Viva Arcilesbica, viva le TERF: perché sono ancora nel movimento LGBT

Perché Arcilesbica, nonostante tutto, faccia ancora parte del movimento LGBT.

La nuova Arcilesbica è fuori dal movimento LGBT? Dopo avervi mostrato perché sì, stavolta vi diciamo perché sono ancora tra noi.

Già sento le voci delle compagne e degli attivisti LGBTQI*: “Ma che sei uscito fuori di testa a scrivere viva Arcilesbica e viva le TERF?!”. E invece lo ribadisco e difendo la mia idea con le unghie (smaltate, naturalmente). Perché l’ironia è un valore in cui credo.

Viva Arcilesbica! All’ultimo congresso ha vinto la corrente femminista radicale, quella che le donne trans non hanno nulla a che vedere con il concetto di “donna”, che per loro è solo e per forza cisgender; quelle femministe che vedono male anche gli uomini transgender (donne corrotte dal patriarcato), che credono fermamente nella connessione tra genitali e identità di genere e che le identità di genere sono due, uniche, separate e lontane: a destra le donne e a sinistra gli uomini. Due poli distantissimi dove in mezzo non c’è nulla. Dove quel “mezzo”, quello spazio tridimensionale dove si muovono le identità delle persone, per loro non esiste. O bianco o nero.

Proprio per questo apprezzo Arcilesbica, per la scelta di fare un sincero coming out da parte della dirigenza come donne (secondo il canone di donna delle femministe radicali) che vogliono una società dove la divisione tra uomini e donne dev’essere netta, con spazi riservati a questi due generi, e dove tutto il resto non esiste: trans? Intersex? Gender non conforming? Ohibò!
Qui aggiungo una piccola divagazione: per altro non vengono contemplati neppure quei maschi vittime del patriarcato, quegli uomini etero cisgender che rifiutano il modello di maschio alpha che domina la donna e la natura. Per le femministe radicali non esistono. Nonostante esistano!

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Arcilesbica
La nuova segreteria nazionale di Arcilesbica.

Ma torniamo a noi. Finalmente le altre parti del movimento LGBTQI* hanno chiaro davanti agli occhi chi sia Arcilesbica e come ci si debba relazionare alle loro rappresentanti, alle loro socie e alle loro iniziative. Sono finiti gli imbarazzi, i dubbi, le arrabbiature. Arcilesbica è un’associazione che professa il femminismo radicale. Punto. Dunque è “fuori dal movimento LGBTQI*?”. No, per nulla. L’attuale Arcilesbica è perfettamente coerente con il movimento e, anzi, ne è emanazione. E nessuno, senza rischiare di agire in modo fascista (o molto simile), può decidere chi sia dentro e chi sia fuori dal movimento LGBTQI*. Un movimento che, è difficilmente negabile, non ha un’identità unica su tutti i temi che attraversa, nonostante la tiritera dello “adeguarsi al pensiero unico” che i neofascisti di Difendiamo i Nostri Figli tentano di propagandare.

“Sono loro che si sono poste fuori dal movimento LGBTQI con le loro posizioni transfobiche e separatiste” ha detto qualcuno di saggio. Se in un primo momento ci si può sentire d’accordo, ripercorrendo la storia del movimento LGBT (e scelgo solo queste quattro lettere) ci si accorge come, in realtà, sia lo stesso movimento LGBT ad essere sfaldato, pieno di visioni confliggenti. Si nota come a questo “movimento” manchi una coscienza comune che lo renda leggibile sia dall’interno che dall’esterno. E questo è un bene.

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Sulla gestazione per altri tout court, a chi accusa Arcilesbica di mettersi fuori dal movimento LGBT per le proprie posizioni avverse (e orrendamente e antipaticamente argomentate), pecca nel pensare che lo stesso movimento abbia una posizione condivisa sul tema. Non è così.

Chi la pone fuori dal movimento per le posizioni transfobiche (riassumendo: le donne trans non sono vere donne), parte da un assunto che non trova condivisione all’interno del movimento LGBT: che tutte le donne trans debbano (e vogliano) essere percepite allo stesso modo delle donne cisgender. Anche su questo punto il movimento non ha – per fortuna – una posizione precisa.

