Tutti i segreti di Stephanie Glitter, makeup artist in drag

Stephanie Glitter, l’artista in drag più popolare nel fashion system milanese, ci presenta Francesco.

Stephanie Glitter, classe 1994, nata a Pordenone ma Milanese di adozione, è un emblema social della comunità LGBT.
Nota vedette del Plastic è stata la prima drag model sul red carpet di Venezia e sta per presentare il suo nuovo singolo.
Stay tuned.

Chi sono Stephanie Glitter e Francesco?

Non lo so e non lo voglio sapere. Partiamo benissimo! Non amo molto le definizioni, mi piace pensare di essere
quell’ entità al confine tra i due mondi, senza genere e senza pensarci. Cosmo, a mio avviso un poeta della musica elettronica, dice: uomo o donna, comunque è animale!
Direi che Francesco è la parte Yang della mia persona, quella bianca un po’ più razionale, positiva, frizzante.
Non dico di vivere una vita ordinaria ma adoro pensarlo: godo del quotidiano, delle piccole cose, gli amici, mangiare bene, lo yoga, leggere un libro al parco sotto al sole. Da queste banalità alla “Montale” si contrappone la totale follia di Stephanie, la mia Yin.
Da timido ragazzo con capello fluente e occhiali rotondi ad eyeliner grafico quasi cattivo e chignon super tirati.

Qual’è la tua fantasia segreta?

Diciamo che vivo due vite quasi parallele, l’ambizione di riuscire professionalmente con il mio lavoro nel magico mondo della moda e quello di coltivare una famiglia, vivere in campagna, avere un piccolo orto, indossare completi in lino e sorseggiare drink in coppe noblesse di Baccarat.
Considerando che non riesco a tenere in vita nemmeno un cactus in bagno, l’idea di avere un giardino mi elettrizza ma probabilmente investirò in personale per il giardinaggio illudendomi di aver fatto tutto nella maniera giusta. Anche un cane potrebbe essere considerata una fantasia segreta, non uno scoiattolo da borsetta ma un Levriero Afgano fresco di toelettatura.

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Chi è il tuo principe azzurro ideale?

Se come persona ho le idee molto chiare in fatto di uomini al momento sono un po’ confusa. Cresciuta a pane e Sex & The City, come tante bambine degli anni 90, sono diventata grande con l’immaginario di principe azzurro post moderno, dove cavallo e carrozza sono stati sostituiti da Uber privato e elicottero di famiglia parcheggiato sul tetto dell’attico in pieno centro. In sei anni a Milano però sono diventata una ragazza tutto glamour e troppe consapevolezze, ringrazio di aver trovato dei vicini di casa che alle volte salutano quando ci incrociamo, mi sembra già un enorme traguardo.
Sicuramente non ambisco più all’ uomo da fiori e smoking per una cena romantica infrasettimanale, mi accontento di un Moet Rosè e un poke sushi su Glovo a casa, se poi si ferma a dormire tanto bene, basta che non russi.
Scherzi a parte in questo momento sono veramente felice di quello che mi sta succedendo nella vita e non penso riuscirei a concentrarmi su un eventuale Mr Glitter.

Artwork by Marco Lapenna

Qual’è il tuo concetto di bellezza e i tuoi canoni estetici?

Come tutto quello che mi circonda, tutto cambia molto in fretta, un concetto può essere brillante nella mia testa per poco più di 10 minuti per poi improvvisamente detestarlo.
Amo molto l’estetica e l’armonia delle cose, sin da quando ne ho ricordo, forse questo è stato il motivo principale per cui ho deciso di intraprendere la carriera di make up artist e hair stylist, una sorta di “missione bellezza”.
Saint Laurent diceva “Il trucco migliore per una donna è la passione. Ma i cosmetici sono più facili da comprare.” Nulla di più reale. Per me la bellezza è un attitudine di sentirsi bene con se stessi. Tutti portiamo maschere di ciò che vorremmo essere e ci trucchiamo di fantasia ma nulla è più bello di correre nudi fregandosene di tutto.
Ho avuto per molti anni il complesso delle orecchie grandi e il naso storto, ho fatto una otoplastica ma nulla era cambiato, avrei potuto andare a Bali con quei soldi.

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Come definiresti il tuo stile e che rapporto hai con la moda?

Poliedrico. Da tenute sportive in comodissime tute Adidas e calzini di spugna Nike a pumps punitive e abiti da red carpet di strass e ricami. Sicuramente eccentrico.
Il mio rapporto con la moda nasce dal ritrovamento di VHS con registrate le puntate del “Ribaltone” dove le sorelle Goggi indossavano fantastici body luccicanti e sbattevano ciuffi di capelli phonatissimi. La mia storia del costume parte a sei anni per poi crescere sfogliando le classiche riviste moda dalla parrucchiera di mia madre. Le pagine patinate con quelle immagini così provocanti e perfette hanno plagiato totalmente la mia essenza.
Poi arrivata a Milano ho conosciuto la signora Anna Dello Russo e da li ho capito il concetto dress to impress e me lo sono fatto mio.
Se dovessi descrivere il mio stile femminile rimango molto legata alla vecchia Hollywood a quell’ impostazione di eleganza che spesso si scontra con la mia passione per la donna Versace, quella più provocante.

Hai qualche fetish?

Sicuramente anche il mondo fetish ha una nota importante nella mia visione dello stile. Sono da sempre stato molto attratto da tutto quell’ immaginario proibito ed esclusivo rappresentato dall’ estetica fetish: i materiali, il latex, la pelle, i corpi, le fantasie.
Colpito dall’ estetica e dalla ritualità che trasmette questo scenario mi sono incuriosito e pian piano ho scoperto realtà sia surreali che estremamente anonime. Detto questo penso che ognuno di noi debba coltivare il proprio fetish con assoluta spensieratezza ma sempre con responsabilità.

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Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Nell’ anno precedente sono cambiate molte cose, attraverso la mia pagina Instagram sono riuscito a veicolare un sacco di messaggi che supportano uno stile di vita libero da ogni pregiudizio.
Il mio progetto futuro è quello di continuare a supportare questo tipo di “attivismo social/sociale” nel frattempo si sono aperte numerosissime opportunità lavorative che grazie al mio team di supporto, stiamo riuscendo ad elaborare piano piano. Sicuramente sentirete qualcosa d’interessante verso fine Marzo.

Raccontati in un breve slogan pubblicitario.

Voglio citare una grandissima artista dei nostri tempi nonché un’amica Myss Keta “una donna che conta, una bionda che abbonda” non sono molto brava a vendermi, però sono sicura che sarei bravissima a promuovere aspirapolvere ed elettrodomestici inutili spacciandoli per indispensabili.

Come ti vedi fra 20 anni?

Ho smesso di proiettarmi nel futuro perché non riuscivo a vivere il presente in maniera assoluta in questo momento di precariato generale, è l’unica cosa su cui restare concentrati.
Magari è un film che mi faccio nella mia testa o un’impressione data dal micro-cosmo utopico di Milano, ma mi sento di far parte di una specie di rivoluzione. Una mia amica, La Persia, ha scritto sulla borsetta “Fuck the gender rules!” magari saremo noi le nuove Giovanna D’Arco del 2000. Tra vent’ anni, o probabilmente più tardi, mi guarderò indietro e riconsiderò tutto il mio percorso ma non voglio aver nessun ripianto.

Photo Credit:  Marta Marinotti

Tutti i capi indossati sono stati forniti da Brognano