"INIZIO A SCRIVERE…"

Il racconto di un amore, dalla penna di una lettrice di Elle. «Voglio starti vicina, voglio completarmi con te, voglio i tuoi seni sul mio volto, voglio le tue mani sul mio viso».

Inizio a scrivere, non so cosa non so come ma le mie mani scivolano veloci su questi tasti, vorrei parlare di te, raccontarti farti conoscere al mondo, gridare ad alta voce in mezzo alla strada il tuo nome, ascolto canzoni e penso a te, mangio e penso a quando mangiamo insieme, in ogni cosa che faccio ormai ti vedo, cammino per la strada e penso che dietro l’angolo spunterai tu ….

Sei una cosa meravigliosa, ma come faccio a descrivere TE, come?

Come riuscire a trovare parole per renderti giustizia, non ce ne sono, voglio parlare di TE.

Ti è mai capitato di vedere la tua vita come un romanzo o come un film? Per me tu sei la protagonista, la persona che tira le fila, ti ho immaginato in ogni modo, in ogni veste, in ogni epoca, ti ho immaginato.

Sarai la protagonista della mia vita? Non lo so, tu non lo sai, o non vuoi saperlo ed io non ti spingerò a farlo, sto bene così, sto bene con te.

Da lontano la vidi arrivare, i miei occhi gli rimasero addosso, i suoi passi scandivano il tempo con un fare ritmico, una perfezione circondava l’aria che si posava su di lei, non era una creatura "pura" ma tutto ciò che era apparenza la rendeva tale, in un istante tutta la mia vita mi si presentò davanti, i ricordi più reconditi lei li riportava alla luce, i suoi occhi rispecchiavano la luce della vita, mi riportavano indietro nel tempo e mi facevano rivivere tutte le epoche storiche, sapevano di mare di montagna, di amore e di odio, sapevano di passione, libera spontanea, sapevano di trasgressione e di dolcezza, il suo corpo si staccava dalla realtà che conoscevo portandomi in un’altra dimensione magica, i suoi capelli scuri venivano agitati dal vento con naturalezza e con indifferenza, lei forse non se ne rendeva conto.

La mia mente in quel momento rimase attonita, i miei gesti erano limitati alla realtà in cui vivevo, quella realtà che non era la sua.

Che dire? Aveva colpito il mio cuore nel centro, con le sue braccia aveva teso l’arco ed aveva puntato al centro del mio torace colpendolo, in quel momento avrei solo voluto incorniciarla così come l’avevo vista, perfetta in un mondo imperfetto.

Questo è stato l’ inizio, l’inizio della mia vita e della mia morte.

Corro, sto correndo lontano mentre ti penso, canto, scrivo, grido per te, i giorni passano i paesaggi cambiano le parole anche ed i nostri corpi si modificano, le nostre menti pensano affrontano difficoltà ostacoli, ma la tua freccia è sempre dentro di me rimane lì, a volte cerco di aggirare la realtà, pensare di concepirla in modi diversi mi rende più forte, pensare che anche tu riesci a concepirla in più modi mi rende più vicina a te.

Voglio starti vicina, voglio completarmi con te, voglio aiutarti a crescere e voglio che tu lo faccia con me, voglio i tuoi seni sul mio volto, voglio le tue mani sul mio viso, voglio i tuoi occhi nei miei.

Mi stai liberando, voglio sciogliere ogni catena, strappare ogni coercizione, voglio perdermi, non ho paura, non ho vergogna, voglio entrare dentro di te come uno spirito, voglio sposarmi con te nella maniera più intima, e voglio farlo ogni volta che ti sono accanto, troppe persone hanno parlato di questa cosa, dell’amore, di una bomba che ti esplode dentro ogni volta che incontri quella freccia, non ci credevo non lo conoscevo, ma ora che sento la freccia come posso contraddire queste persone, sento la freccia dentro di me e tu ogni giorno che passa la rendi più forte più vigorosa, possente, getti le tue radici, le radici dei tuoi sentimenti su quella freccia, le radici si insinuano dentro di me e se faccio un movimento sbagliato mi tagliano, non posso spostare la freccia, mi ucciderei, la tengo lì ma non perché non ho scelta, semplicemente perché quella freccia e quelle radici sono me, fanno parte di me, come potrei togliermi una parte?

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Ti ho appena sentito per telefono, eri così fredda, cosa ci sta succedendo?

E’ l’inizio della fine, solo la mia immaginazione o anche noi, che sembravamo essere sopra ogni cosa ,che guardavamo tutto dall’ alto in basso, anche noi stiamo cadendo nella solita " routine"?

Non lo so.

