IN PIAZZA, PER PROCREARE

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A Bologna, venerdì prossimo, grande manifestazione per rivendicare il diritto delle donne a diventare madri. Contro la legge 147, giudicata fondamentalista e maschilista.

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BOLOGNA- Contro uno “stato laico basato sulla morale”, una legge “omofoba” che “discrimina”, un governo che “impone una visione di parte”, e a difesa dei diritti personali, soprattutto delle donne. Venerdi’ 4 luglio un ampio movimento (che abbraccia realta’ bolognesi che vanno dalla Cgil all’Arcilesbica, dal coordinamento delle donne DS alle donne in nero, dalle RDB ai Verdi ma anche i circoli Arci, l’associazione Aprile, i Cobas e l’Arcigay) ha promosso un’intera giornata di mobilitazione contro la legge 147 sulla procreazione assistita, approvata dalla camera dei deputati e ora al vaglio del senato.
La giornata di mobilitazione partira’ gia’ dalla mattina, alle 10, al mercato della Piazzola, con volantinaggi e distribuzione di un kit “per l’inseminazione fai da te”, composto da un pacchetto con guanti sterili, una siringa e un barattolino di plastica con su scritto “l’unica legge e’ il desiderio”. Quindi, la “manifestazione itinerante”, cosi’ battezzata dagli stessi organizzatori, si spostera’ il pomeriggio, alle 18, davanti all’IperCoop di Borgo Panigale per proseguire il volantinaggio. Infine, alle 21, la giornata si chiudera’ con una manifestazione di protesta in piazza San Francesco.
A spiegare i motivi della mobilitazione, tra le altre, Nera Cavina, dell’Arcilesbica Nazionale, Teresa Ganzerla, dell’Associazione “Armonie”, Sandra Schiassi, di “Donne Fuori” e Marisa Caputi del Forum delle Donne del Prc. Con questa legge, “lo stato si arroga il diritto di decidere quali sono le donne degne di essere madri e quali no”, spiega Schiassi.
La legge, infatti, prosegue Schiassi, con il vietare l’inseminazione eterologa stabilisce che “solo le donne sposate, o perlomeno conviventi, potranno accedere alle tecniche di riproduzione assistita”. In questo modo, “si discriminano le donne sole che allevano figli, si stabilisce che questi sono figli di serie ‘b’, che le donne in quanto tali non hanno piu’ il diritto di decidere del loro corpo”. Ma ancor piu’ grave, incalza Ganzerla, e’ il timore che questa legge “crei un precedente e ponga le basi per l’eliminazione di diritti faticosamente conquistati, come l’aborto”. In piu’, si mette in atto una “vera discriminazione tra donne eterosessuali e donne omosessuali”, interviene Cavina, ponendo la donna in un piano “subalterno rispetto all’uomo”. Ma a preoccupare le donne e’ anche il lato sanitario: “vietando la produzione di piu’ di tre embrioni si costringono le donne a sottoporsi piu’ volte a cure ormonali pesanti”, precisa Caputi, per non parlare della ricaduta anche “psicologica”. Ma soprattutto la legge in esame “contrappone i diritti del concepito a quelli della madre”.
Insomma, la legge 147 crea “un precedente pericoloso”, e identifica lo stato come “etico, che legifera sulla base di regole morali, che entra nel merito- incalza Ganzerla- dei comportamenti anche intimi delle persone, imponendo un punto di vista cattolico-religioso”. E’ una legge, chiude Anna Draghetti delle donne in nero, “che ha un taglio fondamentalista, e noi siamo contro tutti i fondamentalismi religiosi”.

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