DIRITTI UMANI DELLE LESBICHE

Nel 2001, ancora troppi i governi che chiudono il bilancio in negativo nei riguardi delle donne…

…La liberazione dei gay è parte integrante della lotta contro il razzismo e l’oppressione di genere. Fino a che le donne non saranno libere, le lesbiche non saranno libere. (Zimbabwe)

Una disposizione che rileva il diritto delle donne a scegliere il loro orientamento sessuale, ma che troppo

spesso e in troppi paesi del mondo è puntualmente ignorata. Il 2002 è alle porte e l’anno che sta per finire ci ha appena regalato una piccola grande vittoria che, forse, le donne afgane ancora non possono, o non riescono ad assaporare, non tutte almeno: l’annientamento del governo talebano e il conseguente ripristino del diritto di scelta per le donne se portare o no il burka. La lotta delle donne afgane è, però, solo all’inizio, come del resto quella delle lesbiche iraniane, da cui voglio partire per ricordare a tutte alcune delle campagne internazionali degli ultimi anni a favore delle donne e contro ogni violazione dei diritti loro concessi, perché la memoria sia compagna inscindibile delle nostre azioni.

Grazie ad Amnesty International, che da anni si occupa attivamente delle donne, siamo venute a conoscenza di realtà quali quella vissuta in Iran, dove una relazione lesbica può costare la vita: per il reato di lesbismo, infatti, è prevista la condanna a morte.

Così, come gli uomini omosessuali, le lesbiche sono spesso controllate e schedate dai governi a causa delle loro organizzazioni e manifestazioni. Ma, a differenza degli uomini, esse corrono un doppio rischio: oltre ad essere più vulnerabili poiché donne, le lesbiche sono maggiormente emarginate e stigmatizzate a causa del loro orientamento sessuale. Gli abusi che gli omosessuali subiscono da parte delle forze dell’ordine variano dalla tortura, incluso lo stupro e gli abusi sessuali, fino all’arresto arbitrario, alle "sparizioni" e alle esecuzioni extragiudiziali. Dato che molte

lesbiche non vogliono dichiarare la loro identità sessuale per paura di ritorsioni, esse in genere soffrono senza che nessuno lo sappia. Il silenzio e l’invisibilità spesso si estendono ai gruppi che lavorano per i diritti delle donne, che esitano a schierarsi contro gli abusi dei diritti umani perpetrati contro le lesbiche per paura di essere a loro volta emarginati. Infine, a causa del fallimento della comunità internazionale nel riconoscere i diritti degli omosessuali come diritti umani, spesso questi abusi passano inosservati e non sono riportati dalle organizzazioni locali e internazionali per i diritti umani. La mancanza di documentazione degli abusi contro le lesbiche crea un contesto in cui è più facile che avvengano ulteriori abusi. Ad esempio, le lesbiche si vedono spesso rifiutare l’asilo politico sulla base del loro orientamento sessuale, poiché non riescono a fornire le prove degli abusi cui vanno incontro nel paese d’origine.

Spostandoci in Africa, la sostanza non cambia: anche le lesbiche dello Zimbabwe devono affrontare oppressioni ulteriori, oltre a quelle dovute al loro genere. Tsitsi Tiripano (uno pseudonimo) è stata minacciata a causa del suo orientamento sessuale e delle sue attività come membro del "Gays and Lesbians of Zimbabwe" (GALZ), un’organizzazione che si batte per i diritti di omosessuali e lesbiche. Una donna, una lesbica coraggiosa che da anni si trova a fronteggiare ostilità e discriminazioni a causa dell’isteria collettiva provocata dagli attacchi della stampa e dalle dichiarazioni anti-gay di figure importanti.

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E come non pensare ai 110 milioni di donne che soffrono di gravi ferite, anche letali, per tutta la loro vita adulta, a causa della mutilazione dei

genitali femminili cui molte adolescenti, bambine e a volte anche neonate sono sottoposte? Come non dedicare un pensiero di speranza nell’anno nuovo ai 2 milioni di ragazze che vengono mutilate ogni anno?. I dati di A.I. sono chiari: la mutilazione genitale femminile viene praticata in circa 20 paesi dell’Africa, parte dell’Asia e del Medio Oriente e in comunità di immigranti di altre regioni, per esempio in Europa. Nel 1994 sono state lanciate alcune importanti campagne?f^4 popolari in Egitto e Tanzania, dopo le quali i governi di diversi stati hanno riesaminato la propria legislazione sul caso, e alcuni hanno dichiarato le pratiche di mutilazione genitale un reato. La gravità della mutilazione varia nelle diverse culture; essa può prevedere la rimozione di una parte o di tutti gli organi genitali – clitoride, grandi e piccole labbra – ed è di solito fatta da donne anziane di un villaggio o dalla levatrice tradizionale. Raramente le mutilazioni vengono eseguite in ospedale o da dottori o infermiere; al di fuori di questi rari casi, non viene mai usato l’anestetico. La bambina è di solito tenuta ferma da una donna che, standole sopra, le immobilizza le braccia e le gambe. Gli effetti della mutilazione sono chirurgicamente irreversibili.

Decine sono le donne che si battono quotidianamente per le tutte le donne del loro paese, migliaia quelle che si battono per le donne di tutto il mondo, ma mai abbastanza perché il loro immane sforzo possa ottenere risultati in breve tempo. Donne come Asma Jahangir, ‘avvocata per i diritti umani di fama internazionale nonché la Presidente della Commissione non governativa per i Diritti Umani del Pakistan, esponente attiva del Women’s Action Forum e responsabile di uno dei più prestigiosi centri per l’aiuto legale del suo paese, e la sorella Hina Jilani anch’essa avvocata e insieme vincitrici del USA: AZIONE DONNE per ricordare la campagna lanciata nel 1998.

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Un pensiero al loro coraggio è doveroso e non costa nulla.

di jaguar