Iceberg omofobia: quando un’ “etero” molto curiosa va con un’altra donna

L’omofobia manifesta è solo la punta dell’ iceberg omofobia, dove la parte sommersa dell’omofobia interiorizzata è quella paurosamente più consistente.

L’omofobia manifesta è la punta di un iceberg enorme, dove sott’acqua vi è l’omofobia interiorizzata, spesso invisibile agli occhi di chi ne ha dentro. Un caso frequente dove questa viene a galla, è quello delle donneetero fino a prova contraria” che, spesso dopo anni di fantasie e curiosità, provano per la prima volta ad assecondare i propri desideri. Dal flirt, al bacio, al letto, una scelta improvvisa o ponderata, sul momento è generalmente romantica e molto voluta. Li per lì.

Purtroppo però, l’iceberg omofobia è grande e il sommerso interiorizzato affiora proprio quando quell’“innocua” curiosità, si dimostra piacere reale, concreto e coinvolgente, non solo dal punto di vista sessuale, spesso meglio del previsto, ma emotivamente parlando. Attrazione fisica, attrazione mentale e scambio affettivo insieme fanno una cosa sola, ma questa “cosa” è per loro impronunciabile pensando a un’altra donna.

La paranoia che ne consegue è, in molti casi, direttamente proporzionale all’intensità del sentimento provato: quanto più piace tanto più spaventa, un po’ come che nei paesi più omofobi guardano più porno gay. Le persone colpite, a prescindere dai like che avevano preso alla foto del profilo con la bandiera rainbow, finiscono sovente in un abisso di pensieri e paure, che le manda completamente in confusione.

Mille le spiegazioni che provano a darsi o le giustificazioni per cui, una cosa così “assurda” sia successa proprio a loro, regressioni a comportamenti adolescenziali, rimozioni e vari ed eventuali meccanismi di difesa. Da una parte non hanno dubbi che non s’ha da fare, dall’altra sanno che stanno violentando una parte di sé. Una sola certezza: se questa “cosa” si ripete, finiscono di nuovo in un turbine di pensieri in guerra tra loro.

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E solitudine! Altro aspetto comune di chi vive nel lato sommerso dell’iceberg omofobia, è l’incapacità di condividere l’esperienza vissuta con amiche o amici etero, parlandone in modo sincero e introspettivo. C’è molta vergogna e paura di venir giudicate come “insaziabili” e quando si sceglie di dirlo, la decisione sta molto nella scelta di con chi parlarne: non tutt* vogliono o sono in grado di aiutarle a vivere quel che sentono senza censure o fobie.

Volgarmente detta traghettatrice, è colei che, volente o nolente, causa questo clic e che spesso presto ne rimarrà amareggiata e delusa. Non può far piacere essere la scintilla di tanta sofferenza, né tanto meno vedere aspetti così belli, profondi e segreti di una che, poco dopo, pagherebbe oro per dimenticarli. Inoltre: prima cosa “traghettare” è molto raro; secondo… da dove verso dove? Da un’eterosessualità data per assunto a un lesbismo definitivo?

Anche no al binarismo, o bianco o nero, e basta escludere bisessualità e pansessualitàdall’esistenza di chiunque, solo perché non riguardano gay e lesbicheLa bisessualità non sarà vissuta seriamente, finché non sarà accettata concettualmente come orientamento sessuale e affettivo. Oltretutto è in crescita e sta riguardando molte donne “insospettabili”… provate a chiederlo alle amiche eterosessuali! E soprattutto: smettiamo di chiamarle “etero curiose“!

 

Una specie di amore eterno

Quando l’amore diventa impronunciabile per mancanza di coraggio, resta lì e ogni tanto riaffiora. Un istinto represso è soltanto messo da parte, ma resta, si alimenta e cresce, per poi esplodere di nuovo, chissà quando, come e con chi. Finché resterà represso, ogni volta che vedremo chi ha provocato la scintilla iniziale, tornerà lo stato confusionale e resterà il tormento: “Mi manda in crisi. Non ce l’ho fatta. Non ce la faccio!

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Un amore che si è fermato prima ancora di essere vissuto, a volte prima ancora di aver capito se era amore o un carretto, interrotto per autodifesaha comunque lasciato un segno e fa parte dei ricordi. Il grillo parlante, che è in ognuna, ci ricorderà sempre le gabbie che ci siamo costruite intorno, perché la società ci ha intimorite, ci ha detto come doveva andare e ci ha spinte a cercare la strada che sembrava più “semplice” e chissà se veramente lo è stata, lo è e lo sarà.

Per evitare malesseri eccessivi, queste persone dovrebbero chiedersi innanzitutto: “Cosa farei se una volta “provata” una donna mi piacesse tanto? Come mi sentirei di fronte al resto del mondo?”, mentre passano mesi e anni a farsi fantasie su altre donne avendo con donne rapporti intimi d’amicizia.  E finché la risposta non è “mi lascerei andare fregandomene di tutto“, forse è meglio aspettare a provare, perché forse non si è pronte a godere di nuove scoperte e potremmo soffrire molto di quest’incapacità. 

La “traghettatrice” è abituata a non traghettare. Soffrirà ma è sé stessa e amerà molte donne, la donna “etero” (normata) a volte deve ancora imparare a costruire la sua libertà… dal sistema sessista e patriarcale. Alle “traghettatrici” conviene fidarsi fino a un certo punto, farle pensare bene prima di qualsiasi cosa e mai prendersi troppo sul serio; alle “etero curiose” conviene forse pensare bene, frequentare ambienti e persone LGBTQI e ambientarsi un po’, prima di “provare”.