Intervista a Laura Bono: “Segreto” e l’esibizione al Padova Pride Village!

Il nord Europa, il calcio, l’amore per la madre, il femminile nella società: ecco l’intervista all’artista che ha da poco pubblicato Segreto, il suo quarto album.

Laura Bono è una cantante italiana fuori dagli schemi: nel 2005 vinse Sanremo Giovani con Non credo nei miracoli e da allora ha avuto molte esperienze, tra cui una grande popolarità conquistata soprattutto in nord Europa, dove è una stella di prima grandezza. In un’intervista a Vanity Fair di qualche mese fa ha confessato di amare una donna: dopo 13 anni di amore eterosessuale Laura ha raccontato la sua nuova identità. A qualche mese dall’uscita del suo ultimo album Segreto, un inno alla libertà, alla vita e all’amore egualitario, Laura si esibirà al Padova Pride Village il 22 giugno: “Canterò ‘Segreto’ davanti a un pubblico che può sentire in profondità questa canzone e questo mi riempie di emozione. Come sempre sul palco è l’amore per la musica il sentimento più potente che ci fa sentire tutti uguali”.

Il video di “Segreto”, che racconta l’amore tra due donne, ha come protagonista Siria De Fazio, concorrente del GF9 dichiaratamente lesbica (ha avuto anche una storia con Naike Rivelli, qui per leggere il suo racconto in una nostra intervista).

Le abbiamo voluto fare qualche domanda, a partire dai terribili fatti di Orlando sino alla sua visione del rapporto uomo-donna e del coming out dei personaggi pubblici. Ecco cosa ci ha raccontato.

La comunità LGBTQI mondiale è appena stata travolta dalla tragedia di Orlando. Tu come hai vissuto questo terribile avvenimento? Ti è sembrato che i media gli abbiano riservato meno spazio rispetto agli altri fatti simili?

No, non ho visto meno attenzione o meno sensibilità. Se n’è parlato. È una tragedia e la si è sentita come tale. L’unica cosa che mi ha dato un po’ fastidio è l’aver letto su alcune testate, giornali o post: “49 gay morti”. Erano 49 persone. Perché sottolineare in questo modo quando c’è la tragedia di 49 vittime?

Veniamo al tuo nuovo album Segreto. In che periodo della tua vita sei e cosa rappresenta per te questo nuovo lavoro?

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È un periodo intenso. Sono stati cinque-sei anni molto duri ma anche molto belli. In questi anni che sono trascorsi tra il mio precedente album e questo è nata una Laura nuova di zecca. Imprenditrice, indipendente. Consapevole di quello che vuole e di come lo vuole. Segreto rispecchia tanto quello che sono in questo momento. Quindi è un bel momento.

Tu hai molto successo nel nord Europa e soprattutto in Finlandia. Ci sono delle differenze tra il modo in cui il mondo LGBTQI è visto in Italia e in quei paesi?

Sicuramente nel nord Europa c’è più libertà e tolleranza, anche se di “tolleranza” non mi piace parlare, perché “tollerare” non è un termine che mi fa impazzire. La vivono molto meglio, sono più aperti. L’Italia è sempre un po’ indietro. Ora siamo finalmente arrivati ad avere una legge sulle unioni civili: è un passo. Ce n’è ancora da fare tanto. Stiamo arrivando anche noi. Un po’ alla volta.

Insomma diciamolo: sei un’icona lesbo! Secondo te cosa rende alcune donne più interessanti allo sguardo della comunità gay e delle donne lesbiche in particolare? 

Quando sento la parla “icona” ho sempre un sussulto, sono lusingata. Penso che ci siano degli artisti che hanno un carisma e un’unicità particolare. Ad esempio: Madonna e Lady Gaga a livello internazionale piacciono a tutti, però la comunità gay ne fa delle icone perché hanno questo modo di vivere la propria arte come un modo di essere, fuori dagli schemi, unico, con una forza e un carisma particolare. Ed è in questo penso che si rispecchi la comunità gay.

