A NEW VOICE ON THE RISE: Erika o la voce della coscienza!

Gay.it ha intervistato la cantante emergente che ci parla di musica, visibilità e…amore.

Romana, 26enne, con una voce calda e rotonda ‘da nera’, Erika Cecchini ha appena pubblicato un album dal titolo ‘In my bed’. I suoi testi sono intriganti come la sua musica ed è per questo che l’abbiamo incontrata per fare una chiacchierata su musica e visibilità nella casa che divide a Milano con la sua compagna.

Allora dimmi, quali sono le tue principali ispirazioni musicali? Ascoltando il tuo cd ho pensato al folk (‘Years’, ‘Fairy Tales’) e anche un po’ al jazz (‘No birds flying’)…

Sì, tutta la buona musica…vado a periodi, più che a un genere mi appassiono ad un disco o a un artista. Ascolto di tutto: Nick Cave, John Denver, Marilyn Manson ma ho imparato a cantare ascoltando John Denver e James Taylor. Tralaltro ho scoperto di avere lo stesso background musicale di Paola e Chiara: loro sono cresciute

ascoltando irlandese folk e John Denver proprio come me!

Le recensioni insegnano che certi paragoni sono importanti per orientare gli ascoltatori. I nomi che mi vengono in mente sono Tracy Chapman per la voce, Elisa per certi arrangiamenti, Tori Amos (‘In my bed’), Alanis Morissette (‘Seeing the mist dissolving’), Tanita Tikaram, Indigo Girls…

Le Indigo Girls le conosco di nome perché amo molto Joan Baez e so che le produce lei ma in realtà ho visto solo un video…I paragoni sono qualcosa che vengono dopo, col senno di poi. Il nostro pensiero lavora anche per associazione per cui per conoscere e riconoscere qualcosa l’associazione è il modo più facile. E’ normale all’inizio essere paragonata ad altre persone e comunque ne sono contenta perché sono delle grandi artiste, anche se io cerco di fare cose che non sento in giro.

Autrice dei testi e soprattutto della musica. Spesso una voce femminile è solo un apporto ‘grazioso’ alla musica composta da musicisti uomini. E’ una realtà statistica – soprattutto in Italia – che il numero delle cantautrici è ed è sempre stato esiguo. La scelta della lingua inglese può motivarsi anche nella mancanza di una tradizione cantautoriale femminile in Italia?

Hai ragione sul fatto che non c’è un grande cantautorato italiano femminile e in effetti so già, e già qualcuno lo ha fatto, che una delle critiche più immediate sarà che canto in inglese. Ma quante persone parlano italiano? Quando scrivo dei pezzi vorrei comunicare a quante più persone possibile.

…in fondo siamo già abituati alla musica in inglese…

Sì, non vedo perché non si dovrebbe ascoltare un’artista italiana che canta in inglese. Per certi versi mi dispiace perché l’italiano è bello, mi piace scrivere in italiano: è una lingua più colta, più letteraria, più nobile, ma l’inglese è universale ed io sono cresciuta ascoltando musica in inglese, è quello che mi viene spontaneo fare. Hanno provato all’inizio a farmi cantare in italiano ma non c’è stato verso…

In Italia ci sono più ‘voci’ femminili che ‘autrici’…

Sì, voci e personaggi…Io amo ascoltare i cantautori, non riesco ad ascoltare interpreti. Gli interpreti fanno una musica che deve comunque esistere però io devo sentire che quello che mi arriva è frutto dell’ispirazione artistica della persona. A me piace fare tutto da sola, lavoro bene così. Non so come si faccia a scrivere un pezzo in due, magari con qualcuno che fa la musica e qualcun altro che scrive il testo, non so neanche da dove cominciare.

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I testi…

Sono fondamentali per me. Si fanno più musiche belle che testi belli. Quando ascolti la radio spesso ti arrivano delle belle melodie, ti intrattengono, magari ti commuovono anche. Quando

ascolti una canzone in una lingua che non conosci può sembrarti meravigliosa poi capisci cosa dice ed è una delusione terribile perché spesso i testi sono molto superficiali. Per me è importante scriverne di belli, con del pathos.

I tuoi testi sono in prima persona, sono i racconti delle tue relazioni con gli altri. La musica che li accompagna ha una valenza terapeutica? Svolge il compito di mediare le tue emozioni, oppure di esaltarle-valorizzarle-sottolinearle?

