Selvaggia Lucarelli: “E se un domani scendessi in politica?”

La Tv, il ritorno a Mediaset, la discussione con Bova, i messaggi con Di Battista e tre grandi novità: un nuovo sito, tre libri e un programma tutto suo.

Vive una realtà distopica, odia i compromessi, non esclude (a priori) un futuro in politica e se ne frega di compiacere i benpensanti. Dopo aver portato numeri incredibili al mondo web di Rolling Stone, Selvaggia Lucarelli decide di lasciare la direzione per concentrarsi ad un progetto editoriale tutto suo. Ma per non farsi mancare nulla, la donna più influente del Paese, dopo un successo senza precedenti con ‘Dieci Piccoli Infami’ sta per tornare in libreria con più libri e con un nuovo programma televisivo di prossima partenza. E in attesa di vederla questa sera nella tanto temuta giuria di Ballando con le Stelle, la penna più affilata del web parla di quanto accaduto nel backstage con Raoul Bova, del possibile arrivo della d’Urso nel programma di Milly Carlucci, del suo ritorno a Mediaset dopo un veto di quasi sei anni, ma anche di politica, cyberbullismo e del suo ‘rapporto’ con il Movimento 5 Stelle.

Partiamo da quanto accaduto sabato scorso nel backstage di Ballando…

Non credo ci sia nulla da aggiungere. Non c’è stata nessuna rissa, come qualche testata ha erroneamente scritto, ma solo una reazione, inaspettata, da parte di una persona che, a quanto pare, non ha metabolizzato un mio articolo uscito diversi anni fa. Articolo, ironico, di cui neanche ricordavo il contenuto. Capita che ogni tanto qualcuno non digerisca un mio articolo, ma è quasi sempre un problema dei narcisisti a cui poi la famosa ferita narcisistica sanguina per mesi, addirittura anni. Quelli intelligenti mi chiamano o mi scrivono e ci ridono su con me. O si incazzano anche seriamente ma con sobrietà, senza isterie.

È la prima volta che ti capitano atteggiamenti di questo genere da parte di personaggi che hanno incontrato la tua firma?

Beh, così sì. Negli anni ho collezionato diverse reazioni, da telefonate a messaggi di qualsiasi natura, anche se sempre meno, ma aggressioni verbali, di questo tipo, non mi erano mai capitate. Credo, fino a prova contraria, di essere libera di scrivere quel che voglio, così come sono liberi gli altri di muoversi nelle sedi opportune. Se Bova non mi ha querelata è perché, evidentemente, non c’era nessun presupposto per farlo.  

Sembri dispiaciuta, però..

Assolutamente. Mi dispiace quando si sconfina, anche perché non credo di essere stata né la prima, né l’ultima ad aver messo in discussione il suo talento. Non stiamo parlando di De Niro, e la recitazione di Bova è da sempre fonte di battute e satira. Al di là di come siano andate le cose, denoto che c’è una disabitudine, generale, alla critica. Al dissenso. Si tollera la lapidazione sui social, ma se poi la critica arriva da qualcuno di autorevole, è lesa maestà.

A proposito di critica, mai come quest’anno, a Ballando sembri piuttosto buona e decisamente annoiata..

Annoiata non direi, anzi. Potrebbe sembrare che sia buona perché manca l’imprevedibilità nei concorrenti. Nelle scorse edizioni, ci sono sempre stati personaggi che non sapevi come avrebbero affrontato un voto o un commento, mentre quest’anno la media è alta, sono tutti buoni, bravi e decisamente equilibrati. Quelli che sulla carta potrebbero essere i più borderline, bonariamente parlando, sono quelli più trattenuti.

Tipo?

Cristina Ich, ad esempio, ha un carattere interessante, ma è ancora molto contenuta. 

Quindi ho sbagliato a pensare che qualcuno ti abbia chiesto di essere più buona? 

Pensi davvero che qualcuno avrebbe mai il coraggio di chiedermi di essere quella che non sono? Quando vengo chiamata per partecipare ad una trasmissione televisiva, sanno perfettamente chi stanno chiamando e la mia cifra. E poi, come Milly ha sottolineato più volte, non ho mai fatto nulla per meritare un richiamo. Il mio è sarcasmo e puro spirito critico. E poi io sono buona con i buoni, perché dovrei essere clemente con chi non se lo merita?

Anche se nella passata edizione…

Nella passata edizione qualcuno fece un esercizio di convincimento generale per farmi, e farci, passare per Satana. Fummo costretti, nel dubbio di aver sottovalutato qualcosa, ad andare a rivedere i filmati di Ballando per capire se davvero si fosse oltrepassata la linea del rispetto, ma non c’è mai stata una sola volta in cui io, o qualcun altro, abbiamo detto qualcosa di offensivo. Il vero problema, il più delle volte, non è tanto quel che dico, ma come viene percepito. Io ho una personalità così forte da prevalere su qualsiasi mio contenuto. Arriva sempre “Selvaggia” , e quindi l’antipatia o la simpatia che si nutre per me, e poi quello che faccio o dico. 

Trovi?

Beh, sì. Pensa a Mariotto. Lui è molto più ‘cattivo’ e sarcastico di me, eppure quello che dice viene metabolizzato con più leggerezza. “Vabbè, è Mariotto!”, si dice. Se la stessa cosa la dico io si fa dietrologia, mi si attribuiscono trame, “Come si permette!”. In fondo va bene così, mi lusinga, perfino. Si vede che sono efficace ed autorevole, ergo faccio incazzare e provoco reazioni. 

A proposito di reazioni, non oso pensare cosa potrà succedere se in pista scenderà come ballerina per una notte, Barbara D’Urso..

(ride, ndr) Le converrà ballare bene, perché stavolta il giudice sarò io, non quelli a cui si rivolge lei spesso! Scherzi a parte, non so se riuscirà a venire. So che si era resa molto disponibile e che Milly era davvero felice di averla come ospite. Ci sono stati problemi di natura legale in passato tra loro, mi pare un bel segno di distensione. Io farò il mio lavoro come se niente fosse. Vedremo.

L’attenzione, mai come quest’anno, è tutta rivolta alla coppia Ciacci-Todaro. Cosa c’è che fa così tanta paura nel vedere due uomini che ballano?

Quando si ha paura di vedere due uomini che ballano, vuol dire che c’è un qualcosa di irrisolto dentro di sé. E ti dirò di più: questa parentesi a Ballando serve a tutti. Questa è la dimostrazione che fuori da lì, dove non ci sono luci e telecamere, c’è ancora molta più omofobia di quel che si poteva immaginare. 

Adinolfi, ad esempio, sta vivendo questa situazione come nuova ragione di vita..

Non voglio pronunciarmi su questo spregevole individuo.

Che poi, tornando a Ciacci, ti dirò: non mi aspettavo che provassi così tanta simpatia nei suoi confronti. Non eri tu quella che diceva: “Ne ho le palle piene dei gay che in tv dicono come ci dobbiamo vestire, truccare e atteggiare noi donne”?

Ciacci è stata una piacevole scoperta. Non credevo potesse essermi simpatico e devo dire che se la sta giocando molto bene, senza eccedere mai. Ovviamente non è cambiata la mia idea su certi cliché: trovo mortificante vedere certi gay ridotti regolarmente a macchiette. Bisogna educare il telespettatore più arretrato a capire che i gay non sono solamente fenomeni da circo o personaggi naïf, così come le donne non sono solo vallette seminude disposte a girare caselle. C’è molto altro, ed è un peccato che non venga quasi mai fatto vedere.

Hai abbandonato la direzione di Rolling Stone, hai spiegato le motivazioni, ma in molti ancora ti contestano quel titolo: “Se sei gay, non cantare etero”. Delle volte, ad osservarti da fuori, sembra che tu ti diverta a dar da mangiare ai tuoi detrattori, sbaglio?

Partiamo dal presupposto che quel pezzo non l’ho scritto io. Era un pezzo politicamente scorretto, ma dal taglio ironico e sarcastico. Voler dare a tutti i costi una serietà a quel pezzo mi è sembrato esagerato. Credo che l’abbia capito anche Ferro.

Non l’avrai scritto tu, ma eri pur sempre il Direttore..

Se Aldo Grasso scrive un pezzo su Il Corriere della Sera, l’ha scritto Grasso e non il suo direttore. E Fontana, credo, censurerà un articolo solo nel caso in cui il pezzo abbia contenuti altamente diffamatori o inconcepibili, per il resto lascerà i suoi giornalisti liberi di scrivere quel che vogliono. Spero. La verità è che ovviamente si aspetta sempre un mio passo falso. Infatti sono usciti dei pezzi bellissimi, delle inchieste, degli articoli che da soli hanno avuto milioni di views, e lì sono stati tutti zitti. So che tutto quello che faccio, giornalisticamente parlando, riceve un’attenzione speciale, infatti mi muovo sempre con mille prudenze. Questa cosa, paradossalmente, è stata utile perché mi ha insegnato il mestiere. Oggi sono più accurata e meticolosa proprio grazie a quelli che aspettano che inciampi sul tappeto.  

Attenzione che si manifesta anche dal vivo, o solo online?

La mia è una situazione molto distopica. Va un sacco di moda quest’aggettivo no? Ecco. Se sui social mi scrivono la qualunque, dal vivo ricevo solo manifestazioni di stima. In tutti questi anni non credo di aver mai incontrato un mio detrattore ed è per questo che cerco di vivere il più possibile la vita reale, di viaggiare, di nutrirmi d’altro, oltre il web. Per ricordarmi l’affetto e per andare dove nessuno sa chi sia, cosa che mi regala una verginità nelle relazioni umane che qui non posso più avere. 

Poche sere fa, da Giletti, hai parlato del tuo voto al Movimento 5 Stelle. Per parlarne così liberamente fai intendere, tra le righe, che nella Tv di Stato non si corra più nessun rischio..

Non conoscendo politici e non avendo mai fatto della politica il mio mestiere, non mi sono mai posta il problema. Orfeo è una persona gentile e intelligente, non penso gli interessi dove ho messo la croce nelle urne. Ci sono stati e ci sono dei veti nei miei confronti, ma mai, credo, per ragioni politiche. Non sono una militante e, quando scrivo o parlo di politica, lo faccio in maniera laterale, focalizzandomi sui personaggi, su aneddoti. A dirla tutta non ho lavorato per molto meno. Ora, ad esempio, rimetterò mezzo piede a Mediaset dopo più di sei anni, credo. 

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E da chi?

Da Costanzo, ma quella è un’eccezione. Costanzo, la De Filippi, Ricci, Le iene sono uno stato nello stato, tipo Città del Vaticano! Ad ogni modo, se il prezzo che devo pagare per non andare in certi contesti è quello di sacrificare una mia idea, sono la prima a dire: “no, grazie.” Per quel che mi riguarda è più semplice precludermi qualche opportunità, che auto-censurarmi. Proprio l’altro giorno ho scritto un pezzo per Il Fatto Quotidiano su Nunzia De Girolamo. Prima di pubblicarlo l’ho chiamata per avere alcune informazioni e lei, ovviamente, non avrebbe mai voluto che questo pezzo uscisse. Sono arrivate chiamate dai piani alti, ma io non mi sono intimorita e l’ho fatto uscire tranquillamente. Io non ho paura di fare il mio lavoro, delle conseguenze, figuriamoci. E poi in generale, quelle e quelli che chiamano le redazioni, minacciano, fanno chiamare e inviano missive, sono degli sfigati innocui. Quelli pericolosi non si agitano. Ma poi sai per vie traverse che dove possibile non ti fanno lavorare. La cosa bella è che solitamente non ti fanno lavorare dove tu non vorresti mai lavorare, quindi è tutto meno problematico di come sembra.