Quali sono le donne che ti hanno ispirata e perché?

Una sola: mia madre. Mi ha ispirato per tutto ciò che sono ora. Arriva tutto da lei, dal suo coraggio nelle difficoltà, dalla sua forza. Mi ha dato la sua grande forza, la speranza, la tenacia. Mi ha trasmesso i suoi valori.

Ho letto che da piccola hai giocato a calcio, anche in una squadra maschile. È vero? Lo sport, come tutte le cose legate al corpo, è un terreno spesso di grandi pregiudizi e preconcetti. Tu come hai vissuto il fatto di essere una ragazza che giocava a calcio?

Ho vissuto in un paesino in provincia di Varese, Arcisate, dove come potrai immaginare le squadre di calcio femminili pullulavano! A parte gli scherzi, c’era un’unica squadra di calcio, maschile. Andavo sempre dietro la rete del campo durante gli allenamenti. Mi mettevo dietro il mister e dicevo: “Mister, posso giocare? Mister, per piacere, mi mette in squadra?”. Alla fine esasperato, un giorno si gira, mi guarda e mi dice: “Hai vinto tu. Va bene”. All’inizio c’è stata una reazione spaesata da parte degli altri giocatori. Un po’ di diffidenza, credo sia normale. Poi sarà che sono molto estroversa e riesco a far gruppo, mi hanno accettata. È stato divertente, simpatico. A parte qualche imbarazzo nello spogliatoio. Una volta finita la partita dovevo andare a fare la doccia a casa. Gli altri ragazzi non lo sapevano e ogni volta si defilavano prima di me. Tornando invece alla questione generale di cui mi chiedevi: nello sport, come in tanti altri campi, la donna è sempre meno considerata. Anche se tanto è stato ottenuto negli anni. Però, ad esempio, una cosa che mi fa sempre incazzare da morire è che quando si arriva a livelli agonistici alti le donne, anche quando sono famose e ci sono in ballo fior fior di sponsor, come nel tennis, comunque guadagnano di meno. Questa è una cosa che non riesco a capire.

Come vedi il rapporto tra popolarità e vita privata? In particolare: in questi ultimi anni soprattutto si parla molto dei personaggi famosi che scelgono di non dichiararsi, probabilmente per non perdere fette di pubblico. Tu come la vedi? Dichiararsi è un dovere?

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Non c’è dovere. È una scelta. È ovvio che se sei un personaggio pubblico hai un’influenza su chi ti segue. Non c’è scritto da nessuna parte che tutti debbano farlo. Però c’è da dire che sia l’omofobia che il razzismo nascono dall’ignoranza quindi è vero che se un personaggio in vista si dichiara, la gente inizia a familiarizzare con la cosa, inizia a pensare che è normale. Perdono fette di pubblico secondo me quelli che si spacciano per quello che non sono. Ad esempio: fai lo sciupafemmine e poi si viene a scoprire che invece sei tutt’altro. Più che altro perché non sei vero. Sei finto e la gente non ti vuole più seguire.

Il 22 giugno ti esibirai al Pride Village di Padova. Qual è il tuo rapporto col Pride?

La verità? È la mia priva volta. E sono emozionatissima. Non sono mai stata a un Pride. Perché di base ero, anch’io, ignorante. Non sono andata aldilà del mio naso. Mi fermavo a quello che facevo vedere i media, alle parate. E in quella cosa io non mi riconoscevo, perché so che l’omosessualità non è solo quello. Che poi ci sta, l’ostentazione, mezzi nudi, alla fine è una provocazione. Però avevo la sensazione che la manipolazione dei media andava a confermare alle persone ignoranti che gli omosessuali fossero solo quello. Invece poi ho capito che invece va bene e ci deve essere, lo spogliarsi, l’essere liberi. Ora so che le parate sono una cosa meravigliosa, probabilmente lo sono sempre state ma sarà la mia prima volta e sono molto emozionata.

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