Credo che non si possano scindere musica e parole. Scrivere pezzi per me è un’esigenza di comunicazione laddove la comunicazione è interrotta: dico con le canzoni quello che non riesco a dire a parole nella realtà. Sicuramente la musica trascina e dà anche il pathos, dà le emozioni e comunica quello che stai provando…Però mi hanno detto che a volte testi e musica sono stranamente discordanti, con testi molto forti e musica rilassata e allegra ma non so che dire a riguardo…

Continua nell’altra pagina…Io credo invece che ci siano una tensione ed un’intensità coerenti nei 16 pezzi del tuo album. Tra tutti quanti ce n’è qualcuno che prediligi più di altri?

E’ una questione più sentimentale che critica. Posso pormi con un occhio critico nei confronti dei miei pezzi solo staccandomi da me stessa ma preferisco farlo a livello di coinvolgimento emotivo e forse ‘No birds flying’ è uno dei pezzi che amo di più perché è uno dei primi che ho fatto. Giocavo ad imparare la chitarra e mi è proprio uscita così: spesso mi capita che testo e musica vengano fuori insieme. Oltre a ‘No birds’ amo molto ‘If I had come before’, canzoni dedicate alla stessa persona, con lo stesso tipo di atmosfera un po’…gotica. A proposito! Dire ‘gotico’ mi ha fatto ricordare che stanotte ho sognato che Marilyn Manson ascoltava il mio disco!

In ‘Where I am now’ e ‘Running’ parli della stessa persona? Il venire chiamata ‘clown’ e l’ambientazione nel passato mi aveva fatto pensare ad un’esperienza fondamentale nella tua educazione sentimentale.

No, parlo stranamente di due persone diverse con cui però avevo un rapporto simile. Spesso le persone con cui sto sono più tristi e malinconiche e questo mi porta a dover riequilibrare la situazione.

‘Fairy Tales’: hai venduto davvero libri per bambini a porta a porta?

Esatto! C’è stato un periodo della mia vita in cui mi sono divertita a fare questo. Avevo una ragazza calabrese, mi ero trasferita in Calabria e per fare qualcosa oltre alle serate mi hanno

proposto di vendere libri a porta a porta in paesini sperduti. Era molto triste ma bello. Era bello perché a me piace vedere una casa che non è la mia, essere accolta in una casa estranea, mi piace la cucina e mi piace essere spostata perché ingombro mentre qualcuno sta facendo il sugo o il tè…

Dalle tue canzoni sembra quasi uscire l’immagine di una donna che vive grandi passioni me che in un modo o nell’altro si ritrova sola a ricordarle. Anche ‘In my bed’, una canzone d’amore ispirata dalla gioia di avere una donna accanto a te, di vederla nel tuo letto, sembra comunque un’istantanea di qualcosa che possa in qualche modo finire…

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E’ vero quello che dici per gli altri testi ma credo che ‘In my bed’ sia un episodio abbastanza isolato. E’ un pezzo che ho scritto per la donna con cui sto adesso, è una dichiarazione molto semplice di gioia, di un amore che sto vivendo e infatti ha un testo più immediato, più pop, meno letterario e meno pensato. E’ un caso abbastanza atipico perché è l’ultimo pezzo che ho scritto mentre invece tutto il resto è malinconico e passato, è vero: è come trovarmi da sola con i miei ricordi. Io vivo in maniera molto immediata e poi ci penso, ci ragiono, scrivo e medito.

Parliamo di ‘Have me for free’: il desiderio di vivere una situazione perfetta (’gentle words and great sex’), tu che metti in guardia l’altra (‘I’d only make you sad…you’d be a fool…I’d only make you mad’), e infine la rassegnazione ad una vita in solitudine sopportando ogni amarezza; stare in coppia non deve essere un’abitudine: la lucidità e la coscienza di sé sono meglio delle reciproca debolezza…

Sì, è più che altro qualcosa che dico a me stessa. Nelle storie mi butto totalmente ma ad un certo punto ho

paura perché non posso sapere davvero se quella è la persona con cui voglio stare per sempre…Le donne parlano di eternità, sono molto possessive, vogliono fermare il tempo, hanno bisogno di sicurezze. Credo che sia destabilizzante qualcuno che dice ‘guarda che io posso amarti con una parte di me e amare tutto il mondo con il resto delle altre parti, amarti oggi e non domani o amarti per sempre ma non lo so, non lo voglio sapere, non te lo voglio dire’. Io l’ho scritto in una canzone perché non avrei mai il coraggio di dirlo a qualcuno, ammetto la mia codardia.

