La transessualità nel mondo del lavoro raccontata da Greta La Medica

Greta La Medica ci racconta il rapporto tra mondo del lavoro e transessualità.

Greta La Medica, siciliana di nascita, attualmente vive a Milano dove lavora come Dj, truccatrice e stylist; Ci racconta  la sua personale esperienza nel mondo del lavoro, affrontando il problema della ricerca e affermazione in campo professionale in stretta connessione con la transessualità.

“Sono nata in casa, per mano di mia nonna ostetrica, la quale dovette ricorrere al forcipe durante il parto, recalcitrante a nascere come presagendo la battaglia ontologica di tutta una Vita. 
La Città in cui sono cresciuta si chiama Gela che ancora dentro di me immagino come un asfodelo abbandonato all’onda nell’estremo sud della Sicilia, anche lei dilaniata dal contrasto fra il Mito della ricca “Polis” e le spoglie di un Petrolchimico che però da lontano, di sera, quasi ci vedevi Manhattan. Raggiunta la Maturità Classica, mi sono trasferita a Milano dove ho studiato Lettere Antiche. 
Sono sempre stata una ribelle, che non ama le briglie, così mentre davo esami su Omero, la notte scorrazzavo per Milano che a quei tempi non dormiva Mai! fu così che per gioco entrai a far parte di un gruppo leggendario ai tempi per la nightlife milanese, il Pervert, e dopo il Pervert arrivò “Pink is Punk”e poi Discoheaven, al Blanco dove imparai il mestiere di Dj che fino ad oggi mi accompagna con immutata passione. 
Parallelamente, sono stata corteggiata dalla Moda dove mi esprimo inizialmente come truccatrice e poi come Stylist.”

Greta La Medica by @Daniele Fragale

Quale è stato l’episodio più significativo in cui ti sei sentita discriminata nel mondo del lavoro?

Ovviamente l’elenco sarebbe assai lungo ma c’è un aneddoto che merita di essere raccontato.
Quando facevo la stylist scattai un editoriale con la modella Lea T , anche lei trans fresca di “coming out” e ai tempi testimonial della prestigiosa maison di moda Givenchy.
Era un momento storico in cui quel tipo di lavoro da “free lance” spesso poteva essere frutto di settimane di ricerca e studio in quanto non era commissionato da una redazione. Il Servizio che si sviluppava in 12 scatti fotografici piacque moltissimo a diverse riviste importanti, ma ce ne fu una in particolare che mise sul piatto l’offerta più interessante. Il direttore però dettò una condizione: La Stylist doveva cambiare nome e io quindi sarei dovuta diventare “Filomena X” (un’identità del tutto inventata) la ragione non celava alcuna trama orchestrata ad hoc, la verità era stata esplicitata nella sua crudezza sconcertante e fu detta al Fotografo. Purtroppo per il direttorato si configurava un reato inaccettabile: C’era una trans di troppo, Stylist e Modella seppur con mansioni diverse erano “too much” e sconvenienti in un giornale di simile levatura con inserzionisti di prestigio… Il servizio per mia scelta non fu mai pubblicato in nessuna testata. Fu per me un colpo fortissimo che sgretolava dall’interno il mio sogno al punto che persi qualsiasi interesse per quella blasonata commedia di ipocriti e non feci più la Stylist, mai più.
Fu la prima volta che mi sentii sconfitta, confinata in un Olimpo di Eroi che lottano coi mulini a vento.

Quale è stato invece l’episodio più significativo in cui non ti sei sentita discriminata nel mondo del lavoro?

Ti suggeriamo anche  Quattro donne trans trattate come cavie: riparte il processo contro i medici dell'Umberto I

Io non ho mai conosciuto un ambiente tanto avverso alla diversità come quello del Fashion System, e più scali i vertici della piramide più i criteri di selezione diventano identici a quelli di memoria dei regimi plutocratici. Sembra paradossale ma è vero perché nell’ambiente sono anche infallibili demiurghi nel creare una “crociata “ quando prendono il Caso X con delle problematiche, lo mettono in scena, lo esibiscono sempre quando e come gli conviene. Ma ahimè sono solo dei “locus amoenus” con cui si lavano la coscienza: la modella trans ( 2 o 3 in tutto il pianeta, per altro bellissime perché non devono infastidire il pubblico), la modella maculata che dovrebbe
rappresentare lo sdoganamento di un handicap… riescono a trasformare le vittime di un disagio in privilegiate, in quanto a lavorare sono quasi sempre le stesse (quelle che la società ha già digerito): Un rigurgito di Diana Arbus gli percuote la coscienza e tutto finisce lì. No, non faccio di un’ erba un fascio, ci sono certamente delle eccezioni, dei gigli bianchi… Lo stilista Fausto Puglisi mi ha usata come testimonial del suo Brand per 3 stagioni consecutive, io fui la prima trans a sfilare in una collezione del borghesissimo calendario di “camera moda” a Milano… fu un atto di grande inclusione da parte sua. Ci sono Mecenati “discreti” che in silenzio sostengono ragazze come me senza sfoggiare bandiere arcobaleno, persone di grandissima umanità, degli eletti a cui sono davvero grata.

