UNA LUMACA PER AMICO

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Torna J. T. Leroy, il giovane autore con un passato da prostituto, con il breve ma deludente racconto "La fine di Harold" storie di ragazzini tra abusi e...

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Se J.T. Leroy non fosse J.T. Leroy, la casa editrice Fazi non avrebbe fatto la fatica di pubblicare “La fine di Harold“, questo raccontino di appena 45 pagine e lo stesso non sarebbe stato annunciato come l’evento editoriale della stagione. E oggi forse noi non staremmo qui a parlarne.
Ma J.T. Leroy è J. T. Leroy, cioè uno dei fenomeni letterari degli ultimi anni tra i più discussi in America e l’uscita di un suo nuovo libro, anche se smilzo come questo, desta qualche legittima curiosità.

Spesso gli americani eleggono a propri idoli personaggi inconsueti e irregolari, molto distanti dalla rigida impostazione protestante che li condiziona. J.T. Leroy è uno di questi. Proviene da un mondo diversissimo da quello della stragrande maggioranza dei lettori che si è conquistato. Nei suoi libri racconta esperienze ed emozioni tanto forti e inusuali per un ragazzo così giovane che sì è perfino dubitato sulla sua identità. Qualcuno ha pure pensato che a scrivere i romanzi fosse lo scrittore Dennis Cooper. E invece questo ragazzino esiste e scrive davvero. La madre, che ha condotto una vita molto irregolare, lo ha fatto crescere fra prostitute e camionisti. All’età di quindici anni ha cominciato a drogarsi. Poi, grazie al suo analista che lo ha ancora in terapia, ha scoperto il valore benefico della scrittura e del suo talento. Oggi, a soli ventitre anni, è un artista affermato, ha già scritto due romanzi di grande successo e ha davanti a sé un futuro prosperoso. Asia Argento è rimasta folgorata dalla sua personalità, e col suo secondo libro, Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, ci sta facendo un film.
E questo nuovo racconto? Una sapiente operazione editoriale, ben realizzata e confezionata. Il libro ha un bell’aspetto, un copertina argentata attraversata dalla graziosa sagoma di una lumachina che è la protagonista della storia. È ben tradotto, cosa facilmente verificabile grazie al testo originale a fronte, si legge in un soffio e comprarlo non è una grande fatica economica. Ma… c’è sempre un “ma” in ogni cosa venduta bene: il contenuto non è poi così straordinario come si vuol dare a intendere. La quarta di copertina promette una favola dolce e amara, raccontata con voce tenera e ironica, lieve e spietata. Mentre in realtà ci troviamo di fronte a un raccontino nel quale mancano gli elementi per essere considerato un prodotto convincente. Molto discutibile è, per esempio, l’intonazione alternata che la nota di coperta mette in evidenza. Domina invece un tono disincantato, quasi monocorde, quello di chi ha molto vissuto e non si stupisce più di niente, che è tipico di Leroy ma che è privo di quella capacità di partecipazione che nei romanzi avvolge e incanta il lettore.
L’azione si svolge a San Francisco, in uno dei quartieri popolati da sbandati e gente di strada. Da qualche giorno una Pontiac argento va su e giù per Polk Street. I ragazzini che lì si riuniscono in cerca di qualche dose e di qualche cliente pensano che si tratti di uno sbirro o di un assistente sociale, ma Larry dopo un po’ si rivela essere soltanto un tipo in cerca di amicizia. Il giovane protagonista del racconto è dapprima un po’ sospettoso nei confronti dell’uomo, poi si lascia conquistare dai suoi modi gentili e premurosi. Larry nota che a differenza dei suoi compagni, è l’unico a non avere un animaletto che gli faccia compagnia e gli regala, dentro a una piccola scatola, una minuscola lumaca che il ragazzo chiama Harold, grazie alla quale riesce a superare la violenza e gli abusi di cui è spesso la vittima consenziente. Ma solo per poco. Il titolo del racconto La fine di Harold non promette niente di buono.

J.T. Leroy
La fine di Harold
Fazi, 89 pp., 10 euro
www.fazieditore.it
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di Alberto Bartolomeo

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