Essere out: chi lo fa prima o poi, chi non lo fa mai, e chi invece lo dice subito chiaro e tondo…

Io amo dire quello che sono, lo faccio io prima che lo facciano gli altri. Per questo, anche con ironia, ho sparso dei simboli gay all’interno del cd perché lo trovo normale. Essendo una cantautrice mi presento per ciò che sono, racconto le mie esperienze, racconto la mia vita e non vedo perché dovrei mentire. Nel momento in cui parlo di me sono onesta e incapace di fingere.

Continua nell’altra pagina…Hai paura di venire ‘ghettizzata’ per questo?

Tutto è possibile. La gente legge qualcosa in quello che tu fai: io mi presento con quello che sono e non credo che se un artista vale qualcosa rimanga tale soltanto per il pubblico gay, pensa a Geroge Michael!

Allo stesso modo non hai paura che essere out ti possa ‘sfavorire’ in qualche modo?

Non posso pensare a quello che piacerà a tutti e poi del resto nei miei concerti vorrei avere gente che inviterei a casa, ho sentito dire questo a qualcuno e lo condivido!

E’ come operare una selezione a priori sul pubblico…

Esatto: avrò perso qualcuno che non mi interessa.

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Oltre alla necessità artistica di parlare di te, della tua vita e dei tuoi sentimenti ritieni importante la ricaduta che un messaggio del tipo ‘Sono giovane e lesbica, amo le donne e ne sono felice’ può avere su una ragazzina in termini di rafforzamento della sua identità?

Sì, mi è già successo con un’amica molto giovane. Essere out significa questo: dimostrare alla gente che tu vivi come persona in maniera completa, felice, realizzata. I gay non sono quelli che stanno in casa a tormentarsi su quanto sono sbagliati: si tormentano sui rapporti di coppia come tutti quanti, vivono come gli altri. Io non ho mai avuto bisogno di avere supporti o esempi ma ai ragazzi omosessuali capita di immedesimarsi in qualcuno e di trovare la propria forza in quella di qualcun altro. Non approvo le persone che sono molto popolari e molto amate e non dichiarano la loro omosessualità, credo che sia un peccato mortale…

Perché hanno un potere…

Sì, e sarebbero comunque amati.

Quindi il (tuo) personale è fortemente politico.

Quando si fa qualcosa di pubblico e affermi delle cose fai anche politica. Io sono agli inizi e le prime interviste che sto facendo sono su testate gay: si fa politica anche involontariamente, che non significa contro la mia volontà ma in modo spontaneo..

La tua omosessualità non è comunque una bandiera…

Certo, non mi sento portavoce di niente e di nessuno: sono una persona che esprime le proprie emozioni però se queste emozioni sono condivise da altri, bene.

…ma neanche un accessorio…

E’ parte fondamentale di me. Mi hanno detto: ‘Perché non eviti di dire queste cose? Prima sei un’artista e poi sei lesbica’ e io ho risposto che prima sono lesbica e poi forse sono un’artista. Perché trattare l’omosessualità come una cosa marginale? Credo che sia parte della propria personalità e che sia fondamentale per esprimere sé stessi.

Il tuo rapporto con la tecnologia. Questa intervista è pubblicata on-line ed è quindi letta da chi naviga in Internet ed usa il computer: se tu non fossi la diretta interessata forse non la leggeresti mai perché so che non hai un buon rapporto con questo tipo di cose…

No ma un po’ mi dispiace perché il computer è il presente e il futuro e sicuramente ha spianato delle strade, però io forse sono nata nel secolo sbagliato. Scrivo con la penna, non mando e-mail, scrivo le lettere e compongo con la chitarra. Non riuscirei mai a comporre con il computer come fanno tante persone.

Anche dalla tua musica e dai tuoi testi sembra proprio che tu preferisca il rapporto diretto, non mediato, non virtuale: più carne e sangue che cavi e macchine…

Assolutamente vero: ho bisogno proprio di trovarmi una persona davanti. Chattare per me è qualcosa che non mi sa di comunicazione. Anche il telefono dopo un po’ mi annoia perché ho bisogno di una presenza fisica. Io sono così, forse sono primitiva… Questo è il mio approccio ma non voglio dire che il computer non sia bello: avrò un sito prima o poi GIURO!

‘In my Bed’ di Erika Cecchini è attualmente disponibile a Milano presso Virgin Megastore, Mariposa dischi e Buscemi dischi.