Le crudeltà delle diete

Dalla dieta del cotone imbevuto di vodka a quella della pizza. C’è anche il digiuno, certo, ma il fetore dell’alito pone seri problemi. Quanti sacrifici vanno fatti per rimanere in forma?

La storia non ha un flusso lineare che tende all’infinito ma uno circolare che parte da un punto per poi tornare sempre e comunque ad esso. Le settimane iniziano di lunedì e dal lunedì ripartono. Gennaio, dopo un anno torna sempre a gennaio e i servizi dei telegiornali sulle difese da mettere in atto contro il calore agostano vengono tirati fuori sempre dallo stesso cassetto, sempre ad ogni Estate.

Una delle poche cose che invece cambiano, sorprendendomi ogni volta di più per l’ardire delle teorie che le generano e per l’idiozia di quanti le seguono, sono le diete che vengono pubblicate al sopraggiungere dell’Estate. Partono già ad aprile e di mese in mese vengono annunciate da titoli sempre più terroristici in un climax che in confronto i video di Bin Laden e le sue minacce di morte e distruzione all’Occidente sembrano le fiabe sonore di "A mille ce n’è": "L’Estate è alle porte! Che aspetti? Perdi 12 kg in 5 giorni, grassa orrenda!". E leggendo cose del genere anche Kate Moss correrebbe a comprare una di queste riviste femminili che non solo ti offrono strategie di guerra per abbattere il lardo in eccesso ma hanno bello e pronto anche un Piano B, qualora a nulla sia valsa la dieta, regalandoti un pareo di Roberta Di Camerino o Pierre Cardin in grado di nascondere anche un Ercules C130 ai radar.

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E non è tanto folle l’illusione di ottenere un corpo filiforme in una manciata di giorni quanto più i nomi delle diete stesse: "perdi peso con la dieta del pompelmo" (dura, intuitiva ma ancora vagamente concepibile), "torna in linea con lo yogurt!" (sacrificante, soprattutto perché spesso di uno yogurt per tutta la settimana si tratta), "saziati d’arte" (un itinerario attraverso i vernissage delle gallerie del centro spiluccando solo cetrioli sottoaceto).

E più il tempo passa più mi capita di leggerne di nuove che sembrano uscite dalle esilaranti e grottesche sceneggiature dei fratelli Marx. Ricordo un paio di anni fa di aver sentito parlare della godibilissima dieta del "cotone" imbevuto di vodka che tanto andava di moda tra le modelle e che pareva rattoppasse lo stomaco a calorie 0. Siccome però queste aquile da passerella l’associavano all’uso smodato di sigarette per attutire ancora di più la fame è capitato che le poverine morissero arse vive per aver gettato le cicche nel piatto ancora imbevuto di alcol.

La dieta a base di pizza della Loren è un’altra che all’epoca mi fece tanto ridere anche perché Sophia, più che il raggiungimento del peso forma, attribuiva a questa il segreto della sua eterna giovinezza, dato dal più nostrano dei cibi e non a quel chilometro di punti di sutura che incorniciano discretamente il suo viso. E poi c’è la mia preferita tra tutte: la dieta liquida di Beyoncé che per interpretare Dreamgirls ha bevuto solo acqua e succo d’acero per un mese trasformandosi effettivamente da quella culona che era in una magra a tempo determinato ma con l’aggravante di una faccia ciancicata non meno del fazzoletto detergi-sudore che Monserrat Caballé tiene costretto tra le sue sopraniche tette durante le esibizioni.

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Ma chi critica deve sperimentare. E io ho provato, riprovato, creduto e sperato applicandomi diligentemente seguendo di volta in volta quella che mi sembrava la più dura e quindi la più efficace. Arrivando a volte a sovrapporle illudendomi che, in questo caso almeno, l’addizione desse come risultato una sottrazione ancora più rapida ed evidente. Inutile dire che abbia intrapreso anche la strada del digiuno totale che effettivamente qualche risultato lo aveva anche dato ma avete idea di come i succhi gastrici disoccupati ti riducano l’alito? Andavo in giro con le tasche piene di mentine (Dietrorelle ovviamente) e nonostante questo ero costretto a urlare quando parlavo con qualcuno pur di non superare il limite invalicabile oltre il quale anche l’olfatto più insensibile avrebbe percepito il fetore dei miei intestini. Senza considerare come nella calura dei pomeriggi estivi la pressione si abbassava così tanto da mettermi in contatto con almeno tre o quattro entità superiori che andavano dalla Madonna ai Cardassiani di Star Trek pronti a rivelarmi i segreti del cosmo senza voler considerare gli ammonimenti del mio medico di famiglia che un giorno, come Mosè dall’alto del monte Sinai contro gli idolatri, vedendomi così emaciato, tuonò: "il digiuno non funziona e fa male all’organismo!! Se solo ritocchi un grissino, riprenderai tutto!".

E io il grissino poi non solo l’ho toccato ma me lo sono divorato. E fu come una piccola breccia in una diga: franando mi sommerse dei dolci, delle paste, delle pizze e dei fritti di cui mi ero presuntuosamente privato facendo schizzare la mia taglia su in alto, più veloce del mercurio di un termometro messo su una lampadina incandescente e questo perché la realtà, amare e indigesta, è che la privazione non è una condizione né naturale né permanente e quanto più sarai rigido all’inizio tanto più indulgerai nello sbraco dopo, senza considerare che queste diete ti faranno anche perdere qualche grammo regalandoti per 3 giorno l’illusione di un corpo che non ci appartenere per costituzione e per natura ma a dirsela tutta, sono tutte, ma tutte delle grandissime ed inutili fregature.

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