Wish it was a coming out: il progetto che racconta l’omosessualità negli anziani LGBT

Come vivono la proprio omosessualità gli anziani LGBT? Melissa Ianniello, con le foto e le storie di alcuni di loro, ce lo racconta.

Melissa Ianniello è una fotografa documentaria di origini napoletane, che vive da anni a Bologna. La sua fotografia ha due aspetti fondamentali: il ruolo dell’individuo nella metropoli contemporanea e le tematiche legate al genere e alla sessualità. E’ nel 2018 che inizia a pensare al binomio omosessualità e vecchiaia, ovvero come vivono il loro orientamento sessuale gli anziani LGBT. L’idea parte dal suo coming out, e da come avrebbero reagito i suoi nonni alla sua dichiarazione. Riflette sul perché non è riuscita a dir loro della sua omosessualità.

Con questa domanda, nasce il progetto Wish it was a coming out. In questo lavoro, Melissa incontra, dialoga e fotografa decine di anziani LGBT, tra i 60 e gli 80 anni. E quello che ne esce, è un’incredibile mostra che ci fa capire come gli anziani vivono la proprio omosessualità

La sua mostra si terrà nei giorni 13, 14 e 15 e nei week end del 21-22 e 28-29 settembre a Savignano sul Rubicone in occasione del SI FEST 2019, con visite guidate da Melissa in persona il sabato 14 alle ore 16:30 e alle ore 20:30 e la domenica 15 alle ore 15.30.

Melissa Ianniello ci racconta l’omosessualità negli anziani LGBT

Attraverso le nostre domande, Melissa ci parla della sua omosessualità, di come lo ha detto all’unica nonna ancora in vita e del suo progetto.

Come è nata l’idea di unire omosessualità e vecchiaia?

Dalla mia storia personale: mi sono dichiarata lesbica 10 anni fa, ma non sono riuscita a parlare di me ai miei nonni. Mio nonno paterno e mio nonno materno sono morti troppo presto ma le mie nonne erano ancora in vita quando ho preso consapevolezza di me. Ho quindi provato per anni un enorme peso nel petto, sentendomi sleale, per non aver saputo trovare la forza e il coraggio per dichiararmi. Come se non le ritenessi degne della mia fiducia. Ero quasi ossessionata da questo coming out mancato.

E da, lì l’idea: in quanto fotografa documentaria, avrei intrapreso un viaggio per l’Italia, per conoscere e ritrarre uomini e donne tra i 60 e gli 80 anni. Vicini ai miei nonni per l’età e vicini a me per l’orientamento sessuale. Volevo dar vita a quel dialogo e a quello scambio che avevo purtroppo precluso ai miei nonni. Nel coming out c’è chi si racconta, c’è chi ascolta. Ma i ruoli possono invertirsi e chi ascolta prendere parola e aprirsi a sua volta.

Credo che la potenza del coming out risieda anche in questo, nella sua azione di risonanza, una sorta di processo che, attraverso il disvelamento di sé, può portare infine anche all’apertura dell’altro e, quindi, a una piena conoscenza reciproca, a un incontro intimo. Avevo il rimpianto di aver precluso tutto questo ai miei nonni e da questo è nata l’idea di parlare di omosessualità e vecchiaia. Il rimando è alla mia storia, ma l’omaggio indiretto è a loro.

Spieghi che ti porti dentro un peso per non aver detto ai tuoi nonni di te. Come pensi avrebbero reagito?

Onestamente? E’ difficile dirlo.

Nonostante fossero molto colti, erano un po’ più chiusi di mente. Probabilmente avrebbero continuato a volermi bene, anzi sicuramente, ma non avrebbero accettato in quanto non avrebbero compreso. Non intendo giudicarli, e d’altra parte questa domanda rimane il mio cruccio: come avrebbero reagito? Vorrei poter affermare con sicurezza che mi avrebbero accolta per quella che sono, ma la verità è che ne dubito. Forse mio nonno materno… chissà. 

Ad ogni modo, ho ancora una nonna in vita e con lei, nel corso della realizzazione di questo lavoro, sono infine riuscita a fare coming out. Posso anzi dire che è stato proprio grazie a questo progetto se ho trovato il coraggio di parlarle di me. Conoscere le protagoniste e i protagonisti di questo lavoro, dialogare con loro, mi ha dato la forza per farlo. Come potevo – mi dicevo – parlare con tanta disinvoltura con degli estranei e non riuscire invece a raccontarmi a mia nonna?

Mi è scattato qualcosa dentro, e lo devo tutto ai protagonisti di Wish it was a coming out. Peraltro, mia nonna ha reagito bene, con un’apertura che onestamente non immaginavo. Non posso dire che abbia realmente “compreso”; ha comunque più di 90 anni, e certe cose per lei restano complesse da capire perché viene da una generazione troppo distante dalla mia. Tuttavia, ha accettato e a modo suo mi ha saputo accogliere, confidandosi a sua volta su questioni che mai aveva raccontato prima. Insomma, ancora una volta coming out ha significato scambio, dialogo bilaterale.

