Walter Siti: “Preparo un romanzo su un prete che ama i minorenni”

Lo scrittore premio Strega presenta al Togay “Exit Strategy” e annuncia il suo nuovo libro

È molto emozionante incontrare al Torino Gay & Lesbian Film Festival lo scrittore Walter Siti, ex professore universitario, curatore dell’opera omnia pasoliniana per il Meridiano Mondadori, premio Strega 2013 col vigoroso “Resistere con serve a niente”. L’occasione è la presentazione presso il Circolo dei Lettori, moderata dall’editor Einaudi Dalia Oggero, del suo nuovo romanzo “Exit Strategy” (Rizzoli). Un’affascinante summa diaristica della sua opera alla ricerca di una via d’uscita all’immobilismo italiano tra le rovine postberlusconiane, un’acuta indagine sugli orientamenti e le derive del desiderio ma questa volta con annunciata rinuncia all’ossessione erotica per il culturista Marcello grazie al trasporto erotico-amoroso per il gerontofilo Gerardo che ama la fotografia del finlandese Arno Minkkinen. Il romanzo si apre col trasloco del protagonista da Roma a Milano, confermato dall’autore nella vita reale ma in una nota Siti prende le distanze dal rischio di identificazione col protagonista:

“Nonostante la forma diaristica, questo non è un diario: non il mio almeno. Io non voglio più parlare di me, ma il personaggio a cui ho prestato il mio nome ha esigenza di coerenza e di radicalità a cui fortunatamente nella vita non devo sottostare”. “Exit Strategy” è dedicato a “S. indispensabile enzima” che è una persona reale, tale Stefano.

“Ho cominciato questo libro quasi scherzando, tre anni fa – ha spiegato Siti. – Era un diario sulla crisi berlusconiana, esteriore, poi c’è stato il distacco dalla persona che nel romanzo è diventato Marcello e mi sono spostato da Roma a Milano. La metafora di fondo era il trasloco, una specie di ipotesi di cambiamento di vita, non solo uscita da un trip erotico per una singola persona: chi è ossessionato da un certo tipo fisico non si lascia intimorire dal tempo, lo sostituisce con qualcuno di simile, portatore dell’ossessione. Un po’ come Hugh Hefner con le conigliette, le sostituiva con ragazze più giovani.

A un certo punto il corpo di Marcello non mi suggeriva più parole, non era più ‘produttivo’”. Mi ha sempre interessato il rapporto tra corpo e merce, ho letto molte opere francesi al riguardo. Quando lavoro tendo a non leggere molto cose tematiche su quello che scrivo. Uno dei libri che mi ha accompagnato per tutta la vita è la “Metamorfosi” di Kafka. Alcuni maschi eterosessuali mi hanno detto che hanno saltato alcune scene del mio romanzo perché si sentivano schifati”.

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“Vedo pochissimo cinema, in generale – continua lo scrittore – ma quando ci vado mi piace anche. Non ho mai avuto l’abitudine di andare al cinema. Adesso che si possono vedere in casa non ho neanche voglia di prendere i dvd. Ero stato in una giuria di cortometraggi proprio qui al Festival Gay di Torino. Vedo soprattutto classici ma poco cinema gay, non so nemmeno se esistono i film gay: ci sono film con uomini che vanno con uomini e/o donne. Il queer non so neanche cos’è. Il cinema ha contato molto poco per la mia creatività: ho visto molto porno gay, in cassette che mi compravo”.

“Il libro a cui sto lavorando adesso – conclude Siti – mi impegnerà a lungo, tre o quattro anni. Io scomparirò totalmente: il protagonista in terza persona sarà un prete. Si chiamerà Don Leo. È un sacerdote attratto dai ragazzi di età inferiore ai quindici anni. È più giusto che i conti con l’assoluto li faccia lui, visto che è del ramo. Ha una posizione quasi opposta alla mia. Infatti dice: “Lo so che non si dovrebbe credere in Dio ma non riesco a smettere”. È un’uscita dal pensare che vivere e basta sia troppo poco. Al di là della vita ci dev’essere un assoluto”.

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