Una trappola chiamata (Je suis) Catherine Deneuve

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Perché l'appello lanciato dall'attrice francese e altre 99 donne su Le Monde è una mela avvelenata.

Catherine Deneuve
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Erano i primi anni ’80, in tv impazzava una pubblicità con protagonista una famosissima attrice che recitava una battuta passata alla storia: “Je suis Catherine Deneuve”. A distanza di quasi quarant’anni, questa frase è tornata alla ribalta, ma con tutt’altro significato. Tanto che, ieri sera nel salotto di Bruno Vespa, anche Silvio Berlusconi ha rivendicato con orgoglio “Je suis Catherine Deneuve”. Secondo il leader di Forza Italia, infatti, l’attrice francese “ha detto parole sante”.

“È naturale che le donne siano contente che un uomo faccia loro la corte – ha dichiarato Berlusconi – Io non sono molto pratico perché sono sempre le donne a farmi la corte. L’importante è che la corte rimanga nell’eleganza”. Si riferirà mica alle sue famose ‘cene eleganti’?

Catherine Deneuve
Silvio Berlusconi prende una posizione machista e fa una battuta sulle donne a Porta a Porta. Niente di nuovo insomma.

Ad ogni modo, Catherine Deneuve, classe 1943, una carriera alle spalle di tutto rispetto, icona di stile e seduzione, è fra le cento firmatarie della lettera pubblicata da Le Monde contro #MeToo, il movimento di donne che hanno denunciato le molestie, i ricatti sessuali e le violenze subite, a partire dalla triste vicenda che ha visto come protagonista il produttore hollywoodiano, Harvey Weinstein.

Etichettato come “puritano” e giustizialista, Catherine Deneuve e le altre firmatarie hanno preso le distanze da “questo femminismo che, al di là della denuncia degli abusi di potere, assume il volto dell’odio verso gli uomini e la sessualità”, rivendicando il diritto ad essere importunate dagli uomini. Ma importunare e corteggiare sono la stessa cosa?

Siamo seri, chi di noi, uomini o donne, etero o gay, non vuole essere corteggiato? Chi non si pavoneggia nel ricevere un complimento, una avance? Ma esiste una linea, che per qualcuno forse è troppo sottile, ma esiste, una linea che divide la seduzione dalla violenza, la lusinga dall’insistenza, il corteggiamento dalla molestia. Una linea, evidentemente, non troppo chiara per le cento artiste francesi.

“La donna, oggi, può vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella metropolitana”.

Partendo dal fatto che, molto probabilmente, la signora Deneuve e le altre 99 firmatarie non hanno mai preso un mezzo pubblico in vita loro, in ballo c’è molto più di ipotetico strusciamento e dei traumi che può causare. Quello che il movimento #MeToo e Time’s Up, che ha raggiunto l’apice della visibilità durante il ‘black’ carpet ai Golden Globes, cercano di mettere in discussione è il principio stesso per cui un uomo si senta libero di strusciarsi, palpeggiare, molestare una donna, senza preoccuparsi dell’effetto che sortisce (o, peggio, dando per scontato che le piaccia).

Catherine Deneuve
Il cast femminile di Big Little Lies ai Golden Globes, come loro moltissime attrici si sono presentate in abito scuro in segno di protesta contro le molestie a Hollywood.

Considerare le donne oggetto del proprio desiderio, senza tenere in considerazione i desideri delle donne, mettere in atto certi comportamenti, perché è così che fa un vero maschio (come dicono a Napoli, “ogni buco è pertugio”) o perché, come nel caso di Weinstein, il sesso è merce di scambio, attestazione di potere, è il frutto di una visione distorta (e anche molto triste) della sessualità. Dove non c’è spazio per la complicità e nemmeno per la fantasia, perché, attenzione attenzione, anche a noi donne piace corteggiare. Ma guai a farlo troppo spesso, o in maniera troppo insistente. Altrimenti ci chiamano ‘puttane’.

Allora, mi spiace, ma “Je ne suis pas Catherine Deneuve”. E se proprio devo scegliere, “I’m with Oprah Winfrey”, nella speranza che nessuna donna debba più dire “È successo anche a me”.

Milena Cannavacciuolo

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