Intervista a Patrizia Panico: omofobia, gender e sessismo nello sport

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Caso Benelli, lobby lesbica e Locri: intervista alla "capitana" della nazionale di calcio

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In seguito al caso Benelli, sui contratti di lavoro omofobi nello sport, alle dichiarazioni di Roberto Salerno sulla fantomatica “lobby lesbica” nel calcio femminile e agli ultimi fatti sulla squadra di Locri chiusa per minacce appena dieci giorni fa, abbiamo chiesto a Patrizia Panico di esprimersi su omofobia e sessismo nello sport.

Secondo te perché, in Italia, il discorso sull’orientamento sessuale solleva ancora oggi così tanto interesse?
In realtà credo che tutto ciò che è ignoto possa destare preoccupazione in Italia. Forse suscita più interesse perché si è molto bravi a giudicare in base alle apparenze e ciò che è diverso da noi risulta sbagliato.

Le donne nello sport, abbiamo parlato anche del caso Benelli, sono penalizzate?
Le donne in generale sono penalizzate lavorativamente parlando non soltanto nello sport ma in qualsiasi ambiente; e non soltanto perché l’ascesa professionale risulta più complicata, ma anche e soprattutto perché la donna oltre il lavoro ha altri importanti ruoli da rivestire, come ad esempio quello di mamma. Nello sport e in maniera più prepotente nel calcio le donne non sono assolutamente trattate e considerate alla pari degli uomini.

Perché secondo te gli allenatori delle squadre femminili, siano esse di calcio, basket o altro, a livelli dilettantistici o professionali sono sempre e comunque uomini? Sai farci qualche esempio di una squadra femminile allenata da una donna?
Penso che nel calcio sia radicata una grave forma di maschilismo tale da escludere le donne, non soltanto per quanto concerne il ruolo di allenatore, ma da tantissime altre figure professionali quali: preparatore atletico, medico, direttore sportivo, team manager, direttore generale, addetto stampa e molti altri ruoli. Nelle squadre professionistiche ma anche, purtroppo, nelle dilettantistiche raramente si trovano figure femminili, è questione di mentalità, di una cultura retrograda. Personalmente conosco moltissime donne molto più competenti dei loro colleghi uomini. Nelle squadre femminili le cose stanno piano piano cambiando, Manuela Tesse ad esempio mi ha allenato diversi anni alla Torres e non ha nulla da invidiare ai suoi colleghi uomini.

Nel tuo video parli delle dichiarazioni di Salerno come un’ “idea insana di diversità”. Qual’è secondo te invece un’ “idea sana di diversità” valida per il mondo dello sport come per tutto il resto?
Secondo me l’idea sana di diversità consiste nel rispettare tutti e tutte senza giudicare nessuno, né chi è più simile a noi né chi può risultare divers* da noi. Ognun* deve sentirsi liber* di esprimere la propria personalità, seppur diversa o distante da quella di chi lo/la circonda.

Il fatto che alcune bambine giochino a calcio con l’assenso dei loro genitori, può voler dire un passo avanti nel riconoscimento del diritto di autodeterminazione fin dalla più tenera età; in altre parole significa che il calcio può non essere più visto come uno sport per soli maschi, tanto quanto che la danza cessi di essere un’attività per sole femmine. Cosa ne pensi tu a riguardo della questione del “gender” o genere? E per lo sport: esistono “sport maschili” e “sport femminili”?
Purtroppo nello sport, così come nei colori, esistono dei preconcetti assurdi. L’azzurro è per antonomasia destinato al nascituro maschietto e il rosa alla femminuccia. Già prima di nascere ci sono dei percorsi “da seguire” e lo stesso equivale nella scelta dello sport: alle bambine viene incentivata costantemente l’idea di praticare pallavolo o danza, mentre ai bambini il calcio. Bisogna scardinare questi preconcetti per far decollare il calcio femminile.

Salerno non ha più risposto pubblicamente al tuo video, ti risulta invece che lo abbia fatto in “privato”, ovvero all’interno dell’ambiente di cui entrambi fate parte, o pensi che la questione sia finita qui?
Non mi interessano le idee di Salerno, una persona che parla in quel modo non vuole il bene del calcio femminile e io ne prendo le distanze da lui e da chiunque parli in quei termini.

Un po’ di gossip: Cristiano Ronaldo, è stato recentemente sospettato di avere una storia d’amore col boxeur Badr Hari. Potrebbe essere un buon esempio di come le “differenze” arricchiscano anche il panorama del calcio maschile?
Sinceramente il gossip non mi è mai interessato né piaciuto. Per me ognun* è liber* di fare ciò che vuole e con chi vuole, sempre nel rispetto altrui.

Prima di ringraziarti infinitamente per averci concesso questa intervista, come pensi che proseguano da ora in poi i rapporti tra Salerno e la squadra che allena, il Torino Calcio Femminile, dopo le sue pesanti dichiarazioni?
Io spero semplicemente che le persone siano sempre in grado di ragionare con la propria testa e che focalizzino bene chi vuole il bene di questo sport e chi invece lo utilizza per i propri scopi personali, che nulla hanno a che vedere con i valori che uno sport, di squadra come il calcio, può insegnarci. Il primo tra tutti: la SOLIDARIETÀ.

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