UNA MOVIDA A FUMETTI

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La cattolicissima Spagna si dimostra ancora una volta più aperta verso la comunità GLBT rispetto all'Italia, una prova ne è la cultura fumettistica che riscopre la sua verve...

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Sul fatto che la Spagna sia stata la prima nazione latino-mediterranea ad equiparare il matrimonio omosessuale a quello eterosessuale si è già detto di tutto. D’altra parte nessuno può negare che alcune località iberiche siano da anni tra le mete turistiche gay-friendly più gettonate d’Europa. Meno nota, ma altrettanto stimolante, è la situazione del fumetto a tema GLBT in Spagna, che di recente sta vivendo un vero e proprio BOOM. In realtà la scena fumettistica ispanica, che pure è molto produttiva, è sempre stata considerata in maniera abbastanza marginale dal resto dell’Europa, e in particolare dall’Italia. Probabilmente questo si spiega col fatto che il fumetto spagnolo è sempre stato molto “ispanico”, ma anche col fatto che per decenni la vicinanza della Francia (che del fumetto ha sempre fatto una questione di principio) ha minimizzato (se non filtrato) tutto ciò che veniva realizzato in Spagna.

Paradossalmente gli autori spagnoli più conosciuti in Italia sono quelli che hanno pubblicato anche in Argentina, una nazione che per i suoi legami storici con l’Italia ha potuto contare da sempre su rapporti più diretti con l’editoria nostrana. Per la cronaca il fumetto argentino (che in Italia viene pubblicato regolarmente sui settimanali “Lanciostory” e “Skorpio”) pullula di donnine svestite, ma si guarda bene dal toccare direttamente tematiche GLBT: l’omosessualità in Argentina non è illegale, ma – complice l’influenza della Chiesa Cattolica – è ben poco tollerata (tanto che negli anni 90 alcuni gay argentini hanno persino chiesto asilo in Canada). Per fortuna la Spagna presenta una situazione decisamente diversa e potrebbe porre le vere basi per un fumetto GLBT “Made in Europe”. Intendiamoci: la Spagna non à la prima nazione europea che si è lanciata nel fumetto GLBT, ma – proprio per la sua concezione di fumetto “popolare” – è la prima che sta lanciando dei prodotti accessibili a tutti.

Per capire meglio cosa accade, però, è bene fare un breve punto della situazione. Il primo editore che ha pubblicato con una certa regolarità fumetti dichiaratamente GLBT in Europa è stato il tedesco Bruno Gmunder, che da qualche anno propone illustratori e fumettisti gay provenienti principalmente dall’altra sponda dell’Atlantico in lussuose (e costose) edizioni patinate, peraltro rigorosamente in lingua originale (cioè in inglese). In Francia piccoli editori come H&O hanno iniziato a importare autori da tutto il mondo (compresi alcuni del catalogo Gmunder), editandoli in francese e in edizioni non proprio economiche. La Spagna, invece, ha scelto di partire in modo diverso: promuovendo volumi realizzati da autori locali e lanciando una rivista di fumetti gay ad un prezzo popolare. La cosa curiosa è che buona parte di questo materiale viene prodotto da case editrici affermate che hanno deciso di investire nel settore GLBT. Leader di questa “Operazione GLBT” sembra essere l’editore La Cùpula, che – paradossalmente – è uno degli editori spagnoli più prolifici nel campo dell’erotismo eterosessuale. Oltre a essere l’editore di Ralph Konig (che peraltro ha “scoperto” e fatto conoscere al di fuori dei confini tedeschi), l’editore La Cùpula si sta dando un gran da fare per pubblicare autori GLBT più impegnati e “storici” come Howard Cruse e Alison Bechdel.

Nel frattempo ha deciso di dare molto spazio anche agli autori spagnoli come Sebas Martin, specializzato in storie che raccontano la quotidianità dei gay di oggi, e David Cantero, più esplicito e colorato del suo collega. Sebas Martin ha all’attivo diversi volumi, perlopiù ambientati nella Spagna di oggi, che descrivono la quotidianità gay in maniera diretta e senza retorica. Nonostante il suo stile minimale non passa inosservato, e non è un caso se lo scrittore americano Lawrence Schimel (che ha vinto anche un premio Lambda, l’oscar della letteratura GLBT) lo ha notato e ha voluto che realizzasse la versione a fumetti del suo racconto Vacation in Ibiza. Il giovane David Cantero, d’altra parte, ha persino fondato – insieme al suo amico Javi Cuho – una piccola casa editrice indipendente con la quale si autoproduce e può sbrigliare la sua fantasia senza alcun vincolo: la sua ultima fatica, Fallen Angels, parla di tre aspiranti angeli (decisamente sexy) disposti a tutto pur di ottenere l’agognato diploma, in un turbinio di azione, erotismo, avventura e umorismo.

Il fiore all’occhiello del fumetto GLBT in Spagna, però, rimane la neonata rivista “Claro Que Si”: il primo magazine spagnolo dedicato ai fumetti che si rivolgono specificatamente al pubblico gay.

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Il fiore all’occhiello del fumetto GLBT in Spagna, però, rimane la neonata rivista “Claro Que Si”: il primo magazine spagnolo dedicato ai fumetti che si rivolgono specificatamente al pubblico gay. I temi sono molto eterogenei: dalle strip umoristiche all’horror, dall’autobiografia all’erotismo, il tutto arricchito da articoli di approfondimento sul mondo del fumetto gay, interviste esclusive e quant’altro. Gli autori provengono da tutte le parti del mondo, ma oltre la metà sono autoctoni (e fra tanti i nomi non mancano nemmeno i sopracitati Sebas e Cantero). La rivista per ora sta sperimentando la periodicità trimestrale, ma vista la buona accoglienza di pubblico potrebbe passare presto alla mensilità. Fra gli autori internazionali ospitati da “Claro Que Si” ricordiamo Joe Phillips, Patrick Fillion, Fabrice Neaud e l’immancabile Ralph Konig. Sicuramente il fatto che la Spagna ha sdoganato legalmente la condizione omosessuale ha determinato una maggiore apertura dell’editoria verso certi temi, ma probabilmente è vero anche il contrario: se non ci fosse stata un’apertura della comunità gay verso una dimensione “popolare” (fumetto compreso), non ci sarebbero stati nemmeno i presupposti per l’equiparazione legale dei cittadini GLBT. Questa considerazione rende inevitabile un paragone con la situazione italiana (fumettistica e non). La prima cosa che non si può fare a meno di notare è che “Claro Que Si” riprende esattamente la formula e i contenuti di “Happy Boys”, la prima rivista italiana di fumetti GLBT che – a causa delle basse vendite – ha dovuto rinunciare alla presenza in edicola per studiare nuove formule editoriali con cui presentarsi.

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