“Vite a mezz’aria” : intervista all’autore Giuseppe Marco

Una chiacchierata sul romanzo e un punto sull’editoria LGBT

Un esordio molto apprezzato all’ultimo Salone del Libro di Torino è stato sicuramente il romanzo Vite a mezz’aria dell’esordiente Giuseppe Marco.

Il romanzo a tematica gay ha avuto un ottimo riscontro di pubblico e critica e sul web non vi sono che recensioni positive su quest’opera: ritratto delle nuove generazioni alla ricerca di sé che cercano un compromesso tra i propri sogni e la realtà odierna in cui sono costrette a vivere. Il romanzo è, a pieno titolo, un romanzo di formazione dove i protagonisti sono alle prese con l’accettazione della propria omosessualità non per se stessi quanto dalla società che ci circonda. Protagonista è l’Italia con la sua dicotomia tra provincia e città, tra trentenni e ventenni, tra eterosessuali e omosessuali ma dove in realtà le differenze si annullano perché tutti alle prese con la propria vita che risulta sempre come sospesa, eternamente in divenire.

Abbiamo incontrato l’autore, Giuseppe Marco, per parlare del suo romanzo e per fare un punto sull’editoria targata LGBT della nostra penisola.

Partiamo dal titolo. Cosa vuoi dire con l’espressione vite a mezz’aria?

Il titolo rappresenta appieno il principio cardine su cui è basato l’intero impianto del romanzo ed è legato ad un aneddoto a me molto caro. Un giorno d’estate, mi trovavo in spiaggia, avevo il sole cocente in faccia e come ogni volta mi ero rifugiato sotto l’ombrellone. A destare la mia attenzione è stata una catena di aquiloni, uno dietro l’altro, che insieme formavano una scia che arrivava fino al cielo. In quell’immagine, e nelle parole di una conoscente che in quel frangente lamentava le problematiche della sua esistenza, c’era la storia che avevo scritto. Le vite a mezz’ariasono tutte quelle vite che si sentono in un modo o nell’altro incomplete, combattute e sono continuamente alla ricerca della felicità . Nel bene o nel male tutti viviamo questa condizione: quando un amore finisce e ci logora l’anima, nel momento in cui aspettiamo un cambiamento personale e professionale o quando perdiamo uno dei pilastri della nostra esistenza. Le vite a mezz’aria sono soprattutto quelle delle giovani generazioni, protagoniste di un’adolescenza che si allunga oltre i 30 anni che hanno nei loro occhi, quella luce che è speranza per il futuro ma a cui spesso non vengono date le possibilità per potere affermare la propria personalità.

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Nel libro parli della differenza tra il vivere in provincia e il vivere in una grande città. In particolare per vivere liberamente la propria sessualità è ancora attuale questa dicotomia?

Il romanzo ha come protagonisti Luca e Simone, due ventenni omosessuali che provengono dal Sud. I due ragazzi nascono e trascorrono gran parte della loro adolescenza in un piccolissimo contesto di provincia in cui non possono vivere allo scoperto il loro amore e non possono condividerlo con i propri familiari. Sono costretti a telefonarsi di nascosto, a soffrire in silenzio, a nascondere la loro sessualità ai loro autoritari padri, a fare l’autostop per potersi vedere fugacemente. La fuga verso una grande città (in questo caso Roma) rappresenta per loro la speranza per potere vivere un futuro migliore sotto ogni punto di vista. L’ingenuità di Luca e Simone e la purezza del loro amore si scontra con ostacoli e barriere che mai avrebbero pensato di incontrare. Anche a Roma scoprono la loro piccola prigione quando si rendono conto che non possono tenersi per mano quando camminano per le strade per paura di essere additati o nel peggiore dei casi addirittura picchiati. Per quanto riguarda, invece, la libertà nell’espressione della propria sessualità e nella possibilità di poter vivere senza nascondere il proprio amore credo che, in entrambi i casi, ci siano ancora forti limitazioni e che l’Italia sia ancora decisamente ben poco europea in questo.

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Il tuo romanzo mette al centro la vita di ragazzi giovani. Il messaggio che vorresti far arrivare a loro con questo romanzo qual è?

Il messaggio chiave che vorrei comunicare è principalmente racchiuso nel momento più intenso della trama, quando i ventenni Luca e Simone si ritrovano ad una festa con persone di dieci anni più grandi di loro e si rendono conto che le loro vite non sono poi così diverse da quelle di quei trentenni che non hanno un lavoro sicuro, che rincorrono quella felicità che tarda ad arrivare. Un messaggio di speranza per tutti i ragazzi giovani che sono alla ricerca frenetica di un lavoro, di un amore, di se stessi; mi rivolgo alla comunità LGBT e a tutti quegli omosessuali che ancora non hanno trovato il coraggio di guardarsi allo specchio e accettare la propria identità, che si vergognano ancora di amare una persona dello stesso sesso o che non hanno trovato la forza per comunicare ad una madre o ad un padre di essersi innamorati di un ragazzo. Mi rivolgo anche a coloro che vivono di nascosto la loro relazione o che si nascondono dietro ad un matrimonio di copertura o dietro una fidanzata invisibile.

Cosa pensi dell’editoria targata LGBT oggi in Italia?

Per quanto riguarda l’editoria LGBT sono dell’idea che in Italia ancora ci sia molto lavoro da fare e che non ci sia una grande apertura rispetto all’argomento. Questo lo dico con grande amarezza, ma è una cosa che ho potuto constatare in prima persona nel momento in cui ho proposto una storia a tematica omosessuale alle varie case editrici. Ne prendo atto anche quando mi capita di andare a vedere film sull’argomento e mi è capitato di notare che le persone si scandalizzano se c’è una scena di sesso tra due persone omosessuali e alle volte persino per uno scambio di un bacio. Se all’estero l’editoria LGBT ha un certo successo e un libro se è bello viene apprezzato non è la stessa cosa per quanto riguarda il nostro Paese. Io ho avuto esperienze positive a riguardo nel momento in cui mi è stato detto che il mio libro è stato regalato a ragazzi che si erano appena scoperti gay o a genitori che non avevano accettato i loro figli. Allo stesso modo ho avuto anche esperienze negative e c’è chi, dopo aver letto il libro, mi ha chiaramente detto “la storia è troppo forte. Non mi sento pronto” e non sono state poche le persone ad averlo fatto. Bisogna lavorare tutti per non rendere accentuate queste differenze e non farle più riconoscere in mezzo alla massa.

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I tuoi punti di riferimento letterari quali sono? Quali libri consiglieresti ai giovani lettori?

Sono sempre stato fin da piccolo un grande divoratore di libri e mi è sempre piaciuto leggere un po’ di tutto. Non ho dei punti di riferimenti letterari veri e propri, ma ci sono scrittori che prediligo e che trovo sensazionali nelle loro differenze. Tra i miei preferiti: Herman Hesse, Kafka, Marquez, Virginia Woolf, Oscar Wilde. Per rimanere in Italia, invece, mi sono piaciuti molto alcuni libri di Barrico come Oceano Mare e Seta e apprezzo molto anche lo stile di scrittura di Niccolò Ammaniti e Andrea Camilleri.

Un grosso in bocca al lupo a Giuseppe Marco. L’editoria italiana ha bisogno di romanzi come il suo!