La lettera di un papà contro le bambine che giocano a calcio: “Mio figlio ha diritto a una squadra di soli maschi”

“Non gli piace e lo capisco. Si trasforma in un altro sport non è più calcio, ma danza col pallone.”

Il sito Tuttocampo, dedicato ai risultati calcistici, ha riportato integralmente questa lettera inviata da un genitore sul tema calcio femminile.

“So bene di quanta ipocrisia ci sia nel web e nel calcio. Sono un po’ imbarazzato nel inviare questa lettera, ma la mia perplessità è reale: ma invece che pensare a riformare i campionati di Serie A e B non si può pensare ad iniziare dal piede giusto. È proprio obbligatorio che mio figlio giochi a calcio con delle bambine? Ha 7 anni, categoria pulcini e non ne vuole sapere di giocare con delle femmine a calcio. Non gli piace e lo capisco. Si trasforma in un altro sport non è più calcio, ma danza col pallone. Ha paura di colpirle e di fare loro del male con un contrasto, in spogliatoio c’è sempre imbarazzo ed oggettivamente da quando ci sono le 2 ragazzine in squadra perdono sempre… non c’è una cosa che abbia senso. Non sono maschilista sia chiaro, anzi stimolo mio figlio perché giochi sempre senza escludere le “bambine” che spesso sono più sveglie e mature dei loro pari età maschietti. Ma su questo mi spiace insistere ma devo dar ragione a mio figlio. Se qualche genitore voleva un bimbo non deve necessariamente far giocare a calcio propria figlia distruggendo questo sport e quei maschietti che vogliono praticarlo. Inoltre anche per le ragazzine stare in un ambiente prettamente maschile dove c’è anche contatto fisico penso possa creare confusione. Scusate per lo sfogo ma a breve dovrò pagare l’iscrizione annuale ma se mio figlio si ritrova le bambine non ci vorrà più andare.”
Sul sito L Football, gli ha risposto una commentatrice, Laura Brambilla: “Senza entrare nel merito dei risultati conseguiti con bambine in campo (conosco ragazzine più forti di molti giocatori pari età), quello che trovo più sconvolgente è l’atteggiamento dell’adulto nei loro confronti. Dubito che un bambino non voglia giocare con delle bambine, se non a causa delle idee messe in testa dal padre. Definire il calcio femminile “danza col pallone” è denigrante nei confronti delle 23 mila tesserate dalla FIGC e di tutte le donne che hanno calciato anche una sola volta nella loro vita un pallone. Il calcio dovrebbe essere il mezzo migliore per superare le barriere di genere, che in buona parte d’Europa non esistono in più. Nel 2017 non dovrebbe essere normale leggere che le bambine che giocano a calcio distruggono questo sport o che praticarlo crei confusione a causa del contatto fisico. Fortunatamente sempre più genitori danno possibilità alle figlie di scegliere l’attività fisica che più preferiscono, indipendentemente dagli stereotipi che da decenni caratterizzano il pensiero italico. Finché non supereremo la mentalità chiusa che il calcio sia solo uno sport maschile, continuerà ad esserci poco spazio per le donne, non solo nel mondo dello sport”.
Mentre Tuttocampo ha poi pubblicato la lettera di una giovane calciatrice, Silvia Voltan:
“Gentile Redazione,
ho letto l’allucinante lettera da voi pubblicata del padre del bimbo che non vorrebbe giocare a calcio con le bambine. Sono una giocatrice venticinquenne, e credo di non aver mai letto tante fesserie figlie dell’ignoranza in poche righe. Innanzitutto vorrei chiarire al padre in questione che dal punto di vista fisico fino ai 10 anni di età le prestazioni maschili e femminili si equivalgono, anzi in molti casi addirittura le bambine sono superiori. Infatti le femmine in quella fascia di età risultano essere migliori dal punto di vista motorio, mentre i maschi sono più aggressivi, scoordinati ed impulsivi ( lo dice la scienza). Infatti quando ero piccola (gioco a calcio da sempre) giocando con gli amici di mio fratello o in patronato risultavo sempre quella che faceva più goal al punto che una volta al grest ero in ritardo e quando sono arrivata la mia squadra (di maschi) ha iniziato ad esultare perché ero la più forte. Certo in proporzione ci sono meno bambine brave o portate per gli sport, ma quelle che lo sono possono tranquillamente competere e superare i bambini. La lettera del padre quindi è di un maschilismo assurdo e non tiene conto che seguendo tali ragionamenti anche i bambini scarsi non dovrebbero prendere parte al gioco penalizzando i compagni più bravi. Concludo dicendo che le ragazze come me che giocano a calcio sono da ammirare perché non lo hanno certo fatto per la volontà del papà, anzi. Abbiamo cominciato a giocare perché
 avevamo passione vera ed il fatto che continuiamo tutt’ora ne è la più grande dimostrazione. Nonostante padri degeneri come quello che vi ha scritto”.