“Sì, lo voglio!” anche io

Su un rivista americana di nozze gay gli scenari ideali per ogni sottocategoria. Come si sposano gli orsi? E i letaher? E i muscolosi? E dove vanno in viaggio di nozze le lesbiche?

Uno dei riti a cui sono maggiormente affezionato, insieme a quello del té e al sacrificio di sangue che compio saltuariamente sgozzando un toro per propiziarmi l’arrivo di un fidanzato, è quello dedicato il secondo venerdì di ogni mese alla lettura di: Fag Wedding, la rivista dei matrimoni gay.

Si tratta di un magazine che ricevo dall’estero e che, vista la nostra lacuna legislativa in merito, sfoglio con gli stessi occhi carichi di meraviglia con cui un ragazzino di otto anni legge le avventure di Superman.

Quindi mi sdraio sul letto e con il Best of Petula Clark nelle orecchie mi godo il susseguirsi di proposte per abiti da sposo, le ultime creazioni di torte nuziali e i consigli di quanti hanno già celebrato il rito dell’unione eterna. Più o meno a metà rivista però trovo un interessantissimo articolo che consiglia come affrontare le nozze a seconda del sottogruppo omoricchione a cui si appartiene. Che gli americani abbiano un po’ una fissa per la categorizzazione maniacale è una cosa ben nota (una volta conobbi una tipa che ci mise 5 minuti per specificare le sue ascendenze razziali definendosi: afro-irlando-nativa-italo-americana) ma che addirittura avessero suddiviso per sottogruppi anche i matrimoni omosessuali, mi ha lasciato davvero stupito.

L’articolo parte esaminando il matrimonio tra Orsi che risulta essere il più dispendioso, soprattutto per quel che riguarda il banchetto. Riguardo ai regali di nozze, il più richiesto da parte dei corpulenti festeggiati è un abbonamento annuale in un centro specializzato per le analisi del colesterolo. Inoltre, si sconsiglia vivamente di organizzare i festeggiamenti in un attico. Sebbene possa essere di maggior effetto, considerando la stazza degli invitati, il rischio di un crollo alla “11 settembre” suggerisce di scendere verso un più sicuro seminterrato.

Spostandosi sul versante dei Leather pare che molti sponsali preferiscano venire accompagnati all’altare a carponi e con un guinzaglio al collo. Il consiglio è quello di evitare di celebrare le nozze nei periodi più caldi dell’anno dato che, come ogni dermatologo potrebbe confermare, il contatto della pelle sudata, costretta in indumenti di gomma, favorisce l’insorgenza di funghi come una pioggia d’autunno in un bosco. Tra i regali più gettonati, quest’anno sta andando molto la sling matrimoniale disegnata nientemeno che da Philippe Starck. La cerimonia solitamente culmina con lo scambio dei cock ring (e a questo punto immagino il celebrante che chiosa dicendo: “e adesso lo sposo può scudisciare l’altro sposo”).

Diverso invece il matrimonio tra muscolosi che preferiscono offrire agli invitati barrette proteiche e derrate di riso integrale, ma solo se il banchetto è prima delle 7 di sera. La formula preferita per lo scambio delle promesse è un tenerissimo: “Prometto di amarti e onorarti finché morte, o la perdita del tono muscolare, non ci separi”, volando poi verso la destinazione del loro viaggio di nozze, prima tra tutte: il Circuit di Barcellona, dove avranno il piacere di condividere la loro gioia brindando insieme agli amici con calici di G.

Per i gay repubblicani (che qui da noi sarebbero quelli di destra) c’è solo un modo di convolare a nozze: con discrezione e assoluto anonimato.

L’articolo si conclude descrivendo anche il matrimonio tra lesbiche che alla quiete di una cappella di legno bianca immersa nel verde di una prateria, preferiscono un più vibrante rodeo. Per la scelta del regalo di nozze, molti invitati si affidano al catalogo di USA Hardware (un nostro Bricofer) acquistando senza troppo scrupolo la prima cosa che capita sottomano. Il pranzo è rigorosamente privo di musica e a base di cacciagione e ci si intrattiene con ameni sollazzi come lo schiaffo del soldato. Una tradizione immancabile (che credevo fosse un’usanza tipicamente italiana) è il taglio della cravatta. Del resto pimpare il Quod con il quale affrontare il viaggio di nozze – la Parigi Dakar – non è certo una cosa che costi due lire.

È solo a questo punto che, esausto ma ebbro di così tanti spunti, chiudo la rivista, spegno la luce e abbraccio il mio cuscino sognando anche io un giorno una cerimonia di nozze e mi addormento però con l’amara consapevolezza che ci vorrà meno tempo per l’approvazione di una legge anche qui in Italia di quanto me ne serva a me per trovare un pollo che abbocchi.

di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti