E’ l’epigenetica a determinare se si è gay e si può prevedere

E’ stato sviluppato un algoritmo che prevede se si è gay o etero nel 67% dei casi

“Baby, I was born this way”, cantava Lady Gaga in quello che ben presto è diventato un inno gay. Non è certamente un caso che, nel corso degli ultimi due decenni, i ricercatori abbiano provato più a dimostrare che l’omosessualità non è una scelta di vita, ma è radicata nella biologia di una persona ed almeno in parte determinata dalla genetica. Eppure non si è mai riusciti ad identificare un vero e proprio “gene gay“.

Un nuovo studio su gemelli di sesso maschile, che sarà presentato oggi alla riunione annuale della Società Americana di Genetica Umana (ASHG) a Baltimora, nel Maryland (USA), potrebbe contribuire a spiegare questo mistero. Si ritiene che gli effetti epigenetici, e cioè le modificazioni chimiche del genoma umano che alterano l’attività dei geni senza cambiare la sequenza del DNA, possano avere una grande influenza sull’orientamento sessuale di una persona.

La nuova ricerca, svolta dal laboratorio di Eric Vilain presso l’Università della California a Los Angeles, è “attesa da tempo”, spiega William Rice, un genetista evolutivo dell’Università della California di Santa Barbara, che nel 2012 aveva già sostenuto che l’epigenetica giocasse un ruolo determinante nell’orientamento sessuale. Ma Rice e gli altri avvertono che la ricerca è ancora preliminare e comunque realizzata sulla base di un piccolo campione.

I ricercatori avevano pensato di essere già sulla strada buona per scoprire il “gene gay” nel 1993, quando un team guidato dal genetista Dean Hamer del National Cancer Institute aveva sostenuto sulla prestigiosa rivista Science che il gene dell’omosessualità doveva risiedere nell'”Xq28″, una grande regione del cromosoma X. La scoperta aveva ottenuto l’attenzione della stampa di tutto il mondo, ma altri team di ricerca non erano stati ulteriormente in grado di replicare i risultati e i geni reali non furono trovati. Alcuni studi sui gemelli suggerivano inoltre che la sequenze dei geni non potesse essere la spiegazione completa dell’orientamento sessuale. Ad esempio, il gemello di un gay, pur avendo lo stesso genoma, ha solo una probabilità dal 20% al 50% di essere a sua volta omosessuale.

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È per questo che alcuni hanno suggerito che ad essere determinante, insieme o in alternativa ai geni, sia proprio l’epigenetica. In un documento del 2012, Rice ed i suoi colleghi suggerirono che tali “epimarchi” potevano portare a omosessualità se trasmessi da padre a figlia o da madre a figlio. In particolare, affermarono che i marchi ereditari che influenzano la sensibilità di un feto al testosterone nel grembo materno potrebbero “mascolinizzare” il cervello delle ragazze e “feminilizzare” quelli dei ragazzi, portando entrambi ad essere attratti da persone del medesimo sesso.

Queste idee hanno indotto Tuck Ngun, un ricercatore del laboratorio di Vilain, a studiare col suo team gli “schemi di metilazione” in 140.000 regioni del DNA di 37 coppie di gemelli monozigoti maschi cosiddetti discordanti (e cioè dove uno era gay e l’altro eterosessuale) e di 10 coppie di gemelli che erano entrambi gay. Dopo una serie di analisi, il team ha individuato cinque regioni del genoma dove lo schema di metilazione appare strettamente legato all’orientamento sessuale. Per verificare quanto fossero importanti queste cinque regioni, il team ha provato a prevedere l’orientamento sessuale in uno dei due gruppi sottoposto a ricerca ed il risultato è stato accurato al 67%.

La squadra di Vilain sottolinea che i risultati non devono essere utilizzati per la produzione di test sull’omosessualità o di inutili ed impossibili cure: non c’è alcuna possibilità, insistono, che si possa manipolare l’orientamento sessuale di una persona ed in ogni caso, aggiungono, non possiamo certamente impedire la ricerca sulle origini dell’orientamento sessuale per paura di ipotetici abusi.

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Non resta che attendere la pubblicazione definitiva della ricerca. Per provare a capire se c’è la risposta alla nostra domanda o se questa tarderà ancora ad arrivare.