UN’EPOPEA GAY ITALIANA

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E’ la prima saga a fumetti nostrana a tema omosex che giunge ala conclusione. Caim ha avvicinato centinaia di lettori a questo genere. Ce ne parlano le due...

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Negli ultimi anni, in Italia, si sono susseguite diverse saghe a fumetti in cui degli omosessuali più o meno dichiarati hanno avuto un ruolo di primo piano. Purtroppo, però, si è sempre trattato di iniziative che – pur contribuendo a comporre il variegato mosaico dei fumetti “gay” circolati in Italia – si sono risolte in un lasso di tempo relativamente breve e senza portare a compimento le premesse iniziali.
Nel nostro paese i fumetti che facevano dell’omosessualità – più o meno esplicita – uno dei temi portanti, sono stati accomunati da un destino non troppo felice, che ha portato spesso alla loro sospensione prematura e al dirottamento degli autori coinvolti in altri progetti.
Negli ultimi anni, però, sembra che le cose stiano seguendo un andamento diverso: alcune serie decisamente gay sono proseguite per anni, appoggiandosi ad un pubblico affezionato e soprattutto alla tenacia e alla determinazione di chi si è impegnato a realizzarle.
Probabilmente uno degli esempi migliori in questo senso ci viene dato dalla saga di Caim, giunta recentemente al quarto e conclusivo volumetto, che ora può vantare il curioso primato di essere il primo caso di fumetto italiano a tema gay giunto alla sua naturale conclusione.

In un crescendo di scontri fra demoni desnudi, misteri svelati e truci rese dei conti, tutti i nodi vengono al pettine e i protagonisti della serie trovano la pace in un destino non proprio benevolo, ma che concede loro la possibilità di reincarnarsi ai giorni nostri, dove finalmente potranno iniziare a vivere il loro amore in maniera più serena e senza il peso del clima medioevale che per due volte ha compromesso ogni speranza di felicità…
Abbiamo colto l’occasione per rivolgere qualche domanda a Barbara Apostolico e Claudia Lombardi (meglio conosciute come Le Peruggine), le autrici dei quattro capitoli di Caim, per fare un breve punto della situazione riguardo la loro esperienza e lo stato del fumetto autoprodotto in Italia.
Avete da poco portato a termine Caim, che vi ha occupate per circa quattro anni. Quali erano i vostri obbiettivi e quanti di questi sono stati raggiunti?
Il motivo principale per cui abbiamo deciso di pubblicare Caim è molto semplice: volevamo fortemente produrre una storia tutta nostra, che parlasse di temi a noi cari, e condividerla con quanta più gente possibile. In un certo senso volevamo creare qualcosa che potesse piacere, interessare e appassionare, mettendoci alla prova come fumettiste. Possiamo dire quindi di aver raggiunto lo scopo, anche perché l’apprezzamento del pubblico si è fatto molto sentire: abbiamo ricevuto molte lettere ed e-mail e abbiamo conosciuto molte persone grazie a questa pubblicazione. Non neghiamo che ci fosse anche la speranza di poter trasformare la nostra passione per il disegno in un lavoro, ma, purtroppo, almeno per il momento e almeno in Italia, questo resta un sogno, poiché il rientro economico è a stento sufficiente per pagare i costi di lavorazione!