Con i numeri che i girano intorno ai tuoi profili, e con l’ascendente che hai su così tante persone, mi fa strano pensare che mai nessuno abbia provato a chiederti di scendere in politica..

No, non me l’ha mai chiesto nessuno e fanno bene a non farlo. Mi hanno chiesto del supporto, quello sì, ma l’ho negato. Non escludo di poterci ripensare un domani lontanissimo e lo specifico solo perché sul web tutto resta, compresa questa intervista, e poi se cambio idea nel 2045 passo per ‘cazzara’, ma non penso che potrei mai scendere in politica perché la politica è l’arte del compromesso ed io, per i compromessi, non ho una vocazione specifica. Ho appoggiato un sacco di cause in tanti anni, quella sul Fine Vita per esempio. Ho scritto un centinaio di articoli sul cyberbullismo su Il Fatto e di questioni legate alle donne in varie sfumature. Scrivo di attualità, di cronaca. Per me occuparmi di sociale e scriverne su Il Fatto e sui miei social con milioni di lettori, è fare politica. E comunque, per fare politica, non bisogna avere scheletri nell’armadio e, detto tra noi, non potrei mai vivere con l’ansia di perizie continue sul mio conto, col rischio di trovare una multa dimenticata, e non pagata, del 2014. O di vedere un mio ex dalla D’Urso. Raccontare il mondo è fare politica. 

Pensiero molto simile a quello di Alessandro Di Battista, no?

Beh, in un certo senso sì, anche se lui la politica l’ha fatta anche nei palazzi, e il fatto di volerli abbandonare, nonostante tutti i privilegi, per andare in Guatemala, vuol dire che in fondo non per tutti quella poltrona è il fine ultimo. La scelta di uscire da lì, per seguire un altro percorso, dà ancor più valore e verità al suo cammino.

L’hai mai incontrato in questo periodo?

No, non lo conosco, ma dopo l’intervista dell’altra sera, da Giletti, mi ha mandato un messaggio.

Sono così indiscreto se ti chiedessi il contenuto?

Visto quello che ho raccontato in studio mi ha chiesto se poteva telefonare a mio padre. Mi ha un po’ commossa. Ora sembrerà una sciocchezza, ma chi altro si sarebbe preso la briga di chiamare mio padre per ringraziarlo? Quando si ha a che fare con quella materia lì, spesso, se non sempre, si perde il senso della realtà e dell’umanità.

A proposito di realtà, la triade formata da Salvini, Berlusconi e Meloni ha promesso, durante l’ultima campagna elettorale, l’abolizione della Legge sulle Unioni Civili. Pensi che sia stata una scivolata per racimolare qualche voto, o temi che possano portare a termine la loro missione?

Più che di scivolata e missione, mi concentrerei sul fatto che stiamo parlando di tre persone che non possono, neanche lontanamente, parlare di unioni, ‘se non a casa loro’. Frase, a loro, molto cara. Salvini è divorziato e sta con un’altra persona, Berlusconi neanche a parlarne, mentre la Meloni ha una bambina senza essersi sposata. Dovrebbero preoccuparsi più delle loro unioni, che di quelle degli altri. 

Laddove prendessi una botta in testa e decidessi di candidarti in politica, quali sarebbero le prime cose che faresti una volta in Parlamento?

Oh, mamma mia! Forse chiederei di approvare, con urgenza, una legge specifica per cui a Diego Fusaro venga vietato di andare nei salotti tv ad esprimere opinioni.

Nonostante il tuo impegno contro il cyberbullismo, i tuoi hater ti appellano come una ‘cyberbulla’. Dov’è il problema?