Che fare, dunque? Come prima cosa, ringraziare Arcilesbica che ha avuto l’ardire di metterci davanti agli occhi, senza possibilità di fuga, come l’orientamento sessuale non sia più il minimo comune denominatore sufficiente per il percorso di lotta per i diritti (umani, delle persone tutte). Ci obbliga, così, alla critica del senso stesso del definirsi LGBTQI* e favorisce quel processo che dovrà portare allo sviluppo di un movimento non più basato su orientamento sessuale e identità di genere, ma su valori che trascendono l’esistenza stessa di Arcilesbica in quanto tale: la libertà delle persone (intesa anche come libertà del e dal proprio corpo), l’autodeterminazione degli individui e i diritti umani di tutte le persone e i gruppi sociali.

Ho una visione: Arcilesbica è viva e balla ubriaca sul corpo del movimento LGBT. Mentre noi guardiamo da lontano.

8 commenti su “Viva Arcilesbica, viva le TERF: perché sono ancora nel movimento LGBT

  1. Articolo ironico e con spunti interessanti. Ma non lo condivido. A partire dall’espressione ‘femminismo radicale’. Quello lì non mi risulta si possa veramente considerare femminismo; se lo si vuole considerare tale allora mi pare appropriato parlare di femminismo liberticida, moralista, patriarcale, sessista, oppressivo. E in quanto tale è platealmente estraneo, incompatibile con le basi della nostra comunità, con l’abc proprio. Questo ‘femminismo’ a quanto vedo è contro la libertà delle persone di offrire e beneficiare di servizi di gravidanza per altri (gpa), richiede che chi accede legalmente all’estero alla gpa e torna in Italia sia sbattuto in galera o ridotto alla miseria da pesantissime multe, con tutte le conseguenze che questo comporta sulla vita dei loro figli, sempre che nel frattempo non gli vengano portati via, è per la messa al bando del sesso tra adulti consenzienti in cambio di denaro e del porno (anche quello tra un uomo e un altro uomo, in nome della ‘dignità delle donne’, della ‘tutela delle donne’), si oppone al riconoscimento delle donne trans in quanto donne, è ostile al matrimonio egualitario, ecc. E’ chiaramente e categoricamente fuori, per sua natura. Arcilesbica aderendo al femminismo radicale, liberticida, si è messa fuori.

    1. Un piccolo appunto: il femminismo radicale non è “femminismo liberticida, moralista, patriarcale, sessista, oppressivo”.

      E’ “femminismo liberticida, moralista, matriarcale, sessista, oppressivo”.

      1. Io direi che è entrambe le cose: matriarcale e con svariati elementi di patriarcato. Tale ‘femminismo’ infatti a quanto ho potuto vedere si rifiuta categoricamente di riconoscere le donne che gestiscono i propri genitali in una data maniera (si prostituiscono, fanno del porno o offrono un servizio di gpa) in quanto soggetti che fanno una scelta; le tratta da soggetti sempre e comunque in balia degli eventi, del maschio, non in grado di decidere per se stesse, perciò da ‘tutelare’ dall’alto con divieti e limitazioni, insomma mettendosi a decidere per loro. In altre parole riduce le donne a delle specie di bambolette senza testa, o tutt’al più a delle bambine, e così facendo le umilia, calpesta la loro dignità e la loro libertà. Questo ‘femminismo’ calpesta la dignità e la libertà sia degli uomini che delle donne.

        1. Guarda che una formazione sociale dove decidono donne autoritarie non può essere patriarcale ma solo matriarcale. Il tuo errore sta nell’identificare l’autoritarismo (cosa negativa) con il maschile/patriarcale: la società Mosuo in Cina è matriarcale ed omofoba, solo le donne possono essere capofamiglia ed ereditano la casa di famiglia, ed affermano, come Ahmedinejad: “da noi l’omosessualità non esiste”.
          Se non si chiamano le cose col loro nome si crea solo confusione: l’omofobia è utilizzata dal patriarcato per mantenere l’ordine sociale prestabilito ma l’omofobia non è inerentemente patriarcale, infatti viene utilizzata anche da un matriarcato per il medesimo scopo. Stessa cosa per l’autoritarismo e tutto il resto.