Da qualche tempo ti sento un po’ lontana, è come se questi giorni stessero scivolando sopra di me come pioggia d’autunno, come se mi mandassi messaggi criptati in modo sottilissimo, quasi inesistente, ma io non riconosco il codice per districarli.

Ti penso.

Il mio cuore si sta aprendo ma non equamente, da lontano la vidi arrivare e la nostra storia ebbe inizio.

Mi ricordo ancora oggi l’ emozione che mi diede il suo primo sguardo, un sorriso, presi la sua mano e ci incamminammo verso l’esterno della libreria, il luogo non era importante, le persone che ci circondavano nemmeno, camminavo tenendola per mano solo per paura di fermarmi e di guardarla di nuovo negli occhi, discorsi poco importanti la stavo conoscendo, noncurante di sapere cosa sarebbe stata e cosa avrei passato per lei, ci sedemmo in un tavolino fuori da un

Fast-food, ora ero di fronte a lei e le parlavo di me…

Il tempo era strano quel giorno, la capitale era coperta da un cielo che non sapeva che fare, proprio come me, la mia mente non sentiva alcun rumore al di fuori della sua voce, ancora parole parole parole ; Si fece tardi così la riaccompagnai alla fermata dell’ auto che prese per tornare a casa, alla sua vita, alle sue amicizie alla sua famiglia, incurante di ciò che aveva scritto nel mio cuore in quelle poche ore, così come mi si presentò all’inizio se ne andava via da me lasciandomi smarrita, mi salutò salì sull’ auto, poi riscese e mi diede un altro bacio, per paura di diventare rossa me ne andai subito e accennai un saluto con la mano.

Il telefono, l’unica via di comunicazione che avevo per sentirla dopo l’arrivo a Roma del suo ragazzo maltese, telefonate, ancora parole, parole che per me erano niente ed erano tutto allo stesso momento, la mia immaginazione volava sulle ali dell’amore che i suoi occhi mi diedero, immaginavo la sua casa le sue conoscenze, i suoi gesti di iter quotidiano, i suoi pensieri, e le giornate che stava trascorrendo con un’ altra persona, quella persona che non ero io.

A volte ci capita di buttarci sul letto e di guardare il soffitto per ore, senza pensare a nulla, ascoltando il rumore del silenzio, riflettendo forse per apatia o semplicemente perché siamo troppo tormentati per fare altro, in quei giorni mi sentivo così, sentivo il letto e quel soffitto come i miei unici amici, le canzoni che passavano per la radio mi facevano girare e in una condizione di dormiveglia e mi facevano pensare a lei, ormai era entrata, il dubbio era se tenerla dentro di me con tutti i rischi che comportava o al contrario farla uscire e cancellare quelle incisioni che portavo dentro come un marchio?

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Come in tutte le situazioni o almeno nelle questioni di cuore accade sempre così si sceglie la strada più ardua e dolorosa, anche io feci così, la tenni dentro e il suo pensiero continuò a fluttuarmi intorno e non c’era giorno che passava che si faceva più grande e visibile.

Ci sentimmo per telefono il giorno prima e ci mettemmo d’accordo per incontrarci il giorno successivo, avevo trovato una scusa per vederla, volevo regalargli un libro, quella mattina mi alzai presto, mi feci una doccia e iniziai a prepararmi ; La scelta dei vestiti fu studiata fino nei minimi particolari, ero molto agitata, presi la macchina e andai da un fioraio, feci confezionare un mazzo di rose bianche, erano bellissime, erano lo stipendio di una settimana. Mentre guidavo ascoltavo la musica e allo stesso tempo avevo un po’ di paura, la patente presa da pochissimo e la macchina che correva sui 140 km come una freccia sull’asfalto rovente di quel luglio infuocato. Arrivai vicino casa sua, mi chiamò per vedere dov’ ero, la vidi da lontano e scesi dalla macchina, le rose erano sistemate sul sedile del passeggero, quello in cui si sarebbe dovuta sedere lei, vicino il libro e il mio cuore che batteva, batteva e batteva.

Mi salutò, non sapevo che dire e in quel momento pensavo a quanto fosse stupido il mio pretesto e a quanto fosse bella lei, ci sedemmo in macchina, rimase un po’ colpita dai fiori e con disinvoltura mi chiese : « Per chi sono questi? », io per sembrare simpatica e per rompere la mia agitazione risposi che un signore passando mi aveva chiesto di custodirli fino al suo ritorno, lei ci credette, ed io ero in una difficoltà maggiore, non aveva capito la mia battuta, così mi chiesi tra me e me : « Ed ora chi glielo dice che era uno scherzo? »

Parlammo un po’, lei mi prese la mano, la guardavo negli occhi ed abbassavo lo sguardo, non mi ero mai trovata di fronte ad una situazione tanto " difficile ", la vedevo strana, si voltava spesso, pensai che non voleva farsi vedere in macchina con me, così chiesi errando di nuovo : « Cos’ hai? Come mai ti volti sempre? », lei con naturalezza quasi sfacciata mi rispose : « Sto aspettando che quelle due signore prendano l’auto perché voglio baciarti ».

