Coppia lesbica cacciata dal saggio di canto per un abbraccio

Emozionate, si abbracciano. Ma vengono cacciate e arrivano i Carabinieri. Succede a Parma

Un abbraccio, niente altro che un abbraccio. Ma tanto è bastato perché una coppia di lesbiche venisse cacciata dal saggio di canto della parrocchia di Santo Stefano, a Parma, domenica scorsa. Teatro della vicenda, Sala Baganza, dove una ragazzina aveva invitato tutta la famiglia ad assistere al saggio di canto. Tra gli invitati, anche la zia e la sua compagna. Uno spettacolo emozionante, per coloro che erano presenti e molti, quando è il turno di un brano romantico, si abbracciano. Anche le due donne si abbracciano, ma il parroco non gradisce il gesto d’affetto e le caccia.

A denunciare l’accaduto è l’associazione lgbt parmense “L’ottavo colore”, insieme ad Agedo e Certi Diritti.

“O vi staccate immediatamente o dovete andarvene, ci sono anche dei bambini qui!” avrebbe esclamato i parroco secondo quanto riferito dall’associazione.

A niente è valsa la richiesta di spiegazione da parte delle due donne. “Il parroco continua a respingerle, le porta fuori dal cortile – denunciano le associazioni -. Nonostante le ragazze e i loro amici si allontanino per non rovinare l’atmosfera del saggio, il parroco chiama “i rinforzi” e avvisa i carabinieri. Arrivano in fretta e capiscono subito il malinteso. Chiedono scusa alle ragazze, stringono loro la mano, augurando di trovare il coraggio per affrontare queste situazioni, prima di dirigersi dove la gente ha veramente bisogno di loro”.

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“ANDATE FUORI” E ARRIVANO I CARABINIERI

“Denunciamo, ancora una volta – commentano le associazioni – il modo violento e discriminatorio in cui viene attaccato il diritto fondamentale di vivere liberamente il proprio orientamento sessuale, vogliamo qui ricordare che la Corte Costituzionale ha chiarito oltre tre anni fa che gay e lesbiche “hanno il diritto fondamentale di vivere liberamente la loro condizione di coppia” quindi anche di baciarsi e tenersi per mano per strada, se lo desiderano”.

“Niente se non la becera ignoranza e il pregiudizio più medievale possono giustificare la violenza verbale o fisica nei confronti di una coppia gay o lesbica – continuano sulla pagina Facebook de L’Ottavo colore -. Scagliarsi apertamente contro queste ragazze non esprime in realtà alcun valore morale o etico, ma al contrario solo disprezzo e disgusto per una popolazione che reclama libertà, dignità e protezione dalla violenza. Ancor peggio se questo atteggiamento è assunto da un prete che dovrebbe per la sua missione includere le persone, non perseguitarle”.

LE ASSOCIAZIONI: “NESSUN LASCIA PASSARE PER LA DISCRIMINAZIONE”

“Questi gesti non saranno più ignorati – concludono le organizzazioni -. Dietro ogni persona discriminata, ci saranno la famiglia, gli amici e sempre più cittadini pronti a reagire, a denunciare, a lottare. Papa Francesco ha pronunciato queste parole: “Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo l’omosessualità. Io allora risposi con un’altra domanda: “Dimmi, Dio, quando guarda una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto o la respinge condannandola?”. Il parroco di Santo Stefano ha fatto la sua scelta”.