          1. Indubbiamente autoritarismo e omofobia ci sono sia del matriarcato che del patriarcato. Ad ogni modo quello che intendevo segnalare prima è che questo ‘femminismo’ a quanto ho modo di vedere riesce nell’impresa di essere talmente assurdo, contorto, isterico e matriarcale da fare il giro e sconfinare anche nel maschilismo, nel patriarcato, tant’è che finisce per trattare le donne come fossero incapaci di prendere decisioni per se stesse, sempre e comunque in balia delle cose che succedono, del maschio che conoscono, e quindi da mettere in qualche modo sotto tutela; tutela non necessariamente di altre donne, difatti si invocano divieti e limitazioni (contro la prostituzione, il porno, la gpa, e così via) da parte dei politici in generale, che spesso sono uomini. E’ una sorta di capolavoro dell’assurdo e del sessismo.

          2. Infatti. Ma non ha niente di nuovo, sin dalla seconda ondata c’erano due femminismi: quello per eguaglianza e libertà, e quello radicale/matriarcale/anti-trans (Dworkin, Daly, McKinnon, Lundgren, Jeffreys, Janice Raymond). Entrambi erano focalizzati primcipalmente sulle relazioni etero. Il primo si è praticamente dissolto nel momento in cui le donne ottennero piena eguaglianza legale, il secondo è sopravvissuto perché non aveva ottenuto ciò che voleva, alcune di loro hanno fatto carriera e proselitismo ed in alcune istituzioni (tipico esempio: centri antiviolenza ROKS in Svezia, che nel 2005 fecero persino apologia di Valerie Solanas) è oggi l’unico tipo di femminismo. Il revival del femminismo egalitario e libertario oggi focalizzato sulle tematiche LGBT (necessariamente, visto che almeno a livello legale l’eguaglianza tra donne e uomini etero è raggiunta) deve fare i conti con una “cosa” che si chiama femminismo ed è in alcune istituzioni, ma è anti-trans e separatista.
            Conosco bene queste cose perché feci un breve corso di studi di genere a Lund negli anni ’90 e queste avevano la maggioranza relativa, e posso dirti che come uomo bisessuale (2 sulla scala Kinsey) rimasi profondamente scioccato: prima di venire a contatto con loro io per “femminismo” intendevo massima libertà sessuale e piena eguaglianza legale per tutti a prescindere da genere e orientamento sessuale, e pensavo che ciò che intendevo io fosse l’unico tipo di femminismo esistente.

          3. Ti capisco bene, è uno shock che abbiamo avuto praticamente tutti. Ci siamo resi conto che ci dobbiamo guardare un po’ da tutto, dalla destra e dalla sinistra, dai maschilisti e da chi si presenta come femminista. Il femminismo egualitario, liberale, che trovo sia in fin dei conti il vero femminismo, revival o non revival, è più che mai auspicabile.

          4. Dipende dai casi e dall’argomento in discussione. Io sono bisessuale e padre separato, pertanto la mia situazione è molto diversa da chi è sempre stato gay e che probabilmente non ha la minima idea di cosa voglia dire lasciare i tuoi bambini e la casa che hai costruito. Il problema maggiore con parecchi maschilisti è che negano la realtà che li circonda e vivono nel passato, inoltre sospetto che molti abbiano pulsioni omosessuali represse, altrimenti non si spiegano certe reazioni isteriche e totalmente irrazionali: considera ad esempio il DDL Cirinnà: sacrosanta ma sempre insufficiente la prima parte, ci doveva essere il matrimonio e non le unioni civili. MA anche: lesiva per tutti la seconda parte, perché forza doveri e diritti su chi convive senza aver registrato nulla. Che fanno i maschilisti? Vedono quali sono i loro interessi (cioè mantenere la convivenza libera da obblighi) e colgono l’occasione per supportare ciò che non li danneggia minimamente (unioni civili), facendo così pure una bella figura? NOOO 🙂 si alleano con i preti e tralasciando la parte 2 vanno allegramente al macello!!! Esempio da manuale che l’omofobia, come tutte le paure irrazionali, nuoce gravemente anche al portatore e non solo a chi ne è colpito!

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