La difficoltà del coming out e dell’accettazione vista dalla psicologia

L’analisi di Valeria Randone spiega anche il disagio del non fare coming out.

Valeria Randone è una psicologa e sessuologa che lavora a Catania e a Roma. Negli anni ha studiato l’omosessualità dal punto di vista psicologico, e in particolare il momento del coming out e dell’accettazione. Ha illustrato i risultati ottenuti a La Stampa.

La dottoressa, nel corso del suo studio, parte da un punto fondamentale, che purtroppo ancora in troppi non hanno capito: l’omosessualità non è una malattia. E nemmeno una scelta. Scegliere di non dirlo: questa è la vera malattia. Ma prima del coming out c’è un percorso ancora più tortuoso, per alcuni, ovvero accettarsi come omosessuale. Per convinzioni religiose o inculcate dai familiari durante la crescita, paure e timori, non tutti accettano di essere attratti da persone dello stesso sesso. E questo crea grandi problemi che nel peggiore dei casi ci si porterà dietro per tutta la vita.

Perché fa così paura il coming out?

La dottoressa Randone non spiega perché è così difficile fare coming out, ma arrivare alla risposta non è così complicato. Perché un ragazzo gay dovrebbe dirlo a tutti, se aprendo i giornali legge di due ragazzi picchiati fuori da una discoteca LGBT? Perché dovrebbe dirlo ai genitori, se questi organizzano una spedizione punitiva per riportarlo a casa e “convincerlo” a diventare etero?

Naturalmente, non si può fare di tutta l’erba un fascio. Non tutti hanno paura di quello che dirà la gente, o sanno di avere dei genitori che accettano l’omosessualità. Un figlio, in fondo, è sempre un figlio. Gli amici, se lo sono davvero, non avranno problemi ad avere un amico omosessuale.

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Se la dottoressa non spiega il perché, analizza invece chi non si accetta. E’ quella persona che vuole “provare” queste pulsioni, avendo un rapporto con una persona dello stesso sesso. Questa, poi, sentendosi in colpa, cerca in tutti i modi di farsi piacere solo persone del sesso opposto. Si sforza di amare, e finisce per sposarsi e anche di avere figli. Ma qui arriva il problema: il suo percorso di non accettazione lo porterà a nevrosi, infelicità e finirà per tradire il coniuge, cercando rapporti occasionali.

Lo scoglio dei genitori

E riguardo i genitori a cui occorre tempo per comprendere l’omosessualità del figlio o della figlia, vengono colti principalmente da rabbia e sconforto. Attraversano un momento in cui non accettano questa realtà, lo negano a loro stessi. Arriva l’imbarazzo, la vergogna, fino al senso di colpa in cui si chiedono se sono stati loro a causare questo problema.

La scelta dei termini usati è volontaria, perché questo quello che alcuni provano davvero. Sono quei genitori che non riescono a comprendere l’amore omosessuale, poiché focalizzati sulla famiglia tradizionale, sul matrimonio in chiesa e sui nipotini. Chi per qualche giorno, chi per mesi, chi per sempre. Tagliando i rapporti.

Ma lo ripetiamo, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Tanti i casi negativi, purtroppo. Ma sono altrettanti anche le storie a lieto fine, in cui i genitori dopo un primo momento di disagio o in molti casi nemmeno un secondo, accettano il figlio per quello che è. Basta solo che sia felice.