Vintage Queer: fotografie private di un passato già fluido

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"Sono sempre stato interessato ai discorsi degli emarginati, quelli scritti fuori dalla storia ufficiale, lontani da ogni potere morale, politico e sociale e da ogni sguardo normalizzante": ecco...

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Sébastien Lifshitz oltre a essere regista, è anche un collezionista di ha messo insieme, sin da quando era un teenager, una grande collezione di fotografie storiche a tematica LGBT. La sua ossessione è l’identità queer, dal drag alle mutazioni trans. Foto amatoriali e molto suggestive, esposte in questi giorni, per la prima volta al Rencontres d’Arles, un importante festival che si tiene in Provenza, nel sud della Francia.

La mostra, dal titolo Sincerely Queer ha aperto al pubblico il 4 luglio scorso e sarà visitabile sino al 25 settembre. Collezionare queste foto vintage è sempre stata la sua passione, assieme al suo grande amore per il cinema: il suo film più famoso è Bambi, ritratto di una delle prime donne trans francesi, col quale ha vinto il premio César nel 2013 per il miglior documentario.

Le fotografie coprono quasi un secolo – dal 1890 al 1970 – e sono un’affascinante analisi in presa diretta di come le affermazioni queer di oggi hanno precendenti importanti e suggestivi lontani nel tempo, sebbene spesso appartenenti a contesti clandestini.

Più di 400 foto, molte delle quale in formato piccolo o piccolissimo, che richiedono quindi allo spettatore di guardare in modo ravvicinato e intimo l’immagine. Da fanciulle vestite alla garçonnes a uomini del teatro giapponese Kabuki, passando per uomini vestiti da donne in salotti di periferia a donne vestite da uomini nell’ambito della rivendicazione dei diritti.

“Sono sempre stato interessato ai discorsi degli emarginati, quelli scritti fuori dalla storia ufficiale, lontani da ogni potere morale, politico e sociale e da ogni sguardo normalizzante. È per questo che ho collezionato fotografie amatoriali per tanti anni: mostrano la società da una prospettiva diversa. Il cross-dressing è un grande esempio di tutto ciò. Uomini e donne che giocavano in privato, davanti all’occhio della macchina fotografica, a violare i codici di genere del loro tempo. Qualcosa che probabilmente non si sarebbero mai azzardati a fare in pubblico. Da questi esperimenti privatissimi sarebbe sorto, decenni dopo, lo spirito di ribellione e poi l’orgoglio che hanno dato vita alla comunità LGBT per come la conosciamo noi oggi.”

 

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