Oltre alle foto, hai raccolto anche storie. Che atteggiamento hai trovato da parte degli anziani? Hanno accettato subito o erano riluttanti?

Ho trovato sia disponibilità che riluttanza. In generale, ho riscontrato maggior interesse nel mondo gay che in quello lesbico. In realtà me lo spiego: le lesbiche, soprattutto quelle anziane oggi, hanno dovuto far i conti con una vita spesso denegata, con una visibilità spesso misconosciuta, questo a causa della lesbofobia.

Due uomini che si tengono per mano fanno da sempre più scalpore di due donne che fanno altrettanto, e questo si traduce inevitabilmente in invisibilità per molte lesbiche. Di contro, però, ho incontrato anche donne fiere e desiderose di condividere la loro storia.

Quali storie degli anziani LGBT ti sono rimaste più in mente?

E’ difficilissimo scegliere, perché, davvero, ogni storia mi ha lasciato qualcosa di profondo, di grande.

Mi viene in mente la storia di Gianni Reinetti, 82enne, che per 52 intensi anni ha amato il suo compagno, Franco, non smettendo mai di metterci la faccia nonostante diversi episodi di omofobia subita; Paola e Stella, due vere e proprie guerriere, grandi viaggiatrici, intraprendenti (per dirne una: di recente Paola, 74 anni, anni, ha provato il parapendio!) che hanno saputo superare con grinta e coraggio il tumore di Stella; e Michele, che a 69 anni è sia padre che nonno, avendo adottato due bambini negli anni ’70 insieme a sua moglie: prima di scoprirsi gay ha infatti avuto una lunga relazione eterosessuale.

E come dimenticarsi di Edda Billi, 86 anni di puro orgoglio lesbico, pioniera del lesbo femminismo e della lotta per i diritti delle donne, oltre che LGBT; o ancora Gianni e Victor, 70 e 67 anni, il cui amore non può oggi essere ufficializzato con un’unione civile perché dal punto di vista legale risultano fratelli, essendo stato Victor, americano, adottato dalla mamma di Gianni per permettere al figlio di formare una famiglia… Ma davvero, potrei soffermarmi su ciascuna delle storie che ho raccolto, sono tutte estremamente emozionanti ed affascinanti, probabilmente perché intense, autentiche.

Hai trovato persone che volevano rivendicare i propri diritti LGBT o che si erano “arrese” a vivere la proprio omosessualità nascondendosi?

Devo dire che, con mia grande soddisfazione, ho incontrato per lo più persone che, anche chi in passato ha vissuto in maniera velata, attualmente rivendicano a gran voce i propri diritti. Ho conosciuto anche persone più riservate, vero, ma sarebbe far loro un torto affermare che vivono nascondendosi: c’è chi magari non frequenta il mondo dell’attivismo, ma sceglie ugualmente di viversi alla luce del sole. D’altra parte, anche aver scelto di partecipare a questo progetto è stato un vero e proprio metterci la faccia.

E’ stato emozionante apprendere che per alcuni di loro questo lavoro abbia rappresentato un primo coming out pubblico. La maggioranza dei miei protagonisti, comunque, è già dichiarata da anni e afferma con orgoglio la propria omosessualità e rivendica diritti.

Gli anziani LGBT come vedono la comunità di oggi? La criticano o sono contenti delle libertà guadagnate?

Alcuni di loro guardano con nostalgia al passato, alle lotte degli anni ’70 e ’80, provando dispiacere per l’attuale frammentazione e spesso disunione del movimento LGBT. Molti altri guardano con preoccupazione al futuro, sentendosi come dimenticati e ignorati dalla comunità. Non è un caso che la maggior parte di loro sogni un cohousing, che sia LGBT o meno. La saggezza dell’esperienza, politica e di vita, li porta a una visione a volte critica dell’attuale comunità LGBT, critica ma non per forza negativa.

Semplicemente, la maggior parte di loro si sente ancora “in gioco”, rivendica le primissime battaglie da loro condotte, e non vuol essere dimenticata o compatita dai giovani. Tutto ciò, non per protagonismo quanto per orgoglio, fierezza di essere quel che si è alla luce del sole. Ad ogni modo, mi è parso chiaro, anche le critiche che muovono all’attuale comunità sono in realtà mosse da amore e rispetto: hanno molta stima dei giovani che combattono con tenacia e visibilità.

Per informazioni riguardo la mostra sugli anziani LGBT e gli altri lavori di Melissa Ianniello:

Per sapere di più sulla mostre di SI FEST:

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