Greta La Medica by Alessandro Massarini

 

Ti suggeriamo anche  Vittoria transgender, l'Oms toglie la disforia di genere dai disturbi mentali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Che consigli daresti alle giovani transessuali per immettersi nel mondo del lavoro?

Per mia natura non sono una che dà consigli quando si sta parlando di “Diritti”. Per diritto ogni individuo transgender dovrebbe lavorare ed essere trattato sulla base dei propri meriti allo stesso modo degli altri.
Ciò, purtroppo non avverrà mai senza il sostegno di una legge mirata e necessaria. Noi (e mi riferisco in particolar modo a chi effettua un passaggio da genere maschile a femminile MtF ) subiamo un giudizio severissimo da parte di Tutti! A noi non è concesso sbagliare MAI! dobbiamo essere conformi a una serie di“canoni” che neanche Fidia, l’architetto del Partenone, avrebbe potuto concepire! Nessuno tiene conto che per una ragazza transessuale ci sono dei passaggi dolorosissimi da sostenere sotto un punto di vista di procedure sanitarie, sedute psicologiche e lotte sociali e sentimentali che viviamo quotidianamente. È per questo che avendo patito un sopruso storico ci vorrebbe una legge che obbliga o meglio incentivi le aziende ad attuare politiche di inclusione nei confronti di tutti gli individui transgender…. Questo andrebbe portato a proposta di legge “senza Ma e senza se “ non per creare una nuova “casta” ma per amore di un principio sancito nel 1789 dalla rivoluzione francese “Uguaglianza”.
Questo dovrebbe essere il Focus della comunità LGBT oggi. Perché altrimenti è meglio che venga dimenticata quella parola “STONEWALL” che quest’anno hanno stuprato. Nel bene o nel male tutti subiamo il potere del Mainestream dei social, della cultura di “Netflix” dove siccome è stata sdoganata la figura della Drag Queen grazie a “Mama RU”, si pensa che la Transessuale viva quelle dinamiche… il 90% degli italiani non sa neanche come usare appropriatamente l’articolo determinativo quando si parla di trans, come possiamo pensare che si riconosca il discrimine che separa le fattezze di una Drag Queen oggi sempre più simili a una donna con ragazze che hanno praticato terapie ormonali, elettrolisi, maxillofacciali etc e che al mattino devono mitigare la voce per non essere aggredite dallo scherno del vicino di casa. Ho visto un contest a Milano organizzato sotto l’egida MTV Italia sulle scalinate di via Vittorio Veneto che ha chiamato a raccolta quasi tutti i DJ gay d’Italia, più o meno famosi. L’evento si è sviluppato in più giorni e da quello che ho visto attraverso le storie di instagram sembrava una festa meravigliosa! Cadeva esattamente al 50” anniversario di STONEWALL che vorrei ricordare ha come protagoniste 3 transessuali: Silvya Rivera, Stormè DeLaverie e Marsha P. Johsons che fu poi anche ammazzata tra le altre cose, adesso secondo voi quante dj transessuali sono state invitate a suonare?
Nessuna!

Ricordatevi una cosa: dovrete dimostrare di essere capaci il doppio di chiunque altro e vostro malgrado proveranno a smantellare ogni mattone o tassello della vostra autostima. Ma Sappiate che la vostra forza non sta fuori, non è in ciò che vi è costato anni in pene soldi e sudore e sangue ma è dentro di voi. Non lasciatevi mai intimorire, non abbiate paura di mostrare i vostri difetti, fatene anzi un punto di forza, rendeteli meravigliosi. Il coraggio che avete avuto nell’arrivare fin lì non lo avrebbe Bill scalando il monte Everest!
L’Umanità di cui ciascun essere umano è dotato per antonomasia è in grado di concepire la diversità in ogni forma essa sia espressa!

….Detto ciò munitevi sempre di una boccetta di Xanax in
gocce poichè prima o poi potrà servire.

Greta La Medica by Oskar Cecere