con le autorità civili e religiose, il secondo volume de L’età del bronzo è arrivato nelle fumetterie avvolto nel cellophane (in Italia il cellophane è obbligatorio quando una rivista o un fumetto è vietato ai minori di anni 18). Hai avuto problemi simili con il tuo fumetto anche in altre occasioni? Ci sono mai state proteste o lamentele per i contenuti o per le scelte stilistiche?
Non sapevo del cellophane. Per quanto riguarda gli USA sono sempre stato molto attento a non includere ne L’età del bronzo degli elementi che avrebbero potuto motivare simili provvedimenti. Non voglio assolutamente che sia messo nella sezione V.M.18 delle librerie o dei negozi di fumetti. Ho ricevuto una lettera da un lettore contrariato dalla scena in cui Achille e Patroclo si appartano per fare sesso. Ho pubblicato la lettera nel numero successivo del fumetto (in originale L’età del bronzo è pubblicato in albi poi raccolti in volumi, ndr) e dopo ho ricevuto una lettera piuttosto irritata da un altro lettore che ha difeso il mio diritto di presentare la storia nel modo che reputavo migliore. In ogni caso non mi ricordo che qualcuno abbia mai protestato o si sia lamentato per la relazione tra Achille e Patroclo. Ricevo anzi lamentele dai lettori che vogliono più battaglie, o che non si orientano fra i tantissimi personaggi dell’Iliade o che magari vogliono che L’età del bronzo sia pubblicato più spesso.

Fino a qualche anno fa gli unici fumettisti gay dichiarati erano quelli che si rivolgevano solo al mercato gay, magari realizzando materiale erotico o pornografico (in Italia, dove non c’è mai stato un vero mercato gay, non c’era nemmeno questa possibilità). Secondo te oggi le cose sono cambiate? Negli USA un autore LGBT dichiarato ha le stesse possibilità di successo di un autore straight o ci sono ancora dei pregiudizi?
Il romanzo grafico di Alison Bechdel, Fun Home, è la storia autobiografica dell’infanzia di una lesbica e parla della sua relazione con il padre omosessuale non dichiarato. Questo fumetto è stato eletto “miglior libro dell’anno” dalla rivista TIME. Non sarebbe successo dieci anni fa. Le cose sono cambiate, però secondo me il punto non è che Fun Home affronta temi gay (o ha un autrice lesbica), ma piuttosto che è un romanzo grafico ben fatto. Riceve tante lodi perchè è una bella lettura e non perchè ha un tema gay. Per quanto riguarda discriminazione un lettore non sa necessariamente l’orientamento del fumettista, quindi finché il fumettista non scrive e disegna qualcosa esplicitamente gay non credo che ci sia molta differenza. Per determinare il successo di un autore sono altri fattori più importanti del suo orientamento, come la qualità di un’opera o il marketing. Non ho mai subito discriminazione (apertamente) dalle case editrici perché sono gay, d’altra parte non so se sono mai stato discriminato a mia insaputa.

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In Italia ci sono numerosi fumettisti ed editori gay, anche di una certa importanza, ma la stragrande maggioranza di loro preferisce vivere nascosta e tenere separata la sua vita gay dalla sua vita professionale. Tu che, tra le altre cose, nel 1994 hai fondato una casa editrice (la Hungry Tiger Press) con il tuo partner, pensi che essere un fumettista o un editore gay dichiarato renda tutto più difficile o sia una ricchezza supplementare?
In USA la vita di un fumettista o di un editore sicuramente non diventa più difficile se è gay dichiarato…

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In Italia ci sono numerosi fumettisti ed editori gay, anche di una certa importanza, ma la stragrande maggioranza di loro preferisce vivere nascosta e tenere separata la sua vita gay dalla sua vita professionale. Tu che, tra le altre cose, nel 1994 hai fondato una casa editrice (la Hungry Tiger Press) con il tuo partner, pensi che essere un fumettista o un editore gay dichiarato renda tutto più difficile o sia una ricchezza supplementare?
In USA la vita di un fumettista o di un editore sicuramente non diventa più difficile se è gay dichiarato. nel mio caso la maggior parte dei miei progetti non verte sulla sessualità, quindi essere gay non ha niente da fare con gran parte delle mie relazioni professionali. Ogni tanto mi si chiede di partecipare a piccoli progetti editoriali in quanto gay e sono molto contento di dire di sì. Abbiamo tutti una sessualità, nonostante i modi diversi in cui la sentiamo o la viviamo, e tutti gli aspetti di una persona permeano il suo lavoro. Non credo che la sessualità sia una ricchezza supplementare proprio perché e già lì, insieme a tutte le altre ricchezze di ciascuno. Non è “supplementare”.

