Ragazze nel Pallone: migliaia di donne a Padova contro gli stereotipi di genere nello sport

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"Se giocano squadre femminili non vengono segnate le linee, perché tanto giocano le femmine". Questo evento permette di decostruire un mondo sportivo dove esiste un doppio standard.

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Sono nate solo 8 anni fa ed erano un centinaio di ragazze con un torneo di calcio a 6 con 16 squadre. Quest’anno prevedono di superare le 1.200 partecipazioni, con 64 squadre di calcio femminile ma anche tornei di basket, rugby, calcio gaelico, paddle e una marcia per beneficenza. Il tutto a Padova, e più precisamente al Parco Brentella, messo a disposizione dall’amministrazione comunale.

“Ragazze nel Pallone” è diventato un evento sportivo dedicato alle femmine di livello internazionale, visto che ci sono squadre partecipanti da molti paesi europei ed è l’unico nel suo genere in Italia. Abbiamo parlato con Elisabetta Torresin, una delle organizzatrici e delle socie fondatrici dell’evento.

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Che significato ha oggi un evento sportivo per sole donne?
“Ragazze nel Pallone” nasce come evento sportivo attraverso il quale fare socializzazione. Essendo tutto su base volontaria e non a scopo di lucro, la nostra missione non è solo permettere a migliaia di donne di ogni classe sociale, età, razza, orientamento politico e sessuale di incontrarsi per fare sport. E’ un evento che permette a migliaia di donne di incontrarsi per parlare dei loro problemi, delle loro difficoltà sia come atlete sia come donne, in un mondo sportivo dove esiste un doppio standard. Quello che vale per gli uomini sportivi anche a livello dilettante non si applica a donne sportive professioniste. E non parlo solo di problemi specifici, come il fatto che eventi come la gravidanza ad un atleta maschio non cambiano minimamente la carriera, mentre per una donna è spesso una condanna. Parlo anche di cose molto più semplici tipo le differenze di paga, del fatto che per esempio squadre di rugby in serie A femminili semplicemente non vengono pagate, nonostante le ore di impegno siano spesso superiori di quelle della controparte maschile. Negli Stati Uniti ha fatto notizia il fatto che il calcio femminile, presente persino alle Olimpiadi, abbia dovuto scioperare per ottenere la stessa paga base della controparte maschile. O in Italia, dove le squadre femminili si sono rifiutate di giocare in campi dove non venivano nemmeno segnate le linee perché “tanto giocano le femmine”. Siamo il paese dove un dirigente della Lega Dilettanti ha detto che non si danno soldi “a quelle 4 lesbiche, svilendo migliaia di ragazze che credono nello sport indipendentemente dal loro orientamento sessuale. Cosa sarebbe successo se lo stesso dirigente avesse detto “non diamo soldi a quei 4 froci” riferito a una squadra maschile? Chiediamocelo.
Ciò detto “Ragazze nel Pallone” è soprattutto divertimento. Sport, spettacoli serali, dibattiti e la possibilità di vivere per tre sere accampati in tende rende la nostra esperienza unica, perché tutto lo staff è impegnato a dare il miglior servizio possibile, dalle attività sportive a quelle ricreazionali fino alla stessa pulizia degli spazi comuni. Un impegno non da poco.

Quest’anno c’è anche la novità della marcia.
Sì, quest’anno apriamo la manifestazione con dei tornei di sport “meno noti”, come il basket su carrozzina con atlete disabili e il football americano. E chiudiamo con una marcia benefica i cui proventi vanno alla “Città della Speranza” (ospedale pediatrico per la cura dei tumori dell’infanzia, ndr) dedicata a Linda Scattolin, atleta padovana morta per un tragico incidente mentre si allenava in Sud Africa: la marcia si terrà il 2 luglio alle 19 e si chiama “Corri per Linda”: le atlete correranno con una cuffia wi-fi su cui possono essere scelti tre generi musicali diversi. La cuffia verrà passata da un’atleta all’altra come testimone: con un piccolo contributo di 5 euro per l’iscrizione si può contribuire ad una buona causa.

Donne, sport e socialità: come siete state accolte?
Devo dire che negli anni si sono accorti in molti di noi. Dall’ amministrazione comunale che ha attivamente collaborato per assegnarci le strutture necessarie fino al livello governativo. Proprio quest anno l’Unar ( Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) ci ha convocato per portare la nostra esperienza nella formazione di un’azione politica anti discriminazioni attraverso lo sport. Politica intesa come intervento sociale, beninteso: la nostra è e resta un’organizzazione apolitica e apartitica.

Dove possiamo trovare tutte le info sull’evento?
È molto semplice: www.ragazzenelpallone.it è il nostro punto di riferimento per tutte. Siamo ragazze, ma non siamo bionde (ride, Elisabetta è biondo platino, ndr): sappiamo benissimo che tutto passa attraverso internet, ed è quello che ci ha permesso di metterci in contatto con realtà lontanissime in Italia e in Europa. Esiste un video che serve a farsi un’idea. Guardatelo!

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