Quelli che mi chiamano bulla, pochi, te lo garantisco, sono di due tipologie diverse: la prima, che poi è la più nutrita, è appunto la categoria dei veri bulli 2.0 che non ama i miei metodi perché li costringo a venire allo scoperto, li faccio sentire nudi nella loro meschinità. Pubblico i loro messaggi, le loro facce, i loro nomi e quella che è una normale richiesta di assumersi le loro responsabilità a loro conviene chiamarla bullismo. È un classico: i bulli sono dei vigliacchi, altrimenti non agirebbero in gruppo, quando li scopri piagnucolano e ti danno della cattiva. Poi ci sono i fessi che non sapendo cosa sia il bullismo e mancando di rispetto nei confronti di chi il bullismo lo conosce nelle sue pieghe più dolorose, o s’è ammazzato, chiama bullismo una qualunque critica, il legittimo dissenso, un articolo polemico. Sono particolarmente spassosi quelli che ora scrivi “Che brutta la canzone della Pausini” e “ecco: sei una bulla”. O “non fai bene il tuo mestiere” e replicano “sono vittima di bullismo!”. È davvero esilarante. I giornalisti dunque, a meno che non parlino di creme e resort di lusso, sono tutti bulli, quando criticano un personaggio. Interessante. Comunque, li faccio parlare. Mentre loro parlano, io lavoro e faccio chiudere gruppi di milioni di bulli, scopro storie, do voce a tante ragazze che hanno passato l’inferno. Chi fa, non rivendica. Non ne ha bisogno. E infatti non vado quasi mai né in tv, né altrove a parlare di questo, non ho tempo. Sono più utile sul mio giornale, dietro al computer. Anzi, ne abbiamo già parlato troppo. 

Ti fanno più paura i bulli, o i genitori dei bulli?

Sai, io ho chiamato tantissimi genitori di ragazzi che fanno cyberbullismo negli ultimi anni, ed è in dubbio che molti di loro siano iperprotettivi e che cerchino di deresponsabilizzare i propri figli, ma il più delle volte mi ritrovo ad interagire con persone che non sanno cosa fanno i figli sul web, che cadono dalle nuvole. Come ci si preoccupa di sapere dove e con chi va il proprio figlio quando esce di casa, bisogna preoccuparsi, forse anche di più, di sapere con chi interagisce davanti alla tastiera.

Cambiando pagina, hai annunciato l’arrivo di un nuovo libro a ridosso dell’estate. Perché hai abbandonato il mondo dei romanzi?

Non l’ho mai abbandonato, ed è mia intenzione riprenderlo. Il discorso è che i romanzi portano via un sacco di tempo ed io, oggi, tutto questo tempo non ce l’ho. Il Fatto, i libri, la Tv, sto lavorando ad un sito mio e ad un nuovo programma. Non amo fare cose approssimative, ho scritto un nuovo libro dopo tre anni, se non ho tre mesi liberi in cui potermi dedicare solo a quello, preferisco rimandare. Al momento mi diverto con dei saggi brevi, che portano via meno tempo, ma che sono un ottimo esercizio per me, visto che non ho il dono della sintesi. 

Quindi, la prossima uscita, sarà una sorta di sequel dei tuoi primi ‘Dieci Piccoli Infami’?

Nì. Dieci Piccoli Infami ha avuto un successo che né io, né Rizzoli, avremmo mai immaginato. Stavolta, il nuovo libro, riguarderà esclusivamente il mondo maschile. Quest’anno poi, ho firmato per tre libri..

Ormai sono due anni che sei fidanzata con Lorenzo, ma che fine ha fatto la Selvaggia che diceva: “L’amore non mi manca perché se c’è il momento per sempre, ci sarà anche quello del’ m’ero sbagliato. Le storie si esauriscono, tutte e quelle che durano per sempre, mancano di coraggio“?

C’è ancora. L’amore non lo vivo come una necessità. Mi è capitato nella vita di esser stata fidanzata perché avevo paura di restare sola. Lorenzo è arrivato in un momento dove non avevo vuoti da riempire, ero già felice e il suo arrivo non ha fatto altro che impreziosire la mia vita.

Non starai mica pensando ad secondo matrimonio?

No, non mi sposo, così poi mi candido e faccio un manifesto con la mia faccia e lo slogan “Difendi la famiglia tradizionale”.