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In Italia, dove manca il supporto di una vera comunità gay, molti preferiscono reprimere la loro natura e fanno di tutto per non essere identificati. I fumettisti non fanno eccezione e stanno attenti a non realizzare nulla che possa insospettire il pubblico. Il tuo nome invece compare addirittura nei titoli di coda di “Stonewall & Riot”, il film hard in 3D realizzato dal tuo collega Joe Philips…Vuoi parlarci di questa esperienza? È davvero tua la voce del dildo parlante?
Certo che è la mia voce! Sono contentissimo di aver dato la voce a un personaggio del film di Joe. Non avevo mai fatto niente di simile e ho trovato molto divertente andare nella sua sala di registrazione. Il film è indirizzato agli spettatori gay, e non so quante persone che vanno a vederlo si interessano al fatto che la voce del dildo è la mia. C’e sempre la possibilità che qualcuno, da qualche parte, possa boicottare i miei fumetti perché ho fatto una voce in un film animato hard, ma è talmente remota che non ho voluto preoccuparmene. Ho solo una vita da vivere, e quindi preferisco cogliere l’attimo invece di preoccuparmi di certe cose.

Negli ultimi anni stanno tornando di moda i film ambientati in epoca classica, ma i contenuti sono rigorosamente filtrati e adattati ai gusti e alla morale di oggi. Cosa faresti se in futuro ti chiedessero i diritti per realizzare un film tratto da AGE OF BRONZE a condizione di trasformare Achille e Patroclo in due cugini come ha fatto Folfgang Petersen in TROY?
Non credo che sia verosimile: qualsiasi regista vorrebbe un contratto che gli garantisse di fare tutte le modiche che vuole, ma supponiamo chequesto scenario sia possibile e che qualche regista mi chiedesse l’autorizzazione per modificare il rapporto fra Achille e Patroclo… Siccome cerco di essere sempre gentile, credo che chiederei per prima il perchè della sua decisione, per capire se i suoi motivi sono validi, e poi gli darei il permesso se avesse ragione. Non chiedetemi quali motivi potrebbero farmi pensare che una simile decisione avrebbe senso, perchè non riesco a immaginarli.

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Cosa consiglieresti a un fumettista (o aspirante tale) gay che pensa che reprimere la sua natura sia l’unico modo per avere successo in questa professione?
Non vivo in Italia, e dunque non so com’e la situazione lì, ma per prima cosa gli chiederei perché una persona dovrebbe pensare che la sua sessualità sia importante in questo lavoro. Se un fumettista riesce fare un bel fumetto, che importa alla gente se è gay o no? La maggioranza non se ne interesserebbe. Anche in l’USA c’e gente che ha dei problemi con i gay, ma d’altro canto ci sarà sempre qualcuno a cui non piacerà il lavoro di un fumettista per una ragione o per l’altra. E’ impossibile piacere a tutti ed è una cosa troppo stupida preoccuparsene. Gli consiglierei di creare i fumetti che vuole. Se è italiano e nessuno lo pubblica cerchi in un altro paese! Con internet ormai e piuttosto facile. Provi la Francia o gli USA o un’altra nazione più aperta. Gli editori in questi paesi giudicheranno il suo lavoro in base al suo valore e alle sue potenzialità economiche, e non sulla base della sua sessualità. Inoltre “spegnere” o reprimere una parte di sè provoca sempre l’interruzione di una parte della propria creatività. Le limitazioni possono essere una sfida creativa che si trasforma in un ottimo lavoro, ma bisogna essere realmente consapevoli della limitazione al fine di confrontarla con la creatività. In ogni caso penso che continuare a reprimere la propria natura sessuale possa diventare qualcosa di intollerabile e, a lungo andare, molto dannoso.

I volumi de “L’età del bronzo” sono pubblicati in Italia da Free Books e sono reperibili in libreria e fumetteria.
Si ringrazia Jeremy Hayne per l’aiuto con le traduzioni.

di Valeriano Elfodiluce

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