WITKIN: LA BELLEZZA DELL’ORRORE

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Un fotografo unico, tra sesso e morte

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"Gli informati sanno che il mio lavoro è basato sulla necessità di creare immagini di amore e di estinzione. La maggior parte dei miei scenari sono creati con la collaborazione della gente (la mia sorgente d’ispirazione). Degli individui veri e unici che sono disposti ad essere fotografati. A loro regalo sempre una stampa della mia opera. Vi chiedo cortesemente di collaborare con me. I modelli saranno pagati e devono essere disposti a viaggiare".

Con questa inserzione, comparsa su un sito americano, il fotografo Joel Peter Witkin cerca volti nuovi con cui iniziare un’opera iniziata oltre vent’anni fa. Immortalare dolore e passione, arte e suggestione, bellezza e mutazione. Un’opera morale, non solo fotografica, che lo ha reso degno di mostre retrospettive al museo Guggenheim di New York e al MOCA di Los Angeles. Per gli intraprendenti lettori di gay.it, l’indirizzo e – mail a cui inviare foto e lettera di presentazione è ilpostino@zonezero.com.

Witkin viene chiamato il fotografo dell’orrore per il suo vizio di immortalare essere deformi accanto a rare bellezze o, addirittura cadaveri in posizione statuaria. Nonostante tutte le critiche rimane, comunque, uno degli artisti che più hanno influenzato le espressioni visive degli ultimi due decenni. Il video "Closer" dei Nine Inch Nails è ispirato alla sua opera, cosi come i video della cult video – maker Floria Sigismondi. La stessa Courtney Love, nei suoi fasti grunge, aveva mutuato il suo look polveroso aggressivo dalle immagini in bianco e nero di Witkin.

"Penso che ciò che rende una fotografia così un potente sia il fatto che, in contrasto con altre forme, come i video o il cinema, è il suo silenzio. Il motivo per cui qualcuno diventa fotografo è perché desidera abbracciare la realtà e comprimerla in un silenzio particolare." Ha detto l’artista in una lunga chiacchierata con il New York Times.

Anche se non pare sia riuscito ad evitare le polemiche sul suo "personale" San Sebastiano. L’immagine in questione ritrae un uomo seduto su una seggiola con le mani legate, in posa scomposta, simile all’iconografia del santo trafitto. Piccolo particolare: il soggetto non è un santo, ma un punk di Mexico City, appena reduce da un’autopsia. Witkin sull’argomento, però non si scompone e spiega così la sua scelta stilistica.

"Nasciamo nudi. Ovviamente, poi ci copriamo con i vestiti. Realmente dovremmo vivere nudi in termini di onestà ed apertura. Ho visto molta gente in obitorio, magari una donna bella, che è ancora bella e questo è molto, molto scioccante. Ha un effetto, perché vedo ciò che rimane di un essere umano. Penso che la maggior parte della gente non sia informata che la mortalità riguarda vita e la morte. La camera mortuaria, non per coincidenza, è il posto dove sta la prova che siamo esistiti. Ogni momento è una decisione morale. Credo che ci sia un codice morale in ciascun cuore. Questa vita è una base di prova. Dovrebbe essere una base di prova per la sublimazione".

di Paola Faggioli

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