In questo lasso di tempo avete notato differenze o cambiamenti nell’approccio del pubblico e della critica al vostro fumetto e ai fumetti a tema gay in senso lato?
Il rapporto con il nostro pubblico è sempre stato ottimo. I lettori di Caim sono persone che abbiamo sentito realmente vicine, come amici. Il loro sostegno è stato concreto e determinante per portare a termine Caim. Per quanto riguarda la critica, dobbiamo dire che tutte le recensioni lette, tra siti internet e stampa cartacea, sono state lusinghiere nei nostri confronti (forse, per puro caso, non ci siamo imbattute in quelle negative…). Di sicuro nell’arco di quattro anni ci sono stati evidenti cambiamenti ma più che nella “qualità” di ciò che veniva detto, nella “quantità”: sono aumentati i lettori ma anche, e soprattutto, l’interesse da parte della stampa, soprattutto in internet. Questo lo diciamo in merito non soltanto ai nostri fumetti, ma al genere shounen ai (o Boy’s Love) in generale. Non a caso da quando abbiamo iniziato noi a pubblicare fumetti a tematica gay sono nate, in breve tempo, molti tipi di pubblicazioni simili. Tra le altre cose, eclatante è il fatto che, quando parlavamo molti anni fa di shounen ai o Yaoi nessuno sapeva cosa stessimo dicendo; ora queste due parole sono conosciute da tutto il popolo di amanti dei fumetti, in particolare i lettori di manga, palese indice del fatto che siamo (ci mettiamo dentro pure noi stesse!) usciti dall’isolamento e siamo entrati a far parte a pieno titolo del mercato fumettistico, magari come genere di nicchia, ma una nicchia in costante espansione.

Cosa significa autoprodurre un fumetto in Italia, oggi? Quali difficoltà avete incontrato e quanto pensate che abbia inciso il fatto che Caim si richiami direttamente a temi omoerotici propri degli shonen-ai giapponesi?
Autoproduzione significa lavorare tantissimo, combattere contro mille problemi, fare sacrifici col rischio di non riuscire a produrre niente. Abbiamo trovato difficoltà sia nel trovare buoni grafici e buoni tipografi che sapessero come stampare un fumetto, soprattutto un fumetto in stile manga, cosa ben diversa dallo stampare calendari o libri; difficoltà nella distribuzione del fumetto stesso: i grandi distributori italiani non sono interessati a diffondere le opere di piccole case editrici o associazioni culturali come la nostra; difficoltà a pubblicizzarci, visto i costi che questo comporta. Il fatto che il nostro fumetto fosse uno shounen-ai è irrilevante rispetto ai problemi di cui sopra, probabilmente anche se avessimo prodotto un fumetto rivolto ai bambini avremmo incontrato i medesimi problemi. Il pubblico a cui ci rivolgiamo è ovviamente un pubblico “specializzato”, ma se avessimo avuto la possibilità di distribuire adeguatamente in tutta Italia (cosa non avvenuta, visto la difficoltà lamentata da molti nostri lettori di trovare Caim nella loro fumetteria e anche da alcune fumetterie, costrette a contattarci direttamente per avere le nostre uscite) e pubblicizzare meglio il prodotto, siamo convinte che molte più persone avrebbero avuto la possibilità di conoscere e acquistare il nostro lavoro.

Pensate che in futuro vi dedicherete ancora a fumetti di questo tipo? Ora quali sono i vostri progetti?
Saggiamente abbiamo deciso di non pensare ora al futuro, soprattutto visto il fatto che attualmente siamo impegnate in un’altra pubblicazione che ci preme molto: stiamo parlando di Atlantis, un altro nostro fumetto in corso. Anche se in questo caso ci appoggiamo ad una casa editrice quale la Marmax e quindi non si tratta di un’autoproduzione, è comunque un impegno di vaste dimensioni visto il fatto che abbiamo anche un altro lavoro e impegni vari di studio. Per cui, a parte Atlantis, al momento ci dedichiamo soltanto al sito web in cui pubblichiamo illustrazioni inedite e racconti e che ci serve a mantenere vivo il contatto con i nostri lettori. A dire il vero abbiamo qualche progettino in mente, ma è tutto a livello embrionale in attesa di avere maggior tempo da dedicargli, quindi non facciamo anticipazioni che potrebbero essere disattese. Comunque non temete, Caim è finito… ma non per questo vi libererete tanto facilmente di noi!

Abbiamo parlato di:
Titolo: “Caim – Vol. 4
Editore: Associazione Culturale Cultur Club
e-mail: ba_cla@peruggine.it
costo: € 6,00
Reperibile in fumetteria, nelle librerie gay e su Cleptomania, dove sono disponibili tutti i volumetti della serie.
Il sito ufficiale delle autrici di Caim si trova all’indirizzo http://www.peruggine.it

di Valeriano Elfodiluce

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