Lettera aperta a una giornalista che voleva il pisello

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La tua crociata contro il femminismo ha dei committenti: sono gli uomini di potere che governano questo paese avvinghiato al patriarcato.

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Cara Annalisa Chirico,

abbiamo praticamente la stessa età, quindi mi permetterò di darti del tu. Apprendo che scrivi su Il Giornale e su Panorama e che hai dato alle stampe pregevoli pamphlet tipo Siamo tutti puttane, inno all’autodeterminazione della donna senza se e senza ma, ma più che altro l’endorsement femminile che serviva alle porcherie che il berlusconismo ha praticato e legittimato sul corpo e sull’immagine della donna.

Guarda diciamolo subito: non mi sei simpatica. Mi è bastato recuperare qualche video su Youtube per rendermi conto che ricerchi perennemente lo scontro, la polemica, campi di questo. E che lo fai pure con un gusto adolescenziale per il politicamente scorretto, roba da prima liceo, per giunta accompagnato da argomenti risibili e debolezza concettuale a manetta. D’accordo, scrivi su Il Giornale, certo non un luogo noto per i suoi pensatori raffinati, te lo concedo. Tra l’altro proprio sulle colonne di quel quotidiano è uscito di recente un tuo pezzo – rimbalzato poi su Dagospia – in cui di fatto perculi Hillary Clinton (per chi voglia leggerlo… > )sostenendo che alla storia del primo presidente donna non ci credi tu e, rilevazione statistica subitanea, non ci crede nessuno. Che semmai la signora Clinton dovesse spuntarla sarebbe per “merito” di Trump. Nessuna vittoria femminile, in nessun caso, dici.

Poi da lì parti con tutta una tirata contro Hillary, dalla quale è chiaro che non hai in simpatia i Democratici. A te piace la destra, è palese. “Se gli americani voteranno a maggioranza Hillary, sarà perché, nel confronto con l’eccentrico e imprevedibile avversario, il binomio già menzionato, potere e establishment, appare, tutto sommato, il meno peggio”. Per te Bill e Hillary son sinonimo di “potere e establishment”, quindi Trump sarebbe il rivoluzionario della situazione? Lo definisci “eccentrico e imprevedibile”, io avrei detto impresentabile, ma vabbè.

Poi ci smolli la perla di saggezza moderna: “La donna, come l’ uomo, può compiere pregevoli imprese e disastri inauditi”. E difatti questo tuo articolo, così come ogni tua battuta sul femminismo, è un disastro inaudito. Qualcosa di cui questo Paese non ha proprio bisogno. Sul finire del pezzo tenti nuovamente di infierire sulla candidata democratica: “tutto molto commovente, tante donne, per carità, ma chi ci crede? Se Hillary vincerà, dovrà dire grazie a un uomo, «the Donald»”.

C’è qualcosa che inquieta molto chi ha a cuore le questioni di genere in questo paese. Tu ti giochi sistematicamente la carta del femminismo di destra. Ovvero del finto femminismo. E questa tua antipatia per Hillary Clinton torna a confermarlo. Perché sia chiaro: l’elezione di Hillary sarebbe una vera meraviglia, un evento da salutare con le lacrime agli occhi. In sé e per lo scampato pericolo di nome Trump. Per la sua potenza simbolica, emotiva, culturale. Una donna alla guida dell’Impero, dove ci sono sempre e solo stati uomini. Una figura dichiaratamente al fianco delle minoranze, che ha sfilato al Pride di New York, che ha speso parole bellissime per la nostra comunità.

Ma arriviamo al punto che mi sta più a cuore: da tempo tu cerchi di polemizzare con le donne di sinistra, coi movimenti, col femminismo più o men storico, rivendicando la libertà totale delle donne di fare quello che vogliono del loro corpo e della loro sessualità. Il tuo libro Siamo tutti puttane nasceva proprio da qui: “Ho seguito il processo alle olgettine. E a ogni udienza m’incazzavo di più: quelle ragazze, chiamate in qualità di testimoni, in realtà erano imputate, e non per reati del codice penale, ma per i loro costumi privati. Quelle toghe stavano violando i diritti di ragazze che avevano avuto la colpa estrema di accarezzare il potere cercando di inseguire i loro sogni. Chi siamo noi per giudicare i sogni degli altri? Le taleban-femministe giudicano”.

Quello che non vedi (o forse fingi di non vedere) è che le donne a cui tu guardi non sono per niente modelli di autoderminazione. Sono donne che usano il corpo e la sessualità come ultima spiaggia, come carta della disperazione. E una società che costringe a questo non è una società che può dirsi, con quella parola che ti piace tanto, “liberale”. In una cultura in cui l’uomo detta le regole e in cui i meccanismi e le dinamiche di potere sono concepite unicamente dal punto di vista maschile, non c’è niente ma proprio niente di libertario, di dignitoso e di giusto nel doversi piegare a quelle regole, regole che certo non sono le donne ad aver stabilito. 

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E la dimostrazione del tuo gioco piuttosto sporco arriva proprio dall’articolo contro Hillary Clinton, nella cui elezione noi tutti dovremmo invece sperare. E lo dovremmo fare sopratutto se siamo donne, neri, gay, lesbiche, trans. Anche se non è certo a queste fette della popolazione che tu guardi, nelle tue modernissime riflessioni. Tu che sembri semplicemente una pedina del più tradizionale e incorreggibile maschilismo. Di una cultura che per darsi un tono si dice femminista, rivendicando però tutti i valori del sessismo tradizionalista del buon patriarcato di una volta.

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