Discriminata dal commercialista perché lesbica

Una lettrice ci scrive per denunciare un grave caso di discriminazione: una commercialista si rifiuta di lavorare per lei perché lesbica.

Mi chiamo Marina e vi scrivo per sottoporre alla vostra attenzione l’increscioso episodio a me capitato e per avere un vostro aiuto in merito. Episodio, a mio parere, discriminante e anticostituzionale con cui una commercialista mi ha messo alla porta e rifiutato la sua consulenza solo perchè io sono gay.

In qualità di webmaster ho avuto la necessità di recarmi dal commercialista per regolarizzare la mia posizione fiscale e giuridica come libera professionista. Dopo aver spiegato le mie necessità, pattuito le modalità del mio rapporto con lo studio, fornito il cod. fiscale e fotocopiato i documenti per dare il via a tutte le procedure burocratriche dell’attività che volevo mettere in piedi, ho avuto la necessità di porle una domanda.

Chiedendo consiglio su di un contratto che avrei dovuto firmare, in qualità di responsabile di un sito lesbico, ho visto quanti colori può assumere il volto di una persona sconvolta dalla propria omofobia. Farfugliando incomprensibili parole, la dottoressa si è assentata per andare a ricomporre la propria immagine. Tornando ha spiegato che non poteva più accettare l’impegno preso, che la clientela del suo studio, particolarmente selezionata e prestigiosa, confidava nella serietà e nel rigore, pertanto una persona gay o presunta tale, non aveva posto e spazio. Dichiarò inoltre di fare affidamento ad un presunto accordo tra i commercialisti veronesi, che le impediva di comportarsi in maniera diversa.

Non essendo di Verona, chiesi l’indirizzo di uno studio più "adeguato" alle mie esigenze e ai tempi che viviamo, ma non mi fu data neanche questa possibilità per paura che le mie omosessuali labbra pronunciassero il suo nome altrove. Decisi di chiamare l’ordine dei commercialisti per chiedere spiegazioni in merito, parlai con il presidente dell’ordine che, senza usare la benchè minima forma di cortesia e dandomi immediatamente del tu, mi disse che le spiegazioni che cercavo le avrebbe date SOLO ad un avvocato e SOLO su richiesta scritta.

A questo punto mi rivolgo a voi, non ho mai creduto in nessuna forma estrema di pensiero o di operato, ma nella tolleranza e nel rispetto altrui, anche se con idee e modi diversi dai miei. Tuttavia credo di essere stata vittima di una discriminazione, dell’intolleranza attraverso un fatto puramente anticostituzionale. La mia persona non ha potuto regolarizzare una posizione giuridica e fiscale solo perchè proprietaria di un portale lesbico. Vorrei sapere se è previsto dalla legge, dallo statuto dei commercialisti o da chicchessia quanto accaduto o se invece mi è dato di far giustizia su questo episodio veramente sgradevole ed ingiusto. Attendo un vostro cortese riscontro in merito e ringraziandovi anticipatamente per l’attenzione, auguro buone feste.

Marina D.

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