Cosimo Capanni è il nuovo Mister Leather Italy 2019

Intervista a Cosimo Capanni, il neoeletto Mister Leather Italy 2019.

Sabato 20 maggio, a Padova, è avvenuta l’elezione del nuovo Mister Leather Italy 2019.
Il fiorentino Cosimo Capanni si è aggiudicato la corona; classe 75, abbandona l’università quasi al traguardo ed inizia a lavorare per un’azienda di smaltimento rifiuti speciali. Appassionato d’arte, di musica, operistica e viaggi,ha fatto coming out a 30 anni appena conosciuto il compagno con cui condivide gioie e dolori da ben quattordici anni.
Conosciamolo meglio.

Leather anche nella vita quotidiana?
Assolutamente sì! Vivo la mia passione per la pelle per tutto l’arco della giornata. Nel mio ambiente di lavoro non ho mai incontrato ostacoli nel presentarmi anche in full gear. Penso che un impiegato vada giudicato per il suo contenuto non per la sua forma, per come svolge le sue mansioni, non per il tipo di scarpe che indossa. Nel corso degli anni ho avuto anche alcune soddisfazioni quando persone totalmente estranee al mondo leather/fetish gay hanno espresso apprezzamenti decisamente positivi nei confronti di questo tipo di abbigliamento. Certo, non
sempre tutto fila liscio, non ci raccontiamo favole! Capita, che camminando per il centro della mia città, io incroci lo sguardo perplesso di alcuni passanti, ma fiero di chi sono e del mio vissuto, vado avanti a testa alta.

Come ti sei avvicinato al mondo della pelle?
Non sono io che ho scelto la pelle, ma è lei che ha scelto me. Da che ho memoria ho sempre avuto una certa attrazione per tutto ciò che riguardava stivali, guanti ed uniformi. La mia generazione è cresciuta non solo con BIM BUM BAM, ma anche con le prime serie televisive d’oltre Oceano: Zorro, i Chips, Hazzard mi tenevano incollato alla televisione; facevo gli occhi a cuore davanti agli stivali lucidi del sergente Ponciarello o agli stivaloni polverosi dei cugini Duke…
Arrivarono gli anni Ottanta e l’Italia fu invasa dalla moda dei “paninari”; qualche mio compagno di classe indossava El Charro e Durango ed io li osservavo con gli occhi bramosi di un bambino davanti alla vetrina dei dolci.
Passarono gli anni e finalmente, nel 1992 riuscii a comprare i miei primi stivalacci neri: la prima notte mi addormentai tenendoli addosso. Li usai così tanto da sfondarne le suole. In seguito, tramite Internet, scoprii il mito di Tom of Finland e la mia visione si ampliò: cominciai a desiderare, non più solo stivali ma anche abbigliamento in pelle. Ricordo il mio primo pantalone in pelle, lo comprai ad Istanbul, probabilmente era stato conciato male e si autodistrusse… che delusione! Ma non ho desistito, e piano piano ho cominciato a crearmi un guardaroba di cui oggi vado molto fiero.

Hai sempre avuto il culto per la pelle o sei passato per altri fetish?
La mia passione principale è sempre stata la pelle, solo successivamente ho subito il fascino anche di altri fetish, primo fra tutti la gomma, alla quale non posso negare pregi assoluti di leggerezza e minimo ingombro, inoltre il fascino di un corpo disegnato da questo materiale lucido è indiscutibile.
A Milano, lo scorso gennaio, durante il concorso per la proclamazione dell’Italian Fetishman of the year, ho voluto presentarmi ai due parties indossando per la prima volta abbigliamento fuori dal mio ordinario. Alla prima serata, una meravigliosa tuta da moto Dainese gialla e grigia, e alla seconda, in versione skinhead, indossando jeans 501 a chiazze scoloriti da me con la varecchina, anche se il mio corpo massiccio e la mia barba non sono propriamente caratteristiche ammesse da quest’ultima categoria.

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