Dialogo tra un omofobo e un frocio

Un ragazzo è solo, aspetta qualcuno. Lo avvicina un uomo che inizia a insultarlo perché pensa sia omosessuale.

Mi fai schifo.

Scusi?

Sì, tu. Mi fai schifo.

Io?

Sì.

Ma se neanche mi conosce.

Beh, ti vedo che sei frocio.

Ah ecco. E quindi?

Fai schifo.

Ma schifo in che senso?

Schifo che adesso vengo lì e ti massacro.

E perché?

Perché i froci per me non devono esistere.

In che senso?

Non devono esserci, non devono vivere.

Eh ma i…”froci” esistono.

E io li ammazzo.

Ah.

Li tolgo dalla faccia della terra.

Ma perché?

Perché li odio.

Lei odia i froci?

Sì.

E perché li odia?

Perché so’ schifosi.

Ancora.

Sì.

Ma cosa intende?

Sono malati.

E chi gliel’ha detto?

Si sa.

Come si sa?

Si sa. Lo sanno tutti.

Ma tutti chi?

Tutti.

Intende tutti tranne i froci?

Il frocio pure lo sa che fa schifo.

No guardi, veramente…

Lo sa.

Però almeno su questo…

È così e basta.

Ok.

Comunque io non li posso vedere.

Ma che le hanno fatto?

L’uomo dev’essere uomo.

In che senso?

Uomo.

Sì ma in che senso?

Deve andare con le donne.

Ma a lei cosa importa?

Gli deve piacere la figa. La f-i-g-a.

Ma a lei cosa cambia?

Senti, mi hai rotto le palle. Mo’ ti faccio vedere io…

Ancora…

Ora ti aggiusto io.

Ma cosa fa?

Stai zitto.

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Oh…

Sssh

Ma che…

Stai zitto cazzo, zitto.

Mi sta facendo male.

Z-i-t-t-o.

Ma cosa fa?

Ho detto zitto!

Ma c’è gente.

Apri la bocca.

No.

Apri la bocca o ti ammazzo davvero brutto ricchione. Controllo io. Non passa nessuno.

 

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