Dive Divine! Karma B, vent’anni e un (quasi) funerale

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Drag queen? Performer? Direttori artistici? Cantanti? Animatori? Comunque sia, sul palco.

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Un celebre duo di drag queen che festeggia vent’anni di performance, ma non si presenta sul palco all’apertura del sipario, un gruppo di colleghe inconsolabili –sontuosamente abbigliate come se dovessero partecipare a un funerale – e il pubblico che, intanto, cerca di capire cosa stia succedendo. Immaginate la scena: i pianti che non si riescono a trattenere, i lamenti laceranti, gli strepiti. Perché tanta disperazione? Il momento è solenne e la soglia segna un passaggio irreversibile. Lo scadere dei vent’anni del duo coincide infatti con il compleanno, a distanza ravvicinata, dei protagonisti, Carmelo e Mauro, in arte Karma B. Quarant’anni ciascuno, un traguardo che sancisce il passaggio simbolico a una maturità professionale più che segnare un’età anagrafica, da esorcizzare con ironia, estro e creatività, ingredienti che da sempre caratterizzano la camaleontica proposta dei Karma B e ne rappresentano una cifra distintiva.

Ma chi sono i Karma B? Catanese l’uno ed ennese l’altro, lavorano insieme dal 1995, prima in Sicilia e poi a Roma, con incursioni nella scena notturna internazionale. Drag queen? Performer? Direttori artistici? Cantanti? Animatori?

È difficile trovare un’etichetta capace di sintetizzare il variegato bagaglio di esperienze – umane prima che artistiche – che i Karma B hanno collezionato in vent’anni di ricerche, sperimentazioni, travestimenti e plastiche visioni. “Non ci siamo mai definiti drag queen, ma ci siamo ritrovati a esserlo”, spiegano. “È stato un percorso di crescita, che ci ha portato a essere di volta in volta quello che ci serviva essere, non dandoci in partenza un’identità rispetto a una definizione”. Dopo un esordio come ballerini e un percorso come animatori da discoteca, arriva la trasformazione, quasi una fioritura. Il punto di arrivo, per ora, di un percorso pieno di emozioni e di sorprese. “Ora ci possiamo definire drag queen nel senso più completo del termine. Possiamo spaziare in tutte le sfaccettature del termine, dalla discoteca al teatro, dal lavoro sul corpo al canto”.

Quarant’anni a testa di cui venti passati in un brillio di Swarovski. E così i Karma B decidono di celebrare questa ricorrenza e di celebrarsi, prima di ripartire verso nuove avventure, al Teatro Centrale di Roma. Questo palcoscenico è ormai la casa del format teatrale “Dive Divine”, uno spettacolo-contenitore nato tre anni fa con l’intento di raccontare il divismo e le dive attraverso le epoche e dedicato, di volta in volta, alla celebrazione di una decade, con interessanti recuperi retrò e una decisa impronta musicale e visuale.

E il 1 giugno va in scena il “Dive Divine 20th Celebration”, un’occasione unica per immergersi nell’universo del duo di drag queen più cutting-edge della Penisola. Barocco e corale l’inizio dello spettacolo. Al sollevarsi del sipario, il pubblico si trova davanti una schiera di prefiche, rigorosamente drag e rispettosamente nerovestite, che con alti lamenti piangono la drammatica notizia della ferale ricorrenza del genetliaco. Avere due volte vent’anni, per una drag queen, sembra essere il peggiore dei lutti. Che fare, allora? Appendere i tacchi al chiodo e ritirarsi? Come sempre accade in Dive Divine, i Karma B in scena non sono mai soli. Stavolta a compiangerli sono le amiche e colleghe drag queen La Pepa e Polena De Kastor la “DragSinger” Daniel De Cò (resa celebre a un pubblico più ampio dal talent show di Rai Due “Forte Forte Forte”), la “DragImpersonator” Kastadiva, la “BurlesquePerformer” Sophie D’Ishtar, il “VocalistSinger” Kevin Delite del party Giam e di Gayvillage (progetti di cui i Karma B sono protagonisti sin dagli esordi) e tre giovani ballerini. In una scena sospesa a metà tra i gotico e il grottesco, la lamentazione si ribalta nel suo contrario e le amiche drag gioiscono alla prospettiva della tanto attesa uscita di scena del duo che più di ogni altro sembra avere innovato, anticipato e stravolto.

Ma la gioia dura poco e a conquistare i riflettori sono proprio i Karma B, un po’ Gaga e un po’ streghe di Machbet, che danno il via a un carosello di performance, battute, memorie, fantasmagorie che mandano il pubblico in estasi, mentre sullo schermo che fa da fondale scorrono le fotografie dei costumi più memorabili e i video amatoriali di spettacoli, party, viaggi, manifestazioni.

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Uno dei momenti più emozionanti dello spettacolo è l’incontro con Fuxia, altra leggendaria drag queen (la sua vita viene raccontata dal film “Più buio di mezzanotte” di Sebastiano Riso, alla conquista del pubblico francese). Sì, perché all’inizio i Karma B non erano due, ma tre (la terza era proprio Fuxia) e non si chiamavano nemmeno così, ma Tacco e Spilli. Erano le notti di Catania del 1995 e lo slogan (“L’immagine prende forma oltre il videotape”) di un manifesto originario che pubblicizzava quelle prime esibizioni fa davvero capire quanto tempo è passato. Dopo l’esilarante racconto delle prime sgangherate ospitate nella provincia siciliana, i tre decidono di lasciare l’isola, stabilendosi a Roma, dove bussano alla porta di Vladimir Luxuria, all’epoca direttrice artistica di Muccassassina, con un fascio di foto e valigie piene di costumi fatti di plastica e altri materiali inverosimili e altamente infiammabili. È l’inizio di un sogno che diventa realtà.

Dopo Muccassassina, arrivano i palcoscenici del Gorgeous I Am (ora Giam), le notti del Pervert di Milano e le incursioni a Londra e a Ibiza. Le sperimentazioni del nudo, le acrobazie che sfidano la gravità, un’idea di intrattenimento mutante e fuori dagli schemi, che riesce sempre a essere raffinato e glamour. Poi il Gayvillage e un’incessante spirito di avventura che li spinge fino in Messico, alla scoperta di un altro mondo e di un altro modo di vivere la notte e il divertimento gay.

I quadri scenici si susseguono con ritmo ora incalzante, ora più morbido e il pubblico passa dal sorriso ammiccante alle risate a scena aperta. Si alternano i personaggi e gli ospiti, mentre le parole, la musica e le immagini si uniscono in un unico flusso di corpi che si trasformano in meravigliose macchine di stupore e di spettacolo, sfidando i generi e mescolando gli stili. Accanto a Beyoncé e Cindy Lauper c’è spazio per “Che fine ha fatto Baby Jane?” e, persino, per ammalianti sonorità swing che reinventano brani e fanno tirare fuori ai Karma B una ruggente e indomita passione oltre che la voce.

Lo spettacolo finisce, ma resta una certezza. Il tempo passa e quasi non ce accorgiamo, ma non passa per sempre e non si porta via tutto. Per chi, come i Karma B, ha voglia di stupire e farsi stupire, il tempo dello spettacolo, delle trasformazioni, dei travestimenti e delle messinscene è ancora lungo pieno di sorprese, che non si progettano ma si colgono al volo, con la leggerezza di un battito di ciglia. Finte.

di Francesco Paolo Del Re

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