DIO O L’IDEA DI DIO?

di

Le donne lesbiche credenti si raccontano. Alexia: "Mi sentivo l'essere più sporco". Claudia: "il mio lesbismo non ha a che fare con la fede". Federica: "voglio sposare una...

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1590 0

La mia ex ragazza era cattolica – dice Alexia, che si dichiara atea – “così ho vissuto indirettamente il problema. Si sentiva una peccatrice, meritevole di qualsiasi orrenda punizione e questo influiva sul suo stato d’animo e sulla sua vita. Per quanto fosse una persona brillante ed avesse una famiglia meravigliosa, che aveva accettato serenamente la sua sessualità, si sentiva comunque l’essere umano più sporco e più condannabile del mondo. I dogmi cattolici la corrodevano, facendole sognare perfino le fiamme dell’Inferno. Si volle iscrivere ad una comunità cattolica, comunità alle quali sono profondamente contraria, non per i temi trattati ma per la scarsa competenza di chi fa da Maestro della parola di Dio“.
La delusione…”Bastò un dibattito sull’omosessualità – continua Alexia – in cui si affermava che siamo infestati, nell’anima, dal demonio e la mia ex crollò. Wow! – pensai tra me -: abbiamo il diavolo in corpo!”.
Alexia si rivolge, così, ad una suora che conosce dall’infanzia: “Ci consigliò di scrivere ad un prete che aveva celebrato unioni di persone omosessuali. La sua risposta fu una ventata d’aria fresca, ci disse: ‘Dio è amore, anche se tu non hai fede in Lui, Lui ha fede in te!‘. E aggiunse: ‘Se nel vostro rapporto c’è amore, allora nel vostro rapporto c’è anche Dio. Rispettate voi stesse e confidate in un mondo che sta cambiando, anche rispetto alla vostra visibilità‘”.
Alexia crede che le persone omosessuali siano “un popolo di angeli che il mondo non è pronto a conoscere”.

* * *

Per Cristina “bisogna che le persone imparino a conoscere i motivi della diversità. Solo così – dice – ci si apre ad un mondo di amore, ad un mondo di tutti”.
Essere lesbica e credente”All’inizio è stato un problema, sono stata plasmata dai dogmi cattolici. Ma adesso la vivo più tranquillamente”.
Grazie ad una ragazza evangelista, infatti, Cristina ha capito che “una volta che se ne parla con qualcuno, e ci si confida iniziando ad amarsi, le cose cambiano, dentro e fuori di noi”.
“La mia amica – racconta – mi portò in una Chiesa evangelica; il pastore predicava, io iniziai a piangere. Lei mi abbracciò e disse: ‘Dio ti ama per quella che sei. Ti vuole così, non vuole cambiarti‘. Pian piano si comprendono meglio determinati concetti che ci vengono inculcati fin da bambini e succede qualcosa di stupendo… ma c’è bisogno dell’aiuto del prossimo!”.
La Chiesa cattolica, secondo Cristina, dovrebbe diffondere messaggi del genere invece di condannare “perché tutti insieme siamo parte di questo Universo”.
* * *

Claudia è cresciuta in “una famiglia praticante. Passavo tutti i Sabato in Parrocchia con l’Azione Cattolica – racconta -, non perdevo un incontro che fosse di preghiera o di formazione. Credo di aver vissuto quattro o cinque anni in modo schizofrenico, non riuscendo a trovare nessuna apertura nell’insegnamento cattolico, rispetto a ciò che sentivo di essere e che non riuscivo a sopprimere. La rottura‘ con l’Istituzione sembrò inevitabile. Fu un periodo di crisi generale. Non si trattava soltanto del mio rapporto con la Chiesa e con Dio, ma della mia stessa identità”.
Adesso, invece, come ti senti?
“In questo momento il mio essere lesbica non ha molto a che fare con la Fede, piuttosto crea problemi alla Chiesa”. Federica soffre nel constatare “tanta paura nei nostri confronti. Non sono soltanto cristiana – dice – ma anche cattolica, quindi devo per forza rapportarmi con la Chiesa, con le Gerarchie e con i documenti ufficiali. Credo, tuttavia, che l’ostilità attuale sia solo una fase transitoria e che in futuro si possa percorrere la via del dialogo per cercare di vivere appieno gli insegnamenti di Gesù“.
* * *

