Quanti siamo? E’ possibile contare le persone LGBT in una società?

di

Una volta il 10%. Ora si parla del 5%. Negli USA 21 agenzie stanno preparando un questionario di non facile applicazione.

CONDIVIDI
53 Condivisioni Facebook 53 Twitter Google WhatsApp
6866 0
Quante sono le persone LGBT? Per secoli appartenere a una delle quattro categorie significava doversi nascondere perché si rischiava la vita. Fino a pochi anni fa in America e pure in Europa esistevano le sodomy law che prevedevano il carcere per i rapporti anali, l’arresto per le donne che facevano sesso tra loro e ugualmente il carcere per gli uomini che indossavano abiti femminili. Sono decine di migliaia gli americani che a causa delle leggi sulla morale pubblica sono stati arrestati, molto di loro addirittura castrati perché ritenuti pervertiti.
Solo nel 1998 la Corte Suprema ha abolito di fatto le leggi che vietavano il sesso tra uomini. Sembra un’era fa, ma sono passati meno di 20 anni. E in questo periodo abbiamo visto la parificazione delle coppie LGBT e la rimozione di molte barriere legali alle discriminazioni (e su questo l’amministrazione Obama ha molti meriti).

Ma ora che la popolazione LGBT è libera di mostrarsi e dichiararsi, sorge spontanea una domanda: quante sono le persone LGBT? Ci sono molte ragioni per farsi questa domanda e soprattutto per cercare una risposta, ragioni che riguardano soprattutto i diritti e la salute di questa minoranza.

Ora per la prima volta gli esperti di 21 agenzie federali negli Usa stanno lavorando a un progetto per dare una risposta il più possibile affidabile. La stessa comunità LGBT, che per anni ha combattuto per la sua visibilità, ribadisce l’importanza di contarsi perché quando non ci sono dati su una comunità è come se essa non esistesse.

Ma il problema è che non si può spezzare l’arcobaleno e metterlo in tante scatole precise perché l’identità sessuale non è né consapevole né determinata nel tempo. E’ fluida per sua natura. Non per niente un recente sondaggio vede i ragazzi di 20 anni per il 33% definirsi nel mezzo tra le categorie ” esclusivamente omo” e “esclusivamente etero”, contro l’8% delle persone sopra i 45 anni.

La situazione è complessa: molti semplicemente non hanno una loro identità sessuale univoca. Altri fanno sesso in un modo ma si definiscono in un altro per problemi di accettazione. E soprattutto rispondere a domande così intime ha riflessi così forti sulla privacy e sul rapporto individuale con le istituzioni che molti si rifiutano di rispondere.

Una strada è quella della California che passa attraverso i medici che chiedono ai loro pazienti quali siano le loro preferenze sessuali garantendo poi l’anonimato. L’anonimato si è rivelato infatti un’arma vincente per ottenere, ad esempio, la collaborazione spontanea dei pazienti sieropositivi, senza il quale non ci sarebbero la compliance alle cure mediche post contagio da hiv né l’adesione ai test hiv.

È in particolare grazie a un uomo sconosciuto ai più, Gary Gates, direttore dell’Ucla’s Williams Institute, se sappiamo qualcosa della popolazione LGBT. Quando si chiede a Siri quanta parte della popolazione è gay, Siri risponde in base a studi condotti da Gates. La stessa Corte Suprema che nel 2015 ha deciso a favore dei matrimoni gay, ha citato Gates nella sentenza. È lui che ha stimato in 65mila le persone LGBT nell’ esercito americano, un numero che ha avuto la sua importanza nell’abolizione del divieto per gli omosessuali di entrare a far parte dell’esercito. Fu lui a contestare su basi scientifiche i politici conservatori che sostenevano “non ci sono gay nel mio distretto elettorale” dimostrando che la popolazione LGBT è nel 99% dei distretti.

Leggi   Portavoce di Trump allontanata da un ristorante, la titolare: "L'ho fatto per i miei dipendenti gay"
E’ stata una banale domanda con tutt’altro significato nel censimento del 2000 (“vivi con un partner al di fuori del matrimonio?”) a permettere a Gates attraverso complicati calcoli di inferenza statistica di stabilire la verità statistica e alle organizzazioni LGBT di prendere coscienza della loro rappresentatività. Sono lontani i tempi in cui Kinsey nel dopoguerra stimava un gay ogni dieci persone. Adesso la percentuale attraverso i sondaggi Gallup sembra scesa al 5%. Ma chi risponde si identifica pienamente come gay o lesbica, lasciando fuori dal conto tutti coloro che hanno rapporti omosessuali ma non per questo si definiscono tali . Un discorso a parte meritano le persone transessuali che ancora non sono quantificate ma che sono nei gradini più bassi di accettazione sociale e di tutela legale e medica. Per loro, sapere quante sono è ancora più importante per poter dedicare fondi specifici per la loro salute fisica e mentale.

Le 21 agenzie coinvolte nello sforzo di indagine stanno producendo un questionario che tenga conto delle differenze linguistiche tra varie classi di età, di reddito e di colore della pelle. Lo stesso termine “queer” infatti può avere connotazioni offensive o essere banalmente accettato da classi sociali differenti. I risultati sono previsti per la fine dell’anno.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...