Immaginate il mio volto in quell’ istante come fosse diventato, penso che un’ espressione più demente non riuscirei tutt’ ora a farla.

Dopo pochi minuti da questa frase il suo cellulare squillò, era sua madre che l’avvertiva che era nei dintorni e che la sarebbe passata a prendere per andare a fare delle compere. Così l’accompagnai a casa, prese il libro ed io costretta ormai dalla situazione gli dissi : « E le rose non le prendi? Guarda che quel signore si è raccomandato. » Lei sorrise, io sudavo freddo, si avvicinò a me per salutarmi e mi baciò, le mie labbra che sfioravano le sue, pochi secondi che mi lasciarono perduta, con un altro sorriso se ne andò.

Rimasi pochi minuti sotto casa sua, forse per riprendermi o forse per calmare l’entusiasmo che sarebbe stato troppo irrefrenabile al volante.

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Passarono dei giorni in cui non la sentii, io non chiamavo per paura, lei non so perché, ancora il telefono, la sua voce, mi aveva chiamato lei chiedendomi di uscire quella stessa sera, gioia euforia emozioni, presi la macchina e arrivai sotto casa sua con largo anticipo, la cena in auto pensando a che dire, a come fossi vestita a dove andare.

Comprai una rosa e prima di salire nella sua casa la lasciai adagiata per terra su un pianerottolo due piani sotto, suonai alla porta e vidi lei con aria sfuggente ancora intenta a prepararsi mi disse : « entra ho quasi fatto ».

Mi aveva aperto in quel momento le porte del suo mondo, dalla casa di una persona si possono capire molte cose, dai colori dall’ arredo, dal modo in cui si sistemano le cose, dagli oggetti stessi e in quel momento tutte le cose che erano in quella casa mi parve parlassero e mi raccontassero di lei, il suo letto mi descriveva il modo in cui dormiva, cosa indossava e persino i suoi sogni, le lacrime versate e le risate, i momenti in cui in quello stesso letto aveva visto l’amore e le persone con cui lo faceva, mi parlava di amicizie e di momenti difficili che tutti gli adolescenti hanno, mi raccontava di disguidi con la famiglia, di nottate passate a scrivere, magari su un diario di amori non corrisposti, mi parlava dei suoi segreti mi parlava di LEI.

Seduta sul quel letto aspettavo la ragazza che mi aveva travolto in un turbine di emozioni, la vedevo prepararsi per uscire con me, non dimenticherò mai quella sera, la sera del nostro vero primo bacio.

Uscite dalla porta di casa lei chiamò l’ascensore, ed io la presi per mano e la trascinai letteralmente per le scale dove due pianerottoli in basso avrebbe trovato la mia rosa, salimmo in macchina e arrivammo al locale, parcheggiai e ci avviammo verso l’entrata, era pieno di gente e in quel momento pensavo a tutte le balle che avevo raccontato per essere lì con lei quella sera, era la prima volta che i miei mi lasciavano la macchina per uscire di notte, non sapevano in che tipo di locale fossi andata e tanto meno cosa stessi facendo … ma a me non importava, l’unica cosa di cui mi preoccupavo era di stare con lei il più possibile.

Entrammo nel locale, visi, persone, un ambiente trasgressivo ma confortevole allo stesso tempo stavo entrando in un mondo che non conoscevo ma che volevo scoprire insieme a lei, per lei.

Non era la prima volta che avevo una relazione con una ragazza, ho avuto anche io le mie esperienze ma non così, non in questa maniera, sembrava strano ammetterlo ma io mi ero innamorata, per la prima volta in vita mia mi ero scontrata con un sentimento talmente forte da rimuovere la mia parte " razionale" e da buttarla nel cesso.

Eravamo in una sala del locale che ancora non era piena, ci sedemmo su dei gradini, io dietro e lei davanti a me, che mi dava la schiena, tra le mie gambe, le misi le mie braccia intorno alle sue e la strinsi dolcemente in un tenero abbraccio, le si girò lentamente mi guardò negli occhi, avvicinò il suo viso al mio e mi baciò

Giorgia

di Elle