Federica ha capito in quel momento che l’essere lesbica non si esauriva in una pulsione sessuale, c’era molto di più. “Credo che la Chiesa – dice – calchi troppo la mano sulla genitalità, perdendo di vista l’interezza della persona; questo non vale solo per l’omosessualità, ma anche per le coppie sposate e per le persone consacrate. Non si può imporre ad una persona di vivere a metà, per Fede. Un’animatrice, una giorno, mi invitò a non focalizzarmi su un aspetto soltanto, io ero tante cose insieme: studente, figlia, amica, sorella, sportiva, salesiana. Credo che ritrovare la mia unità interiore sia stata una delle esperienze di grazia divina più significative”.
Andare oltre…”La cosa più importante è stata quella superare il blocco del puro atto fisico e di andare oltre la formula dei cosiddetti ‘atti impuri e contro natura‘ per riscoprire, al di sopra di ogni cosa, il valore dei legami, siano essi amicali o di coppia. Accettarmi non è stato né semplice e né veloce. Dal momento in cui ho iniziato a prendere consapevolezza di me, al momento che mi sono accettata, sono passati circa sei anni. C’era tutto un sistema di valori da rivedere, dovevo necessariamente prendere le distanze da tutto quello che mi era stato insegnato e crearmi un mio percorso, unico ed irripetibile. Ho camminato con le mie gambe, ho coinvolto gli amici più cari nel mio percorso. Ritrovata me stessa, ho sentito la necessità di riprendere in mano la mia Fede. Ho frequentato il gruppo Kairós di Trieste, che mi hanno fatta sentire meno sola. Credo che questi gruppi di persone credenti e omosessuali siano delle vere isole in cui i ‘dispersi in mare‘, come ero io, possono trovare rifugio”.
Eppure Federica non trova ancora il coraggio di viversi liberamente in famiglia. “Se ho fatto così fatica ad accettare la mia omosessualità è perché così mi è stato insegnato. Forse ho poca fiducia nei miei genitori, temo che l’indottrinamento abbia il sopravvento sui legami familiari. Soffro però nel tener nascosta questa parte di me, soprattutto quando, con discrezione, cercano di indagare se ho finalmente trovato un uomo da amare per la vita. So che sognerebbero per me un buon marito ma io voglio sposare una donna“.
* * *

Lei e DioAnche Elvira Borriello, autrice di “Leiedio” – la storia riguarda una suora che lascia il convento per vivere il suo amore con una ragazza, senza per questo abbandonare la propria Fede (Città Editrice di Reggio Emilia, 2001) – ci racconta la sua Fede in Dio: “Sono sempre stata credente. Ho sempre creduto in Dio come qualcosa di ‘magico’ quando ero bambina, e di straordinario quando sono cresciuta. Questo Dio inteso come qualcosa di indefinito ed indefinibile, che non ha mai fatto a pugni col mio essere lesbica. Questo Dio come Essere supremo, ma anche come energia e forza interiore. Il mio essere lesbica, amare una donna, quindi controcorrente per la Chiesa, a priori, non ha creato mai una conflittualità con la mia Fede. Sono credente non certo perché ho avuto una educazione cristiana… Credere, avere Fede, è qualcosa di inspiegabile, qualcosa che senti dentro, che ti far star bene, che dà energia e coraggio anche nei momenti più disperati. Credente! Questo termine riempie la mia esistenza e mi fa vivere con serenità e libertà il mio essere lesbica“.
* * *

Doriana si è dovuta subito rapportare con queste due realtà: “Vivo serenamente la mia condizione omosessuale – racconta – affiancata e supportata dalla Fede. I dogmi cattolici sono stati inizialmente uno spunto di riflessione. Non mi sono mai sentita influenzata in quanto, avendo studiato la Bibbia, non ho trovato le discordanze e le incompatibilità che invece la Chiesa erige nei confronti delle persone omosessuali. Quindi non ho permesso alla Chiesa di crearmi sensi di colpa: viverli è un lusso che possono permettersi solo pochi fortunati…”.
* * *

Silvia e Ramona, entrambe studentesse universitarie, formano una coppia felice: “Viviamo la nostra Fede – spiegano – nel modo più tranquillo possibile, non crediamo al fatto che a Dio possa interessare con chi vai a letto, l’importate è volersi bene. Nessun conflitto, quindi, fra la nostra Fede e la nostra condizione lesbica. I dogmi ecclesiastici sono formulati dai preti e i preti non sono Dio. Quindi non viviamo neanche nessun senso di colpa in quanto l’omosessualità è condannata dalla Chiesa come Istituzione di un potere economico e politico. Dio è tutta un’altra cosa. Non crediamo al fatto che punisca due persone che si amano anche se sono dello stesso sesso”.
* * *

Carla Liberatore del neonato “Gruppo Gaya: Cronisti senza Frontiere” ritiene che la sua Fede in Dio sia “come ogni Suo dono, un qualcosa di inattaccabile e indiscutibile“. I proclami di vescovi e cardinali non le fanno paura, perché “questi personaggi – dice – non hanno molto contatto con la realtà di tutti i giorni. Vivono in ogni agio materiale, non sanno cosa significa portare avanti una casa, una famiglia, una vita in due e dei figli. Non si occupano personalmente delle persone buttate sui marciapiedi mezze morte…”.
Credo in Dio – ribadisce – con tutta me stessa, cerco di esserGli vicino con la mia amicizia perché Egli mi ha donato qualcosa di molto grande che è la Fede. Ma come potrei credere in una Chiesa che, in maniera più o meno raffinata, continua a fare la caccia alle streghe? No signori, io credo solo in Dio! Unico giudice giusto e supremo, unico amico e padre amorevole di tutti. Sono lesbica, sì, è vero, lo sono. Ma nessuno dimentichi che prima di tutto sono una figlia di Dio“.

Leggi   Omosessualità e religione: cosa dicono il Vecchio e Nuovo Testamento?

di Pasquale Quaranta

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...