‘Vade retro’ a Firenze ma senza patrocinio

Non c’è pace per ‘Vade retro’, la mostra che ospita – tra le altre – la statua di un Ratzingher transgender. Le opere andranno a Firenze, ma il comune le giudica di scarsa qualità.

Come una bomba che sta per scoppiare e che si deve cedere velocemente per evitare che esploda fra le mani, la mostra "Vade Retro" passa da una città all’altra senza mai inaugurare per l’opposizione di questo o quell’esponente politico. I timori sono causati dal tipo di opere esposte: troppo blasfemo quel Papa Ratzinger in versione transgender, o troppo volgare quell’ermafrodito a gambe larghe. Ma non era mai successo che quei quadri e quelle statue, che vagano ormai da mesi in cerca di qualcuno che ne consenta l’esposizione, venissero definiti «di scarsa qualità».

Succede nella laica e progressista Toscana, la Regione dei primati lgbt: per prima ha erogato i sussidi ai trans e per prima si è dotata di uno statuto che riconosce le coppie di fatto; è la Regione che ospita migliaia di gay e lesbiche d’estate a Torre del Lago e che pubblica campagne informative sanitarie mirate alla comunità lgbt.

Scarsa qualità, dicevamo. È il giudizio dell’assessore alla cultura Giovanni Gozzini, uno che affacciandosi dalle finestre del suo ufficio la qualità la vede ogni giorno: in Piazza della Signoria, sede del Comune, sono infatti ospitate permanentemente le statue che hanno fatto grande la città nel mondo, fra cui una copia del Davide di Michelangelo. Ma con i genitali all’aria.

Ti suggeriamo anche  Vittorio Sgarbi sui matrimoni gay: 'è culimonio'

Ma a saper giudicare, probabilmente non basta guardare da una finestra. Vittorio Sgarbi, ad esempio, che già dalla sua Milano aveva difeso la mostra, è convinto che Gozzini sia «una capra che no capisce nulla di arte».

Competente o meno spetta comunque a lui la decisione finale. Una decisione che dovrebbe essere ponderata da una considerazione. Tanti degli artisti fiorentini sono state vere e proprie avanguardie: rischiando che le loro opere venissero definite di scarsa qualità hanno deciso di portare avanti una visione dell’arte controcorrente rispetto agli standard del’epoca, e col senno di poi hanno fatto benissimo. Sono stati chiamati geni.

di Daniele Nardini